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Montemiletto - Prima parte

Dopo troppi giorni di pioggia grigia come il ferro e fredda, ho trovato un pomeriggio per arrivare a Montemiletto. Una tagliente luce ogni tanto squarcia i nuvoloni e si riflette sullo specchietto retrovisore mentre percorro la Nazionale. Benchè venga spesso ri-asfaltata, lunghe cicatrici di frane vecchie e nuove ne crepano il manto, smottandolo in più punti. Da che mi ricordo, è sempre stato così.

Arrivo nel paese, ma non c’è nessuno per strada. Solo due Vigili davanti al Municipio e alcuni operai che in Piazza stanno montando una tendostruttura piuttosto grande.

C’è ancora una bella luce e comincio a girare per le vie in cerca di una bella foto da scattare. Nel centro storico le case sono quasi tutte ricostruite seguendo il criterio di conservazione stilistica. Da ognuna esce il fumo di un caminetto: oggi fa freddino.

Arrivo alla bottega del primo dei miei tanti amici montemilettesi: la tabaccheria di Antonio L., proprio appena varcata la Porta della Terra, dietro la piazza, dietro all’imperioso Castello. Quella di Antonio L. -- praticamente un ragazzo -- è una bella botteguccia, gestita fino a qualche anno fa dall’infaticabile nonno Antonio, il quale – operando un salto generazionale – l’ha ceduta al nipote. C’è un po’ di tutto: salumi, pasta trafilata in bronzo, sigarette, gratta-e-vinci, ma anche piccoli accessori informatici, zona scommesse, rimesse monetarie verso l’Estero, cioccolata e pane casareccio. Sorprendo Antonio L. al ritorno dal rifornimento di sacchi di sale. No, non ci sono minacce incombenti, ci si sta solo approssimando alla stagione della macellazione domestica dei maiali ed il sale è fondamentale per la conservazione e la cura delle carni. “Così, come serve il pepe (in grani e macinato) e lo spago per le salsicce e i capocolli.” , dice salutandomi. Nei paesi irpini è un’usanza ancora molto diffusa. Antonio L. mi confida che quest’anno la richiesta di sale è arrivata prima del consueto e si sta affrettando ad attrezzarsi.

Antonio L. è un ragazzo molto inserito ed aggiornato sulle attività sociali di Montemiletto, e assieme al suo amico, Antonio M. -- consigliere della neo Associazione Lions Mons Militum – mi racconta del prossimo cartellone natalizio e di ciò che normalmente si organizza in paese. “La Mons Militum è un’associazione socio-culturale-sportiva -- dice Antonio M. – ha solo un mese di vita e tanto entusiasmo.” Hanno una pure squadra di calcio che milita in terza categoria. Gli iscritti sono già una cinquantina e sono tutti giovani. Montemiletto è piuttosto attiva nel campo dell’associazionismo e dell’organizzazione di eventi. In primis la ProLoco Monsmilitum. Non dimentichiamoci, poi, il maggiolino Ludovico Van Festival, il cui successo ha esondato i confini comunali ed è un evento piuttosto noto ed atteso per la varietà e la qualità della proposta musicale (quest’anno s’intitolava Party in the Wood, perché si teneva a Contrada Bosco), così come la Sagra di fine settembre al Castello della Leonessa. Insomma l’associazionismo si dà da fare.

Anche se al momento dell’intervista non è stato presentato il cartellone ufficiale di dicembre, mi anticipano che ci sarà Sal Da Vinci il 21 dicembre, Carmine Faraco (l’Uomo dei “p’cchè” di Colorado Caffè) il 28 e Pino Campagna (il papà-tifoso di Cerignola) il 2 gennaio. La Lions Mons Militum, assieme ai ‘Senza Pinsieri’ rappresenterà anche due commedie (Scarpetta ed Eduardo), di cui una con il contributo dell’Amministrazione perché coinvolgerà un gruppo di disabili. L’intera proposta sarà ricca, mi confermano.

Tutte le manifestazioni natalizie come anche il mercatino, verranno ospitate nella tendo struttura che ho visto in costruzione.

Antonio L. ed Antonio M. mi raccontano dell’effervescenza che da sempre caratterizza i montemilettesi: popolazione di commercianti, di artigiani e di agricoltori la cui sopravvivenza è tutta legata alla vicinanza alla Nazionale. Infatti, sono moltissimi i punti commerciali (anche piuttosto noti e frequentati) lungo la statale. L’antico benessere di Montemiletto è stato, però, legato fondamentalmente all’industria dei De Santis. Quest’attività produttiva ha inciso profondamente del tessuto economico del paese, facendo sì che non si spopolasse, che mantenesse l’idea di una comunità indaffarata e abbastanza unita, nonostante le fortissime dialettiche amministrative e o politico-partitiche.

Il fatto che un’attività produttiva si fosse innestata in un ambito agricolo ed artigiano abbastanza fiorente di suo, ha favorito la propensione al risparmio ed all’investimento finanziario, attraverso la conservazione di parte degli stipendi da lavoro in fabbrica. Questo ha consolidato il sostrato economico, rendendo il territorio socialmente positivo, propositivo, attivo ed intraprendente.

Ci raggiunge Michela, amica mia. Una foto di gruppo, un’altra alla Porta della Terra e poi ci incamminiamo per prendere un tè caldo nella parte nuova del paese.

Michela mi fa una cronistoria delle vicende politico-amministrative e conclude che le associazioni – in genere -- hanno sostituito nella funzione le vecchie sedi di partito come punti di aggregazione e di iniziativa sociale.

Rifletto sulla questione e mi viene in mente il principio della ‘coda lunga’. È un concetto del marketing 2.0, quello ultra-moderno, quello che si avvale del web per l’offerta e le transazioni commerciali.

In soldoni: sul web si può trovare di tutto anche il libro sconosciuto che le librerie fisiche non richiedono (perché puntano sui long e best sellers) o le scarpe di un colore particolare che i negozi e le grandi catene non prendono per il rischio dell’invenduto. Adattato al nostro caso, significa che ci sono tante associazioni (o tanti agglutinamenti sociali di vario tipo) per quante tendenze e ‘mode’ possono sorgere, che i partiti non contemplano (per rigidità programmatiche, suppongo). Ecco perché nascono le fondazioni o le fabbriche, che sono aggregati più liberi e spesso ‘estemporanei’, senza vincoli istituzionali, dove metterci di tutto e trovarci altrettanto.

Politicamente, la maggior parte dei giovani non ha un’idea chiara e neanche si preoccupa di averla o di cercarla. Quello che conta è non morire come comunità. Circa il 70% dei post-adolescenti di questo paese va all’università, cercando nel titolo di studio anche una sorta di riscatto sociale (come avveniva già nel dopo-guerra). A Montemiletto non si vive male e la quasi tranquillità finanziaria delle famiglie consente ai giovani di avere il tempo ed i mezzi per studiare.

Michela mi consegna alcune copie di un ‘periodico democratico di costume, politica e cultura dei Comuni della media Valle del Sabato e del Calore’. Emerge uno spaccato vivace delle idee, delle attività e delle persone di Montemiletto che fu e che oggigiorno è. In particolare, mi sono soffermata sull’indagine demografica del numero di agosto scorso. L’ho trovata interessante: la scienza statistica – seppur vituperata per molti aspetti propagandistici – è molto più narrativa di quello che si pensi.

Leggo dell’alto numero di attività commerciali ed artigianali: ben 103 per circa 5.500 abitanti. Una quindicina tra bar e pasticcerie, 10 negozi di alimentari, due lavanderie, tre fiorai, quattro tabaccherie e tre agenzie immobiliari. Il dato delle agenzie immobiliari mi fa riflettere e sorridere assieme. La numerosa presenza di bar, invece, è un indicatore dello spirito conviviale e dell’aggregazione nel paese. Michela sottolinea come l’offerta commerciale sia superiore ai reali fabbisogni della popolazione residente, ma c’è da evidenziare che a Montemiletto vengono pure dal Capoluogo a comprare merci ed alimentari.

Il saldo naturale è negativo, ma la popolazione aumenta: ci sono molti nuovi abitanti per trasferimento. Dal 1971 al oggi si è arrestato il trend migratorio in uscita, e, invertendo il segno, il numero di abitanti è aumentato di mille unità, il che non è niente male. D’altronde, Montemiletto è ben collegata e si può ipotizzare una lunghissima e accennata conurbazione (per lo più villette e case rurali) da Pratola fino a Mirabella. Poi, la ‘collinarità’ rende questo territorio piacevole da abitare. Da via Belvedere (dove abita Antonio L.), ad esempio, si gode un paesaggio bellissimo da nord est fino a sud: identifico la bella collinetta presepiale di Sant’Angelo all’Esca proprio dietro l’arcobaleno che è sorto quasi al centro di questa ampia vallata.

Montemiletto ha una bella storia, piena di nobiltà, ma anche di reperti antichissimi. Ho letto finanche di un villaggio capannicolo musteriano (ovvero dell’età della pietra scheggiata) verso la cosiddetta Cava Brogna. Ci sono passati i Sanniti, i Romani, i Longobardi, i Normanni, gli Angioini (dei quali fu un feudo). La sua esposizione geografica l’ha resa un castrum naturale (ecco perché è detta la montagna dei soldati, mons militum). Dei Normanni è rimasto il culto a Sant’Audeno (l francese Ouen) e la denominazione delle “rue”. Consta di dieci frazioni una di queste – Montaperto -- era un vero e proprio municipio.

Mi dicono che il soprannome dei montemilettesi sia ‘votacoppola’, ovverosia voltagabbana. Diciamo che connota in negativo (la paremiologia, si sa, è spesso sardonica) l’aspetto adeguante (forse furbo e opportunista?) dei paesani. Io non ci credo. A me, i montemilettesi sono sempre sembrati gente operosa, industriosa, intraprendente. Anyway.

Con Michela ci allontaniamo dal centro e arriviamo alla vecchia scuola, ora abbattuta.

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Tag(s) : #reportage in Irpinia, #Montemiletto
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