Io ci avrei scritto anche un libro, sull’ammore. Ma questo piccolo divertissement in questo nuovo spazio tutto per me (come la camera di Virginia Woolf, si parva licet) non è assolutamente una strategia di markètting autopromozionale (sìsì, con due ‘t’ e la pronuncia alla napoletana), anche perché non so quando verrà pubblicato il libro.
L’ammore nel Terzo Millennio, l’ammore cercato, impossibile, rassegnato, banalizzato dai social. L’ammore irraggiungibile che sembra un quadro di Leonardo: indecifrabile eppur bellissimo. Io mi ci sono applicata e ho ricercato dati e fonti, spiegato teorie sociologiche e psicologiche, scomodato filosofi, rinfocolato candide speranze, smitizzato le frenesie individuali del ‘perché io valgo’…
Poi, non ti vado a leggere su Dagospia un’antologia di recenti ammori in cui ci sta minimo minimo una ventina di anni di differenza tra i piccioni? Briatore, Passera, Abete, Moretti (il Nanni nazionale), Fini, Gaucci... giusto per citare conosciuti uomini italiani di grande potere (per lo più economico), tombeur di pulzelle innamoratissime. Del loro potere, immagino malfidata. Ma no, Marika, al cuor non si comanda! Infatti – mi rispondo da sola – al cuore piace il comando.
Mio padre, pugliese, diceva: “Munn’ jèra, munn’ jè”. È sempre la stessa vecchia storia (quella del nuovo e giovanissimo ammore), da Cleopatra all’ultima moglie di Hugh Hefner, da Abramo a Putin. Passando per Hollande. Cià.
Prima puntata della mia nuovissima rubrica di Orticaland di Orticalab!
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