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Due volte ricca

Oltre alle statistiche economiche, le quali ci restituiscono un’immagine desolante della crisi, ci sono altri due poderosi sintomi mediatici dei guai che stiamo passando.

Uno di questi è l’interesse dei media per la cucina: todos cocineros! La cucina è argomento che lenisce il dispiacere; è un racconto a lieto fine. Me ne sono già ampiamente interessata (principalmente qui: http://www.orticalab.it/Da-Vissani-alla-Clerici-passando) e non ritorno sull’argomento, se non per dire che nelle librerie il settore dedicato ai libri e ai manuali di cucina si allarga sempre più, grazie ai vari Bastianich (bella roba il grande Joe, fa il castigamatti a Masterchef e poi si butta a pesce nella reclame di una pasta surgelata. Mah), Teutonico, Montersino, Vespa Teresa, ‘io&mia nonna’ … Mia madre e mia sorella (più dei talk show politici che mettono ansia) si sparano solo trasmissioni di cucina. Le trovo irresistibili quando confrontano le differenze e gli accorgimenti per una – cchenesò – pasta brisè o una pasta frolla, cui danno il nome dai cuochi che la propongono su Alice o su Sky: variante Gargiulo, versione Vezzoli… Non estendo l’argomento ai foodblogger, ultimo passatempo di mia madre: i tutorial per gli impasti la mandano in visibilio. E prende pure appunti!

Il secondo sintomo di un pianeta in crisi economica è l’attenzione sempre crescente per i reality sulle anticaglie. Proprio stamane (la colazione è un momento epifanico, per me), assistendo all’ennesima puntata di svuota-garage americani, mi è venuto in mente che le storie di riciclo, ri-uso, restauro fanno bene all’anima al pari di una fetta di sacher. Sono rimedi anti-consumistici, ci illudono che nei nostri garage ci possa essere un tesoro. Nel territorio statunitense girano commandos di cerca-anticaglie. Sono tipi tosti e cazzuti, nero-vestiti (sono sempre abbastanza corpulenti ed il nero sfina assai) con aviator d’ordinanza, che concludono affari incredibili. Rimango sempre allibita dalle stranezze che s’inventano oltre Atlantico e, soprattutto, mi chiedo chi caspita ri-compra poi, questa roba (tipo un pupazzo di AlvinSuperstar o un vecchissimo ed inutile NintendoVirtualBoy), pagando cifre inverosimili. Ecco, è qui la mistificazione!

I reality degli svuota-garage ci consolano, in quanto essere ricchi di paccottiglia – se fossimo in quella Grande Terra di opportunità – potrebbe anche essere una potenziale rendita monetaria. È un’idiozia, ma a livello inconscio pare funzioni.

La crisi fa fiorire il secondo (terzo, quarto) commercio delle cose, anche nella nostra piccola città ci sono diversi mercatini dell’usato comune, niente a che vedere con gli attrezzati e sberluccicanti rivendite yankees. Qualche volta li visito, ma solo per ri-vedere oggetti che si usavano trenta o quaranta anni fa, roba usuale durante la mia infanzia. Tuttavia mi fanno tristezza, esattamente come le vecchie scatole di bottoni, che mia nonna conservava ‘perché non si sa mai’.

Diversa la filosofia che invece sottintendeva alla raccolta ‘degli spaghi troppo corti per essere usati’, in casa Bellavista: un esercizio più cognitivo (la catalogazione che aiuta la mente) ed antropologico (pure gli spaghi troppo corti hanno diritto ad un’esistenza riconosciuta e riconoscibile) che di oculatezza domestica.

Mo’, dico io, nella mia cantina non ci torno volentieri perché mi vengono i sensi di colpa: dovrei pulirla e riordinarla. Però, sappiate amici miei, che avevo inconsapevolmente operato una grande sintesi nella sintomatologia dei tempi di crisi: la mia scorta di marmellate fatte in casa l’avevo già piazzata lì, in mezzo alla paccottiglia. E a modo mio, sono ricca uguale. Cià.

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Tag(s) : #La Cugina di Parascandolo
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