Oggi parliamo di strategie.
E di strateghi. Che nel nostro caso di specie non sono quelli che escono dalle accademie militari, né quelli che studiano gli schemi delle partite. Oggigiorno – e sempre più – gli strateghi sono individui (pare anche cazzutissimi) che ti spiegano cosa fare per non sembrare o fare l’idiota.
Aggiungo qualche altro dettaglio. Gli strateghi non sono i life coach (quelli che t’insegnano a vivere) o i counsellor (letteralmente, ‘consiglieri’) che la buttano sulla filosofia (Platone è ancora sempre meglio del Prozac), bensì gente un po’ cinica (in varie gradazioni) che ti incita a vincere nel lavoro.
Quindi, per primo dovete avere un lavoro. Poi, un lavoro che vi piace e in cui volete diventare ‘masti’, il tutto calato in un contesto di squali. Avete solo il contesto di squali? Vi capisco. Nel caso un giorno vi troviate contemporaneamente nelle tre circostanze, allora i consigli che seguono possono aiutarvi alla bisogna.
Il tizio che dispensa perle di strategia si chiama Dan Waldschmidt. Ha un blog dal quale elargisce consigli ai businessmen. È stato citato dal «WallStreetJournal» in quanto tra i sette blogger d’affari più seguiti al mondo.
Occhei, sono andata a nasellare. Magari mi aiuta a sfondare nel mondo del giornalismo e dell’editoria, anche perché con gli scarsi mille euro all’anno che Renzi mi ha promesso, ci pago l’annualità del condominio e faccio la spesa per il pranzo di Natale. Fermo restando che se li avrò in busta paga a maggio, il pranzo festivo è già saltato assieme a un paio di mensilità condominiali.
Dan (no, non siamo amici, è che il cognome è complicato e noi la vita – almeno qui ad Orticaland – la vogliamo scorrevole) ha compilato un elenco di passi da seguire per ottenere il successo. Certo, non è il primo che s’inventa guru. Oops, stratega, pardon.
A me bastava lo “Stay hungry. Stay foolish.” della Buonanima, anche perché non c’è èppolmaniaca peggiore di me e poi perché nonostante Jobs non fosse ‘dôce ‘e sale’ il suo consiglio non è un inno di guerra, bensì un’ode alle basi della creatività.
Dan, invece, è perentorio e pure un po’ pleonastico. Oltre che scassacazzi.
Per esempio, mi ordina di alzarmi dal letto prima di quando vorrei. Bah, io già mi alzo alle sei e dieci, e non perché voglio, bensì perché devo.
Poi, mi dice di lottare anche quando sono già ferita, sanguinante e dolorante. Sta cosa mi perplime. La vita è una giungla, I know, ma mi sembra eccessiva (oltre che retorica) questa immagine: sono impressionabile e di sicuro non masochista.
‘Investi su te stesso anche se nessun altro lo fa’, dice Dan. Mi chiedo cosa succederebbe se uno psicopatico con manie omicide volesse seguire questo consiglio. ‘Sentirsi uno sciocco mentre cerchi risposte che non hai.’ Questa non la capisco. Sinceramente.
‘Fai errori e sembra un idiota.’ Be’ normalmente ci sentiamo o sembriamo tutti idioti quando facciamo errori. ‘Stabilisci scadenze assurde e ottieni risultati impareggiabili. Dirigiti verso dove vuoi andare, non importa cosa ti trovi davanti. Fai le cose più difficili, quelle che nessun altro fa, quelle che ti fanno paura e ti fanno domandare per quanto tempo puoi ancora sopportare.’ E via di questo passo.
No Dan, non ti seguo più. Siamo troooppo lontani dalla tua giungla. I nostri luoghi di lavoro, non certo pullulanti di businessmen squaloidi, sono pieni di colleghi incazzati o depressi, oppure disperati o ignoranti, ovvero tutte e quattro le cose assieme, spesso aggravate da stanchezza o paraculaggine (le due cose sono in alternativa).
È estremamente difficile sopportare fino allo spasimo ambienti simili, a meno che non si abbia la vocazione pia di San Gerardo Maiella. Io non ce l’ho e per questo un benefico e liberatorio urlo da ufficio è il consiglio che mi sento di dispensare.
Personalmente, penso che non valga la pena di ‘Fare la telefonata che temi di fare’ o di ‘Essere gentile con chi è stato crudele con te’, perché la vita non gira intorno al nostro ombelico, come ci istiga a pensare Dan.
Anche, perché la vita, attualmente, in Italia, gira attorno all’ombelico di Renzi.
Cià.