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Quello giusto? Fa yoga

Mamihlapinatapei, non è uno scioglilingua. In dialetto della Terra del Fuoco indica lo sguardo silenzioso tra due persone che vorrebbero osare ma riluttano.

Nonostante la rivoluzione sessuale, la libertà di scegliere concessaci, la varietà di rapporti e di relazioni che possono essere instaurati tra due persone, si è sempre più riluttanti ad impegnarsi.

I motivi sono tutti socio-antropologici e spesso ricomprendono anche l’economia. Non vogliamo prenderci la responsabilità di nessun altro/nessun’altra, in questi tempi di individualismo ed egoismo spinto. Diventa una faticaccia elaborare continui compromessi su tutto, in primo luogo perché siamo esigenti, cavillosi, impazienti; poi, perché i tempi moderni hanno ben rinforzato l’idea che ’noi valiamo’ e ci meritiamo il meglio; in ultima istanza, perché in epoca di ’usa&getta’ ci stanchiamo subito di tutto. Talvolta anche di noi stessi e lì cominciano guai più seri.

Nonostante la laicità delle circostanze appena elencate, siamo imprigionati in quella che in coreano si chiama ’Won’, cioè la riluttanza a lasciar perdere un’illusione. Nel nostro caso, l’illusione di trovare quello giusto/quella giusta per noi.

L’argomento ’ammore’ mi prende molto: è un ottimo tema di psicologia sociale e di antropologia. Così, sono andata a scartabellare nella scatola degli spaghi ed ho recuperato un paio di appunti, che raccolgo ancora, cioè anche dopo aver scritto il mio saggio (qui), dove ho radunato tante, ma tante chicche e storie su amori e innamoramenti, come pure su delusioni e separazioni.

La premessa comune è che — psicologicamente parlando — l’idea dell’anima gemella è incredibilmente affascinante, perché è altamente narcisistica. Tuttavia, è anche irreale. Come ci ha spiegato Randall Munroe, un ingegnere cibernetico della NASA — scopertosi anche scrittore umoristico — il quale ha scritto un libro di domande "What if?" ("E se...?").

Una di queste era "E se ciascuno di noi avesse in realtà una sola anima gemella, una persona a caso da qualche parte nel mondo?" Fatti un po’ di calcoli statistici (che vi risparmio), si scopre che (eliminate dal novero le persone morte, tra le quali potenzialmente avrebbe potuto nascondersi la nostra Anima Gemella, la più gemella di tutte, cioè) le possibilità di incontrare in vita ’Quello/a Più Adatto/a a Noi’ (e per di più abbastanza coetaneo/a) è di uno a diecimila. In pratica, è quasi impossibile. La morale provvisoria è che non esiste l’Anima Gemella, bensì solo Quella Abbastanza Buona.

Alcuni sono convinti che l’abbastanza buono si trovi in una cospicua somiglianza caratteriale e valoriale di fondo, altri teorici indicano nelle differenze (anche vistose) il segreto di un’unione se non perfetta, almeno decente e abbastanza duratura.

(Il ’per sempre’ è bandito come assioma. Se, però, capitasse, si tratterebbe di puro caso. Sapevatelo.)

Dunque, senza annoiarvi con link e dettagli, le più recenti scoperte in materia di accoppiamenti di successo indicano che le migliori unioni nascono tra persone che fanno cose simili. Non si porta più cercare il partner ideale tra coloro che corrispondono (almeno al 60%) alla lista delle idealità che teniamo in capo.

Il partner giusto sarebbe colui o colei che - a prescindere dall’aspetto fisico, dai sistemi valoriali di base, dalla lingua o dal credo politico — agisce come noi: legge i libri se noi leggiamo libri; fa un lavoro intellettuale se anche noi lo facciamo; conosce una lingua straniera se ne conosciamo una anche noi; cura il giardino se anche noi teniamo piante; ordina le cose come noi; fa yoga se lo facciamo anche noi; sa usare bene le diavolerie elettroniche se anche noi le usiamo e così via. Insomma, non ci deve essere attrito tra le cose che si fanno, perché il terreno dell’agire quotidiano è dove si consumano guerriglie, scontri, battaglie e guerre (talvolta anche sanguinose epopee). Che poi venga dalla Thailandia o dal Quebec, poco importa. Idem se sia alto o basso, calvinista o hinduista, calvo o irsuto, liberal o conservatore.

Anche i siti di dating (una volta erano i siti d’incontri matrimoniali) si stanno adeguando e più che ai ’desiderata’ di ciascun iscritto/a, lavorano sulle informazioni delle attività che si svolgono regolarmente. Un po’ perché nelle descrizioni si bara, un po’ perché nell’elencare ciò che ci piacerebbe in un altro/a siamo vittime di stereotipi grossolani: bellezza, giovinezza, ricchezza.

È successo ad un’editorialista del «Time», Belinda Luscombe, la quale — assieme al marito — si è iscritta ad un sito di dating. Il suo ideale di uomo avrebbe previsto un pompiere aitante e atletico, in realtà i compagni più adatti al suo profilo sono risultati intellettuali di mezza età, selezionati attraverso i nuovi algoritmi basati sul comportamento.

Lo stesso esperimento è stato intrapreso dal mio idolo (forse è il mio ideale di uomo!), Joel Stein, il quale — sempre sul «Time» ha raccontato di essersi iscritto con la moglie ad un sito di incontri e di aver scoperto che la moglie (amante dello yoga) aveva rimediato un appuntamento con un avvocato che appunto praticava yoga.

Mmh. Sto seriamente pensando di iscrivermi ad un corso di yoga. Magari trovo qualche giornalista (no, scrittori no), amante delle vacanze al mare, esperto di computer, che sa suonare la chitarra e che tiene le sue cose ordinatissime. Come me.
Ah, dimenticavo: che legge «Orticalab» ed anche i miei libri.

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Tag(s) : #La Cugina di Parascandolo, #Amore 3.0
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