Già tempo di bilanci, molto prima del ballottaggio. Ho cominciato a scrivere questo ultimo post del diario elettorale nel pomeriggio di domenica, ad urne aperte, come se avessi già una premonizione su come finiscano davvero queste elezioni, vituperate e criticate. Sì, ma alla fin fine bisogna ammettere che hanno portato un po' di movimento nella nostra immobile ed ammuffita cittadina.
Sono rimasta lunedí al seggio fino a quando ho potuto, stanca ed anche un po' delusa. Non tanto dal risultato della mia lista, bensí dalla non-voglia di cambiamento degli avellinesi. Non dico nulla di nuovo se confermo l'immarcescibile immobilismo politico, ma anche cognitivo della mia cittá. I soliti nomi fioccavano regolari, cadenzati a turno dalla voce del presidente di seggio. (Ho scoperto che le modalitá di espressione di voto, ma ne riparleró -- spero prestissimo su Orticalab -- sono piú varie e fantasiose di qualsiasi manuale ministeriale.) Ad Avellino non cambierà nulla, vanno ripetendo a mo' di rimprovero gli stessi che contribuiscono all'immobilismo. Chi è innamorato delle teorie complottiste-massoniche-poteriforti sbandiererá un'ulteriore prova dell'inutilità della democrazia nel nostro Paese. Cummannano quilli ch'i sordi! Sempe.
A me rimane una nuovissima esperienza, un po' di fac-similia di voto e una quantità considerevole di santini (avendone stampato circa 2000, vuol dire che non sono riuscita ad arrivare a nemmeno duemila contatti. Fèisbuk non vale).
Ho trovato! Li userò come bigliettini da visita, che non ho mai avuto! C'è una bellissima foto (grazie a Mariolino), il mio nome, il nome del blog, basta che di volta in volta ci scriva il recapito (telefonico o di email) e riciccio i santini. Stona solo la lunga frase di Goethe, quantunque mi si attagli benissimo (e mo' un po' di autocelebrazione me la posso pure permettere, tanto non ho vinto niente). Leandro mi aveva augurato di diventare Presidente del Consiglio Comunale ex aequo con un noto ex amministratore cittadino, quello del miglior ritratto apparso sui manifesti affissi, praticamente Mister Universo. L'ho presa come un'offesa.
Già ho letto domenica mattina editoriali avampostisti che dal vittimismo elettorale ritornano repentinamente al solito vittimismo quotidiano. Con in più la lamentatio immancabile sui manifesti con i faccioni che ci perseguiteranno rimanendo affissi fino all'estate, magari ancora oltre, su qualche pilone di viadotto o su di una cabina ENEL di periferia.
Ho anche letto, sempre domenica, su ilfattoquotidiano.it un articolo che riguardava Avellino, le sue elezioni e l'immobilismo politico. Sìsì, tutto vero, per carità. Ma la cosa peggiore non è stato il contenuto pessimista dell'articolo, bensì i commenti. Ce ne fosse stato uno che invece di condannarci biecamente e senza appello (come provincia, meridione, terronería etc etc) avesse invece cercato di spiegare come e perchè ci ritroviamo vittime (come quasi tutto il sud Italia) di un grande ricatto esistenziale e che per questo ci si aggrappi a qualunque cosa, pure alla vendita del voto. È fin troppo facile condannare il sud cialtrone e vittimista. "Chi ha un 'perchè' per vivere, sopporta quasi tutti i 'come' ", disse Nietzsche. Si accetta di vivere male, qui, perchè si deve sopravvivere. Non abbiamo ancora forza e libertà per cambiare, tutto e subito. Ma neanche poco e piano piano.
Sarò retorica, ma l'unica cosa di cui posso vantarmi in questa esperienza è che quei pochi che hanno scelto di votarmi anno agito da persone estremamente libere, da ricatti, da promesse vane, da vincoli di ogni natura, da amicizie con la vecchia consiliarura. Non ho mai comandato niente, non ho mai maneggiato soldi pubblici o altrui, non ho mai rivestito cariche decisionali. Non ho mai vantato le mie due lauree in antagonismo ad evidenti lagune d'ignoranza. Non ho imbrattato la città con i miei manifesti, non ho questuato casa casa, non ho finto confidenza ed amicizia con nessuno, per nessun voto in più.
C'è stato, finanche, qualche moralista che ha ritenuto 'consigliarmi' di non usare la mia attività di giornalista per rendermi visibile o più visibile. Certamente costui non mi conosce e non sa quanto sia inossidabile la mia etica kantiana. Ho comunque scelto personalmente di non apparire sulle testate, ma in ogni caso di tutto avrei parlato fuorchè di elezioni. Anyway.
Non ho contattato persone che non vedevo da anni e mi sono anche vergognata di chiedere il voto alle mie vicine di casa. Mi è successo, invece, che alcune persone mi abbiano telefonato per comunicarmi di volermi votare, semplicemente riconoscendo indipendenza di giudizio e qualche forma di competenza. Essòsoddisfazziòni.
Ci sono stati candidati che si sono presentati ai miei famigliari per chiedere il voto. Ci sono stati amici che non hanno avuto pudore di presentare candidati ai miei famigliari. Il ricatto inizia prima: non basta il voto, ci candidati hiedono anche contatti ed entrature. Le persone, anche amiche, hanno accettato di fare da sensali, da tramite, specialmente per i candidati più trasitizzi, come si dice in provenzale. E in tutto questo mercato, ci si preoccupava che io da giornalista avessi potuto avere più visibilità?! Mamifaccilpiacere.
Rimane il ricordo di una brutta, nonchè fredda e anacronistica pioggia nell'ultima settimana. Mi ricordo un tempo simile nel giugno del 1983: non finiva mai di piovere e per il freddo portavo ancora il pulloverino di lana blu che mi aveva fatto mamma. L'unico mio pensiero di quell'epoca era, una volta finita la scuola, di andare al mare. Trent'anni dopo sono ancora qui che mi manca sempre il mare e c'è ancora la pioggia e il freddo. Non avrei mai messo in conto, allora, di candidarmi al Consiglio comunale e di scrivere un diario elettorale.
Grazie a tutti voi che mi avete seguito per un mese esatto (la prima puntata è del 28 aprile) su questo blog.
Ciá.