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Dove la mette Lei, l'insalata?

(Questo che segue è il primo di quattro piccoli racconti, ispirati a storie vere della vita di un mio amico di qualche tempo fa. Nomi e luoghi sono stati cambiati.)

La neve della mia infanzia sapeva di vacanza; di disimpegno, diremmo oggi. All’epoca, infatti, quando nevicava, non volevo ‘impegnarmi’ ad andare a scuola, neanche se potevo arrivarci agevolmente lo stesso. E quando nevicava, nessuno riusciva a farmi diventare di cattivo umore. Mai successo. Fino a che non sono diventato uno sfortunato locatore.

Il locatore è quel povero disgraziato che fitta un immobile di cui dovrebbe essere proprietario. Nel mio caso, oltre che proprietario, ne ero anche il creatore, il costruttore, il curatore, l’amatore. Amavo la mia casa. L’avevo pensata io. Orgoglioso, mostravo le foto dei particolari architettonici, frutto di ore di studio e di confronto con mia moglie. Era così talmente pensata, finanche nell’arredamento, che non avrei sopportato nessuna deroga alla forma dei divani o, che so io, allo stile dei quadri o al colore delle tende, se mai potessero esisterne di adatte.

Quel giorno, sebbene fossi già lo sfortunato locatore di cui vi ho accennato, aveva nevicato anche in città. Nonostante la scuola dell’obbligo fosse (ormai) finita da un pezzo, di uscire e di andare a lavorare non se ne parlava proprio. Mi ero pure dimenticato del ruolo di locatore. Disimpegnato al massimo ...

Tutto bene fino alla telefonata.

- Pronto. Sì sono io. Ah è Lei signora! Buongiorno.

Buongiorno… si fa per dire, pensavo, sentendomi il Woody Allen di quel film con Diane Keaton.

- Il camino le ha fatto fumo? Può succedere...

Guardavo fuori la neve.

- Succede quando c’è il vento contrario, sa, la tramontana, dalle nostre parti butta il fumo dentro il comignolo.

La piazza era silenziosa e irrealmente biaccosa.

- Non c’è vento?

Giusto. Nevica. La tramontana non ci azzecca.

- Non saprei proprio... mi dispiace.

Qualche automobilista esaltato aveva messo le catene e lo sentivo sfrigolare in strada.

- I muri sono diventati tutti neri? Ma non le sembra un’esagerazione, signora? A noi non è mai successo. Non so che dirle. Non riesco a capire le cause. Sono dolente.

Diedi le spalle al balcone. Non volevo più vedere la neve.

- Vedrò cosa posso fare, Signora. Buongiorno.

Il caminetto ha fatto fumo. Non è possibile. L’ha costruito papà, buonanima. È vero che lo costruì quella settimana che presi la febbre, ma non è poi venuto male. Sì, è più stretto di dieci centimetri rispetto al mio progetto, ma non per questo affumica gli inquilini. Io non sono stato mai affumicato dal mio camino.

- Mamma, nevica lì al paese?

Speravo di sì.

- Va bene, allora vengo.

Era proprio vero che l’infanzia era andata. Nonostante la neve ero sulla strada. San Giorgio e il drago ...

- Buongiorno Architetto. Lo può vedere da solo. È diventato tutto nero. Guardi, c’è l’impronta del quadro sulla cappa.

E tolse quella crosta, che lei chiamava quadro, dalla cappa del camino una volta candida. Il mio volto si contrasse. Sperai che quella sciagurata non lo interpretasse come un riconoscimento del danno che avrebbe voluto farsi risarcire da me. Il danno lo stavo subendo io.

Mi voltai per capire di quante altre croste dovevo contare le impronte lasciate dalla fuliggine.

- Si accomodi, Architetto. Disse indicandomi a caso uno degli innumerevoli e abominevoli divani che avevano affollato, come un campo profughi, il salone. Il mio salone.

Ebbi un conato di disgusto. Non potei fare a meno di vendicarmi chiedendo: - E dove?

Non seppi trattenermi: -Signora, come mai le è venuto in mente di accendere il camino?

- Nevica, sa. S'intona.

La scena che si presentava ai miei occhi era questa: dalla finestra avevo scorto la vicina, la quale dai vetri della sua casa sorrideva sardonica, di certo sulle mie qualità di architetto, che fino a quando ero stato io l’inquilino di me stesso non erano state messe in discussione.

Giravo intorno al camino chiedendomi cosa poteva essere successo a causare tutto quel disastro ambientale. Praticamente una Seveso.

- Signora. Le crede agli spiriti?

Pensai di congelarla ricorrendo all’irrazionale come ultima risorsa. Evidentemente ci credeva, visto che sbiancò.

Mi sedetti di fronte al camino. Lo fissai. -Parla!- Gli intimai col pensiero. Il camino non parlò, ma si illuminò come uno scotoma il pomello di ottone della valvola di aspirazione del comignolo.

- Ma è chiuso! Il comignolo non aspira perché lei non ha aperto la valvola!

Il mio nome è Mason, Perry Mason.

- Posso lavarmi le mani?

Chiesi il permesso per andare nel mio bagno. Ma che importava, ormai. Avevo vinto. Tornava a nevicare. L’arroganza dell’inquilina era domata. Il mondo tornava normale, anche se non c’era sapone nel bagno.

- Strano, pensai, non usano sapone nel bagno.

Mi voltai per cercare una salvietta ...

- Architetto, mi dispiace se trova ancora un po’ di disordine in bagno, ma non ho ancora tolto l’insalata dalla vasca, oggi!

Guardai la massa verde che stagnava nella mia vasca, nel mio bagno, della mia casa...

Per un po’ di tempo andai ripetendomi: - Ci sono più cose in cielo ed in terra, Edoardo, che nel tuo sistema filosofico.

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Tag(s) : #mini racconti, #insalata
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