Devo dire che mi ha quasi rovinato il pranzo di domenica, la Ministra Perfettina, la dottoressa Maria Elena Boschi.
Poiché non pranzavo a casa mia, non ho potuto chiedere di spegnere il televisore. Così, da un canale allnews, almeno ogni mezz’ora spuntava lei, in completo rosso coccinella e occhiali alla Gelmini (oramai sono uno stile ben preciso), che ci bacchettava. Bacchettava noi increduli sui numeri di Renzi al Senato, in merito alle prime riforme.
Del Patonza in ambasce abbiamo già detto (qui), l’angoscia dell’ex intrattenitore di meeting internazionali è tale da aver somatizzato in una lesione meniscale. Pare sarà operato, con gran clangore di trombe. Mica come il riservato Casaleggio, il quale — apparso un po’ confuso (solo un po’?) alla moglie — è stato immediatamente ricoverato e operato al cervello, per un edema. Tutto in silenzio, abbastanza segretamente. Sapete com’è, chi piglierebbe più sul serio Casaleggio, dopo che è apparso un po’ confuso financo alla moglie? Oddio, io non lo pigliavo sul serio già da prima, ma tant’è. Dicevo del Ministro Boschi, dunque.
Ha sciorinato a memoria una sequenza di frasi perfettine, asciuttine, con un lieve birignao da studente alla seduta di esame, sicura di poter recitare a memoria tutto il libro del professore e un-trenta-non-te-lo-toglie-nessuno. Più bella della Gelmini lo è di sicuro, ma l’impronta comunicativa — accidenti — è la stessa. Ed è antipatica. L’impronta.
Per un’Agnese che fa la donna semplice (qui) c’è una Maria Elena che guasta tutto. Ma caspita, è mai possibile che le donne pensino di assumere autorevolezza e potere atteggiandosi a professorine? Io — ve lo garantisce il mio pubblico percorso d’impegno — mi identifico assolutamente nella descrizione di femminista pratica fatta da Santiago Gamboa (qui) e, per quanto obbligata a portare gli occhiali da una vita, anelerei uncupio dissolvi dopo un’apparizione televisiva in camera fissa dietro una scrivania in piuma di mogano. E che comunicazione è questa? Qual è la sua efficacia? Quanta simpatia trasmette? Quanto consenso raccoglie? Posso capire Giorgio I: è il ruolo che lo richiede; passi per il Patonza e la sua calza sull’obiettivo (ha fatto storia) e almeno due telecamere (perché era il padrone della tivvù); un occhei anche per Letta, pur avendo le fisique-du-role del giovane docente, era meno impostato del Ministro Boschi, oltre al fatto che è stato avvistato in maglione e financo nella striminzita tuta bianca della nazionale olimpica. Quasi quasi è più piacevole Virginia Raffaele quando fa la parodia alla Ministro. Anyway.
Ho letto che la Ministro ha fatto visita al suo ex Liceo, ad Arezzo, confidando la sua meraviglia nel ritornarci da componente dell’Esecutivo. Si meraviglia, lei, ma d’altronde chi ci avrebbe mai creduto quando Alemanno divenne Sindaco di Roma, o Gasparri Ministro delle Comunicazioni, o la Gelmini Ministro dell’Istruzione, e potremmo continuare, ma per carità di Patria e amore della brevità ci fermiamo a questi campioni. Abbiamo visto di peggio. Almeno la Boschi i congiuntivi li azzecca e si prepara bene sulla calendarizzazione delle proposte. Si vede che la Ministro è molto motivata nel suo lavoro. Solo che si prende troppo sul serio. Come ho letto su «La Stampa» (a firma di Mattia Feltri), è come se l’autorevolezza non fosse qualcosa da riconoscere, bensì qualcosa che si assume come aspetto, atteggiamento e portamento.
Insomma, niente di nuovo sotto il sole: "val più un grammo d’immagine, che un kilo di fatti", anche perché di fatti — diciamocelo — ce ne sono ben pochi.
Oltre al solito ennesimo attacco ai dipendenti pubblici — e che diamine, mai ’na crociata contro gli evasori, eh? — alla calendarizzazione (futura) delle riforme – future anch’esse —, al timore della mancanza di coperture per il ‘premio elettorale’ in busta paga, mi dite voi cosa c’è?
Davvero si pensa che l’abolizione, o, meglio, la trasformazione del Senato sia una di quelle riforme indispensabili? Suvvia, è una gran fesseria, un gran strombazzare per nulla. Non scendo nei particolari tecnici, né m’impegolo nella discussione in merito alla diminuzione dei controlli e dei bilanciamenti, tuttavia il puntiglio del Presidente del Consiglio è divenuto un accanimento sospetto. Capisco che ha assunto la funzione di campo-scuola per le riforme future. Mi rendo conto che il tiro alla fune innescato serva a misurarsi e a contarsi, ma che passi il messaggio (e sta filtrando, sta filtrando!) che il Nuovo-Gran-Manovratore (nonché Rottamatore) sia impedito nelle sue riforme da elementi del Passato mi sembra artato, specioso e pure para...gnosta. Specialmente perché ora il nemico di turno non è il Patonza (che ci ha i guai suoi), non è Grillo, bensì i Professoroni.
La Professorina (per aspetto e atteggiamento) Maria Elena Boschi contesta i Professoroni (per cursus studiorum). Si tratta di un’altra puntata della saga "Rottamazioni a prescindere". Avevo capito il BigBang della Leopolda, pure il tour delle primarie aveva un non so ché di fresco e utile (come uno di quei nuovi jogurt che stabilizzano finalmente le funzioni intestinali). L’immagine di consolidati e vanitosi tromboni del partitismo (specie nel PDS-DS-PD) sconfortava anche me, ma attaccare tout court le generazioni precedenti (qui), per bocca di un’altra giovane Ministro, Marianna Madia, nonchè studiosi come Rodotà, Zagrebelski&Co, è mossa sbagliatissima. A parte che si deve entrare nel merito del dibattito e non andare a falciate, il problema è che non si possono lanciare invettive assolute e trancianti, sol perché non a tutti piace il gioco che i renziani vogliono fare e le regole che vogliono imporre. I Professoroni, più semplicemente, stanno provando a dirvelo, oh giovani renziani e renziane, a dispetto del vostro populismo, magari un po’ manierato, considerati i completini rosso coccinella e gli occhiali tartaruga.
Si potrebbe non essere d’accordo con Rodotà, ma inveire contro una generica classe di Professoroni è populismo anti-casta di bassa qualità, finanche dietro la scrivania ministeriale. Si può soffrire di protagonismo e smania di andare alla ribalta, ma chiedere la rottamazione globale delle generazioni più agèe è offensivo e molto miope, oltre che sintomatico di invidia e rabbia. (A parte che non mi va di trovarmi rottamata senza neanche aver ancora avuto un’opportunità anch’io e con me la stragrande maggioranza di quelli della mia generazione.) Che vi pensate, che con gli ottanta euro in busta paga vi comprate il consenso dei matusa? Prevedo sorprese alle elezioni.
Morale?
Datevi una calmata, bellini e belline, altrimenti ‘scriscitate’ (o ‘screscendate’)*.
*Da uno dei tanti dizionari irpino-italiano: “screscenda’”, indica un’eccessiva lievitazione della pasta fino all’inacidimento. E ho detto tutto.
Dalle macchie di leopardo al rosso coccinella
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