Overblog Tutti i blog Blog migliori Marketing e social media
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Pubblicità

Pizza revolving
Pubblicità

A leggere la proposta di legge di stabilità mi è venuto il magone. Se lo Stato interviene positivamente diminuendo il cuneo fiscale per i redditi al di sotto dei cinquantacinquemila euro annui, io che ne guadagno lordi meno della metà sono scientificamente povera. Con quei dodici euro al mese, forse un paio di pizze d’asporto ci stanno. Ma senza birra.
Tuttavia, non mi posso lamentare troppo ora, perché, fra venti anni al massimo, la situazione italiana sarà spettrale. I baby-boomers saranno andati tutti in pensione e non ci saranno abbastanza contributi previdenziali a garantire le pensioni e la sopravvivenza di tutti questi nuovi anziani. Me compresa.
Statisticamente parlando, il grafico sulla composizione demografica dell’Italia, che ora appare come un muffin (vedi foto), si trasformerà in una piramide rovesciata e graverà sui pochissimi giovani che lavoreranno in Italia, se lavoreranno. A dirla tutta, la piramide sarà un bel po’ sbilanciata dalla parte femminile, perché l’aspettativa di vita delle donne è più alta e ciò sarà anche peggio, perché molte donne non hanno mai lavorato e sopravvivranno malissimo con pensioni sociali da fame o con reversibilità anch’esse miserande.
La situazione è davvero tragica, ma non solo sotto l’aspetto demografico.
Ho letto uno sconfortante report della famosa London School of Economics, in cui si descrive uno scenario a dir poco spaventoso. Si dimostra come tutte le politiche sociali ed economiche italiane da vent’anni in qua hanno decretato la fine del nostro Paese come potenza industriale, leader in tecnologia, design e creatività.
Siamo un Paese spento, depresso (anche psico-socialmente), povero e pressoché decaduto, intellettualmente e culturalmente parlando. Siamo così depressi che è globalmente calata anche la fruizione televisiva.
Senza entrare nel dettaglio del report inglese, è molto più facile ricordare le immagini del boom economico degli anni ’60 e lo slancio verso la globalizzazione fino agli inizi degli anni ’90 per confrontarle con la situazione di oggi.
Siamo un popolo a vocazione ‘cicala’ e quando la tivvù negli Anni ’80 cominciò a bombardarci con immagini di opulenza sproporzionata tutti credemmo di avercela fatta per sempre. Invece no. Non siamo mai stati cognitivamente calvinisti da pensare che il nostro dovere fosse sempre una militanza attiva, come cittadini, come imprenditori, come amministratori. Il benessere guadagnato individualmente non è mai eterno e se – in una vertigine di pretesa furbizia imprenditoriale -- i capitali italiani sono stati investiti nelle speculazioni finanziarie e in delocalizzazioni produttive o depositati all’estero, invece che utilizzati in ricerca, qualità e specializzazione industriale, vuol dire che ci meritiamo il pessimo destino che ci aspetta. Esattamente venti anni fa, nella relazione semestrale della Banca d’Italia, venne lanciato il primo grido d’allarme: gli investimenti finanziari avevano superato quelli strutturali e d’impresa. Da quel luglio 1993 in poi, è stata una china discendente che accelera la corsa verso il baratro man mano che la popolazione invecchia. È notoria la sorpresa che il Nobel Franco Modigliani dimostrava ogni qual volta confrontava i suoi studi con la realtà euforica di un’Italia che pareva sempre al Carnevale di Rio: mai pensare al domani. Tutti a mangiare la pizza, con formula revolving, “ogge a otto”, cioè mangia oggi, paghi fra una settimana.
Suppongo – ma non solo io – che sia comunque tardi per porre rimedio, ovvero se il rimedio è il nuovo studio per il rientro dei capitali dall’estero (come ho sentito ieri a mezza bocca da Enrico Letta in conferenza stampa) stiamo proprio bene acconzati.
In un’orgia mediatica di esuberanza (erano i tempi della Milano da bere) ci siamo storditi tutti di onnipotenza, considerando, tra l’altro, che l’Unione Europea fosse la più sicura zattera di salvataggio che potessimo immaginare, dopo la mancata annessione della Sicilia agli USA, nel dopoguerra. È stata una sbornia lunga fino a Letta: una legge di stabilità così meschina e pidocchiosa rivela una banale operazione di facciata. La revisione dell’IMU in TRISE, TARI e TASI non ristabilirà un’equità e/o una progressività rispetto a redditi e nuclei famigliari.
Per recuperare credito e dignità, non servirà ridurre o abolire il finanziamento ai partiti, ridurre i compensi ai conduttori RAI, riformare le caste dei politici o dei boiardi di Stato, salvare l’Alitalia, trattenere la Telecom: rimedi teatrali per una popolazione che ha dato fiducia a un imbonitore di televendite, a un collettore di voti umorali ed a un partito che ha la suprema missione di salvaguardare il suo gruppo dirigente.
A questo punto, chiedere l’annessione all’Olanda, no eh?

Tag(s) : #crisi economica, #IMU, #legge di stabilitá
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti: