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Eneide, Levitico e comunismo #diarioelettorale

Ieri, a Valle, al centro sportivo gestito da Massimo Vietri (anche lui candidato) figlio del mitico Nicola (è stato il mio preside quando ero un'alunna della scuola media alla Dante Alighieri), Paolo Ferrero, Segretario Nazionale di Rifondazione, ha chiuso la campagna per la nostra lista civica. Quello che segue è più o meno il resoconto commentato del comizio.

Timeo Dànaos et dona ferentes. E' una frase dell'Eneide (libro II). Ier l'altro Vendola parlava di Iliade, mentre ieri -- a sentire Giancarlo sugli apparentamenti proposti (e poi rinnegati) dall'UDC -- mi è venuta in mente questa frase: Temo i Greci anche quando recano doni.

C'è che il complimento di De Mita a Giancarlo ed alla sua compagine è come una morsa, abbastanza pericolosa, esattamente come pericolosi erano i doni dei Greci ai Troiani (vedi il cavallo di legno). Giancarlo e Vendola hanno risposto di aver scelto bene la parte in cui stare e così Ciriaco il Grande ha chiuso la questione citando le Bucoliche. Bene, ora possiamo passare alla letteratura del tardo Impero.

Citando citando, Paolo Ferrero ha 'scomodato' Don Gallo, Karl Marx, Don Milani e Vittorio Foa. Due religiosi, un comunista ed un sindacalista, tutti e quattro ben inquadrati in organizzazioni umane (la Chiesa, il partito, il sindacato) fondate sulla solidarietà. Materiale che di questi tempi scarseggia.

Ferrero ha detto le stesse identiche cose di Nichi Vendola, senza ardite metafore, pacatamente, come se le spiegasse alla vecchietta in fila al supermercato (ed è così che si deve fare la campagna elettorale, in mezzo alla gente). Il lavoro, i pensionati, i giovani, la sparizione del ceto medio, la contrazione dei consumi, le aziende che chiudono per la contrazione dei consumi, i soldi regalati alle banche, il ruolo delle donne, i femminicidi, il linguaggio povero e volgare del berlusconismo: stessi identici temi e concetti toccati da Vendola l'altro ieri. Ma cacchio, perchè politicamente ci siamo divisi, allora? Questione di stili lessicali?

Di suo Ferrero ha criticato Striscia la Notizia (il più seguito tiggì del Paese) e ha descritto la decadenza italica che sta tutta nella differenza tra le parole 'sfruttato' e 'sfigato'. Ovverosia, se venti anni fa eri povero, eri uno sfruttato; se sei povero di questi tempi, sei uno sfigato. Sei sfigato se percepisci una pensione di 500 euro, sei sfigato se non hai una laurea a venticinque anni. Sfigato è un aggettivo usato da Brunetta, da mister Trifola, dalla Fornero, tutta gente come noi, vero? Crozza ieri ha ironizzato pesantemente su Briatore che in un suo twit ha definito Don Gallo (raga, Don Gallo!) 'uno di noi'. Ma ve lo immaginate Don Gallo al Billionaire? O al resort da sciogno in Kenya, in cui Briatore ospita solitamente il Banana?

E il Levitico? Che c'entra il Levitico? Anche questa è stata una citazione di Ferrero (non c'è nulla da fare, cattolici e comunisti sono molto più simili di quello che immaginiamo). Nel Levitico (che è il Libro delle Regole dell'Antico Testamento) c'è scritto che ogni 49 anni deve esserci un Giubileo. Ma non come lo concepiamo ora (e di cui tralascio la descrizione), bensì come redistribuzione dei patrimoni. Ogni quarantanove anni, cioè, chi non aveva più nulla doveva essere ristorato, i debiti che aveva contratto dovevano essere rimessi (lo dice anche il Pater Noster, [...] et rimitte nos debita nostra sicut et nos rimittimus debitoribus nostris sicut in caelo et in terra [...]: la vita doveva continuare e ricominciare è sempre segno di vita.

Con tutto questo latino, l'Eneide, le Bucoliche, e poi il Levitico e la Chiesa cattolica succede che il comunismo diventi una faccenda esageratamente seria, intellettuale e da acculturati. Pelamarònna.

Vabbè, prima di vedere la piccola photogallery (in basso) -- piccola per colpa di Costantino che ha scattato venti foto a me, Antonietta e Paolo Ferrero, tutte mosse e sfocate da incubo e quindi inutilizzabili -- vi racconto che prima del comizio di Ferrero sono stata alla Fiera del Libro alla Dogana dei Grani (terza edizione), per salutare Donatella (l'organizzatrice) e i tanti altri amici, tra cui Tonino Tomasetti, simpatico psichiatra del SSN, nonchè Dorotea (con me nella foto in alto, tra i suoi quadri esposti alla mostra), la Milady artista che ha disegnato la copertina del mio ebook sul giornalismo. Ieri, alla Fiera era atteso Sergio Zavoli.

Intanto, oggi prenderò servizio al seggio che mi è toccato come rappresentante. Se volete salutarmi, sto al Palazzotto.

Ha detto Paolo Ferrero, chiudendo il comizio, che l'entusiasmo va benissimo, ma si deve vincere, perchè quando si perde si sta malissimo. Personalmente, posso dire che finora mi sarei anche divertita. Non so dire, però, come la prenderò dopo lo spoglio. Pertanto, amici miei, andate a votare e ricordatevi di noi della lista "Per cambiare Avellino". Siamo ultimi nella scheda ma siamo primi in simpatia e sincerità.

Ah, dimenticavo, alla fine del comizio, tenuto nel campo di calcetto coperto, si sono sentiti -- finalmente -- i Modena City Ramblers.

Ciá.

P.S.: Devo chiedere a Giancarlo perchè mai ha fatto il suo comizio tenendo stretto sul braccio il paletot (si vede in foto) e con una mano in tasca. Gli ci vuole un consulente d'immagine, a Giancarlo. Non per raggiungere Luca Cipriano con i suoi slogan 'creativi', ma il minimo indispensabile è d'uopo. A domani.

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Tag(s) : #Avellino, #amministrative 2013, #diario elettorale
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