(Questo che segue è l'ultimo di quattro piccoli racconti, ispirati a storie vere della vita di un mio amico di qualche tempo fa. Nomi e luoghi sono stati cambiati.)
Appena sposati accettavamo, da inesperti, gli inviti a pranzo dei parenti.
Tra questi, c’era una coppia particolarmente volenterosa nel voler metterci a nostro agio. Noi, però, demmo loro solo un’occasione per mostrarci cosa sapevano fare, poiché, dopo l’episodio che sto per raccontarvi, probabilmente non ci sareste ritornati più neanche voi. Neanche se amaste davvero le cipolle.
Io, gastronomicamente parlando, non penso di essere troppo esigente. Mi va bene tutto ciò che riesco a mangiare; che l’edibilità possa esser il requisito di sole due mezze dozzine di pietanze, non può rappresentare quel grosso ostacolo alle nostre relazioni parentali che dice mia moglie.
La genovese non è inclusa nel novero delle pietanze edibili, per il non trascurabile particolare che è composta per il 95% da cipolle...
- Cara, che ne pensi, le cipolle della genovese, sarebbe meglio passarle?
- Ma sì, senz’altro! - Rispose mia moglie con un sorriso.
Che Dio la benedica!
L’odore della genovese permeava tutto l’appartamento, ricordandomi, sulla scia dei morituri di Savonarola, che avrei dovuto pranzare da lì a poco.
Vedevo la purea di cipolle che, fuoriuscendo dal piatto, inondava la tavola e le parole.
I minuti sembravano interminabili, come la nausea inarrestabile. Mi chiesi come avesse fatto quella santa donna di mia madre ad insegnarmi a soffrire in silenzio. Mi ricordai, invece che di mia madre, del Pascoli: ...Ché il dolore è più dolor se tace. Com’era vero!
Tuttavia, arrivai ad intravedere il fondo del piatto, speculando di lasciarvi, come il bon ton esige, qualche boccone, come per dire: non sono venuto qui solo per mangiare! Ci mancherebbe!
Mi compiacqui di me stesso e del mio fair play, promettendomi di non cacciarmi più in inviti senza la preventiva lettura (con commento) del menù.
Chiesi alla padrona di casa, tanto per stoccare con classe, cosa seguisse come secondo.
- Edoardo, come mi viene bene il roastbeef con la salsa di cipolle ... non puoi proprio immaginare. Ti leccherai i baffi. Sono sicura che tua moglie non te l’ha mai preparato.-
E ci puoi scommettere.
Lo scoramento era totale: condannato a nutrirmi di cipolle.
E sia.
Si dice che i golosi si scavano la fossa con i denti...
- Edoardo, non fare complimenti. Vuoi ancora un po’ di genovese?
- Sì.