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Un mercoledì da salmoni

Il mercoledì è diventato il giorno del cazzeggio, nel senso che quasi ogni mercoledì dopo pranzo esce una nuova puntata di questa rubrica pazzerella, una stanza tutta per me dove prendo in giro le manie degli umani. Anche le mie, ovv cors.
Questa settimana vi parlo di salmoni. Dunque, mangio salmone almeno due volte a settimana e non perché ho la tessera fedeltà all’ighèa di Lancusi-Baronissi. Ma perché – eheheheh! – è facile da preparare: su di un letto di mollica di pane adagio i tranci (siamo in tre a casa), ancora una copertina di altra mollica di pane, origano (o erba cipollina), semi di lino un filo d’olio e 12 minuti nel combi (micro-onde+grill). La preparazione rapida ed indolore del salmone mi rende felice. Se non mi sbranassero i miei cari, preparerei salmone anche più volte in settimana.
E poi, le carni hanno quel bel colore rosa perlaceo. Mi piace così tanto il rosa-salmone che avrei tentato di copiare la tonalità per tinteggiare un paio di stanze a casa. Mio figlio ritiene, invece, che siano più banalmente diventate color tonno-in-scatola. Mah.
Per la verità, mi piacerebbe anche il salmone affumicato, ma da quando ho saputo dalle mie amiche nutrizioniste durante un convegno, che l’affumicatura è abbastanza cancerogena, mi astengo e al banco frigo dei supermercati zona-sfizioserie, giro molto alla larga.
Il salmone è entrato prepotentemente nella dieta mondiale per il suo apporto di Omega3, il grasso stura-arterie, sorta d’idraulico-liquido delle coronarie. Tuttavia, non è che se preparate le pennette al salmone, questo controbilancerà la panna con la speranza che le arterie non se ne accorgano, eh? Anyway.
Il salmone, pare, abbia ancora tante altre qualità, fuori dall’edibilità che lo circostanzierebbe in primis.
In Norvegia, si sono inventati un reality con i salmoni. Hanno filmato per ore un banco di salmoni che risalgono un fiume per riprocrearsi. Un successone. La gente ha dichiarato di essersi sentita rilassata, più calma. Insomma una sorta di meditazione, attraverso quella che viene definita una nuova frontiera televisiva: la slow tv.
Sempre i Norvegesi – sono diventati dei guru in materia – hanno girato dei filmati lunghissimi di treni in viaggio, di navi lungo la costa, di taglio di legna con conseguente combustione nel camino. Un po’ matti questi discendenti vichinghi, invero, tuttavia l’hanno sfangata.
Indubbiamente, se il risultato mentale è pari alla meditazione e allo yoga – come dicono — parrebbe un buon surrogato, solo che proprio non riesco a liberarmi dell’idea che guardare la tivvù sia una totale perdita di tempo. Se c’è qualcosa che mi serve vedere, lo cerco sul web, tranquillamente a letto, guardandolo sulla marmetta (sarebbe il tablet): spessissimo l’effetto soporifero è uguale a quello del reality con i salmoni.
A mercoledì prossimo.

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Tag(s) : #La Cugina di Parascandolo
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