Overblog Tutti i blog Blog migliori Marketing e social media
Edit post Segui questo blog Administration + Create my blog
MENU
Pubblicità

ParascandoloNniùs

Ultimamente, mi dedico agli anniversari. Dopo il decennale di fèisbuk, ora tocca al trentennale di una delle colonne portanti della mia personale cosmogonia: il film-cult “Così parlò Bellavista”.

(Come avrete notato, anche la mia piccola e irriverente rubrica su Orticaland si ispira ad una delle situazioni più emblematiche del film. Le motivazioni complete della scelta le trovate qui: http://karli.overblog.com/2014/02/la-cugina-di-parascandolo.html , assieme alla clip della famosa scena.)

Proprio stasera, a Napoli, al Cinema Martos, riproietteranno il film, con la partecipazione di quasi tutto il cast originario, in omaggio all’ormai ottantacinquenne Professor Bellavista, Luciano De Crescenzo.

Vabbe’, lo confesso, ho tutti i libri scritti dall’Ingegnere dell’Ibiemme – compresi quelli di filosofia -- e conosco a memoria tutte le battute dei suoi film, piccole grandi perle antropologiche e non solite macchiette napoletane.

Al di là della divisione tra uomini di libertà e uomini d’ammore, il film – come mai nessun altro trattato o saggio socio-demo-antropologico – ci aiuta a comprendere cosa c’è dietro e come si forma il Neapolitan Way of Life, che è cosa più profonda del folklore e dell’opinione comune.

Tutto il brutto che il mondo può pensare e dire di Napoli, viene riscattato dall’alchimia unica che ha distillato una saggezza tale, sì che ogni altra pratica o fede psico-filosofico-religiosa sembra una pazziella.

Secondo lo scrittore (psicologo, psicoterapeuta e tanto altro) Giulio Cesare Giacobbe, il popolo napoletano è geneticamente buddhista, cioè contemplativo (l’ho letto nel suo divertente libro “Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita”), tanto da andare nel cuore delle cose e degli eventi -- aggiungo io -- riuscendo a superare la disperazione quotidiana in una città le cui contraddizioni sono tragiche.

La scena delle due sorelle al bancolotto è una perla di filosofia e di fisica quantistica: lo scambio tra realtà, dove può esistere un bersagliere a cavallo. Per spiegare la faccenda dei mondi possibili e simultanei, Douglas Adams (un altro mio mito, quello della “Guida Galattica per autostoppisti”) ci ha messo ben tre libri.

Oppure, il Secondo Teorema di Goedel, quello dell’incompletezza, come lo dimostra Rachilina (qui: http://www.orticalab.it/Il-Secondo-Teorema-di-Godel) non ci riesce nessuno, manco Piero Angela, né Carl Sagan.

Anche la morte è solo un passaggio (tema fondamentale del Buddhismo) e l’agente delle pompe funebri, con la sua offerta tre-per-due (pagabile a rate) e il piedino-a-zampa-di-leone delle bare elimina tutto il macabro e tutta la disperazione per un al di là ignoto ed angosciante. I Napoletani con l’aldilà hanno un canale comunicativo preferenziale. I loro mediatori sono le anime del Purgatorio, quelle che ti aiutano davvero perché hanno bisogno delle nostre preci per passare in Paradiso, dove invece ci stanno le anime ‘sistemate’, quelle con il ‘posto fisso’, quelle che non hanno più bisogno di noi e per questo non ci aiuteranno.

Qualche giorno fa, stendendo il bucato, mi accorgo di un operatore ecologico che si era avventurato (non lo fanno mai) dietro Corso Umberto: Fosso Santa Lucia, Gradelle Tintiere, Madonna de la Salette. Ho pensato: “Finalmente!”, dato che l’area è sempre più sporca per l’accumularsi di rifiuti (portati dai cani randagi e dal vento) ora fradici di pioggia. Erano davvero mesi che non ne vedevo uno. Così mi sono attardata ad osservarlo. Al tentativo di fuga dell’operatore (spaventato dal lavoro), ho pensato di richiamarlo, esattamente come nel film la signora del vicolo richiama Saverio, il netturbino: “E che fate? Ve ne andate?” Poi, mi è venuto in mente di fotografare la scena dell’operatore ecologico che desiste (infatti, stava desistendo) davanti ad un tappeto di cartacce e buste sparpagliate. Infine, il tizio ha capito di essere osservato ed è ritornato sui suoi passi a raccogliere solo in parte l’accumulo. Chissà quando lo rivedrò. Intanto, mi sono sentita come la vecchietta rompiscatole del vicolo e mi è venuto da sorridere.

Le scene più famose (il cavalluccio rosso, il panettone vs gli struffoli, l’imputato ammanettato) non sono quelle più dense filosoficamente, appartenendo all’iconografia commerciale della napoletanità. Ma quando sentite di un pappagallo che deve avere il suo attimo di libertà (e magari morirà per questo) si prova una vertigine per quante implicazioni semantiche, metaforiche, filosofiche e politiche vi siano. Eppure, sembra uno scherzo, una boutade, lo sforzo patetico di un poetastro.

E dell’ “abbonamento a Natascia”, eh? Ne vogliamo parlare? Quando mi capita di cazziare un ragazzo di oggi (preso da manie per me incomprensibili) esclamando “Ma non è meglio ca ti fai ‘n abbonamento a Natascia?”, quello mi guarda come fossi Matusalemme e parlassi in aramaico. Eppure, basterebbe farsi prestare la cassetta (io ce l’ho ancora! Cara e preziosa) dai suoi genitori e finalmente capire, aprire la mente. Forse salvarsi.

Infatti, De Crescenzo ebbe a dire che Napoli è una “componente dell'animo umano” e che la città può essere ancora “l'ultima speranza che resta alla razza umana”, per via dell’abilità filosofica collettiva che salva i napoletani, d’origine e d’ammore, come me.

Pubblicità
Pubblicità
Tag(s) : #Così Parlò Bellavista, #Napoli, #Napoletani
Condividi post
Repost0
Per essere informato degli ultimi articoli, iscriviti: