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Kiuso!

Il cartello scritto a mano è recente. L’ho fotografato davanti ad un esercizio commerciale in Città.

Non inorridiamo, please. Quantunque con il kappa (le lettere in greco sono maschili), il cartello ha raggiunto il suo scopo: ha comunicato e condiviso alla cittadinanza un’informazione.

Se vogliamo fare i ’piliusi’, potremmo arguire che sia stato redatto da qualcuno di giovane età, avvezzo alla messaggistica di cellulari e chat, dove i kappa (in luogo del gruppo ’ch’) e gli ics (in luogo della preposizione ’per’) abbondano. Tuttavia, non è una colpa essere giovani né adattare i grafemi alla fonetica.

L’italiano è una lingua dislessica solo per il 2%. Significa semplicemente che l’equazione ’un segno per un suono’ è valida nel 98 per cento dei casi. Non sono ricomprese le tonalità (lunghezza, acutezza o apertura delle vocali), ma gli accenti metrici sì.

Significa che il segno ’c’ qualche volta è velare (come il kappa), qualche volta è palatale come in ciliegia. Il kappa, inoltre avrebbe lo stesso suono di ’q’. Infatti, possiamo trovare Iraq e Irak e iracheno, burqa e burka. In latino, si usavano tutte e tre le consonanti (a piacere) per il suono velare (c, k e q) e per un periodo di tempo di usò anche la ’g’ velare, tant’è che spesso negli scritti antichi si trova Caio, ma anche Gaio.

Lo stesso discorso vale per il segno ’g’.

Per rendere duro il suono di ’c’ e ’g’ palatali davanti a ’i’ ed ’e’, si è adottata nel post-latino una ’h’ intermedia. Significa che per scrivere il suono univoco /k/ davanti a ’i’ ed ’e’ ci vogliono due segni (’ch’) invece di uno. Converrete che un solo grafema è più economico, specialmente in numero di click o tap sulle tastiere.

D’altronde, la caratteristica della fonetica italiana (la pressoché univocità tra segno e suono), circostanza unica tra le lingue del mondo, tende ad una sorta di ipercorrezione (l’ipercorrezione è quando ci scappa un ’facete’ al posto di ’fate’, un ’dicete’ al posto di ’dite’) e di omologazione: tutti ’k’ per i suoni velari (duri), tutte ’c’ per quelli palatali (dolci).

Io non ho nulla contro il kappa, anzi ci sono affezionata (il mio nome è Marika). Tra l’altro ha una storia antica e mediterranea cui non è il caso di sfuggire. I puristi non si arrabbino: nonostante le lingue siano situazioni transeunti e intolleranti alle irreggimentazioni e alle cristallizzazioni, sarà quasi impossibile una rivoluzione grafica. Le attestazioni registrate di una lingua sono diventate una sorta di blocco ai cambiamenti della trascrizione grafica dei suoni, oggigiorno. Inoltre, non siamo in Germania, la cui difficoltà internazionale — specie informatica — con alcuni segni (umlaut, eszet) ha suggerito la trasformazione ope legis in semplificazioni (ae, ue, oe e doppia ’s’). In Germania non badano alle economie, basti pensare che il suono ’c’ dolce viene scritto con il gruppo ’tzsch’. E questo la dice lunghissima sulla musicalità innata della nostra lingua nei confronti di tanti altri pur splendidi idiomi.

Fa un po’ strano leggere ’kiuso’, effettivamente, ma in fondo in fondo, mi ha fatto anche tanta simpatia.

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Tag(s) : #La Cugina di Parascandolo, #fonetica, #grafia
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