“Quello che non mancava erano i chiodi.”
Questo è uno dei commenti-didascalie che Mario Perrotta (ingegnere, fotografo, film-maker) ha voluto condividere con me, mentre pre-visionavamo la sua ultima video-opera (qui: http://youtu.be/H_iZ1jBGbW4) da proiettare in pubblico al Circolo della Stampa, per l’inaugurazione della mostra di Dorotea Virtuoso, digital-painter. (Tutto nella gallery in basso.)
I chiodi in questione sono quelli piantati sui muri delle case del borgo antico di Prata Principato Ultra, rimasto intatto nella sua decadenza quasi meravigliosa, cui Mario e Dorotea hanno appeso i quadri (gli stessi in mostra fino al 28 marzo al Circolo della Stampa) fotografati e filmati nel video. Mario ha virtualmente ‘contato’ e raccontato tutti i chiodi che ha trovato infissi nei muri antichi. Mi ha sussurrato: “Non abbiamo applicato nessun chiodo, sai? Sono tutti punti di aggancio esistenti e l'inquadratura si è adeguata a questi.”
Sarà il montaggio sapiente e la colonna sonora che pare fatta apposta, sarà il contrasto tra l’antichità del borgo e le coloratissime opere digitali di Dorotea, sarà che Mario ha colto tutto al meglio, ed è un fatto che il video sia un’esplosione sensoriale. Giusto il giorno dell’inizio astronomico della primavera, che poi è anche il titolo della mostra.
La scelta di Mario per Prata è affettiva: il suo ramo famigliare paterno vi appartiene. Sicuramente è per il valore aggiunto dell’attaccamento alle proprie radici che l’opera trasmette più delle parti di cui è composta. Alle radici, Mario ha dedicato la frase che campeggia prima dei titoli di coda “Le radici di un albero non fanno ombra”, che è un antico proverbio africano, “Già citato da Martin Scorsese”, mi ricorda Mario.
Le radici non sono un ostacolo culturale, come il pensiero comune ritiene, ed è anche limitativo parlare di radici solo dal punto di vista storico o nostalgico. Le radici direzionano la prospettiva personale attraverso la quale guardiamo tutto il resto del mondo. Mario ama le sue radici, ama le travi antiche e corrose delle abitazioni fatiscenti del borgo. Ama quei chiodi nei muri rovinati. Nel caso di Prata – come ha anche detto il Sindaco nel suo intervento – il borgo è rimasto intatto, privo di qualunque intervento di ricostruzione. Talvolta, è una fortuna.
Per qualcuno saranno anche vecchie case pericolanti ed insignificanti, ma senza neanche socchiudere gli occhi ed immaginare, sono riuscita (io, che non sono neanche un’irpina doc) a leggere bellezza nel grigio di un muro, pari al grigio vivo del manto di un gatto, un regnante soddisfatto sui ruderi.
“Per conoscere te stesso devi conoscere il passato. E per sapere dove vai, devi sapere dove sei stato”, dice Corey Harris nello stupendo documentario “Dal Mali al Mississippi” (qui: http://www.youtube.com/watch?v=IP6OOSF7yME#aid=P9DLvjeG3BQ). La curiosità mi ha spinto a cercare il perché della capacità di Mario Perrotta a rendere vivo quello che agli occhi di tutti non lo è più.
Mario mi ha raccontato la storia di John Lomax, un musicologo che per anni e per conto del Governo statunitense raccolse (registrandole) migliaia di canzoni del folklore, soprattutto quello meridionale degli States, quello che è alle origini del blues. Il lavoro di Lomax è soprattutto un esempio fondamentale e concreto di cosa significhi conoscere e conservare traccia delle proprie radici.
Mario ha assimilato il messaggio e la missione di Lomax. Profondamente e meravigliosamente.
(Trovate questo ed altri video di Mario, su youtube, cercando il canale a suo nome.)
Il video di Mario.
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