Alle sedici di sabato io e mio figlio, puntuali, siamo al seggio quali neo-rappresentanti di lista. Mio figlio -- stranamente -- è già là e mi manda essemmesse allarmati.
La mia etica teutonica litiga sempre con la mia indole buddhista, vorrei prenderla a gioco, ma so che le elezioni sono una cosa maledettamente importante (ovvero tragica, come mi corregge il mio amico Leandro). Come al solito, quindi, parto con l'idea di non essere all'altezza. Così, ho messo in zaino un riassunto-vademecum delle istruzioni for dummies e la versione pdf del manuale del Ministero dell'Interno. Il riassunto l'ho dato a mio figlio dopo averlo sottolineato nei punti principali. Il manuale ministeriale lo leggo man mano che procedo nelle operazioni preliminari.
Sono titolare di due rappresentanze, di cui una in supplenza a mio figlio, che so già sarà alquanto latitante.
Sono molti quelli che dalle 16 si stanno accreditando. Temo che lunedì pomeriggio allo spoglio ci saranno resse. Faccio la spola tra le due sezioni che sono contigue. In una di queste sono anche elettrice, oltre ad essere la candidata di una lista. La mancanza di vocazioni politiche è una tragedia e così mi trovo a ricoprire più ruoli. Di solito, durante le elezioni ho sempre fatto altro: giornalista, elaborazione dati, sala stampa. Non ho mai operato in un seggio, nè come scrutatore o altro, tanto meno per una lista/un candidato/un partito.
Nella vita può succedere di tutto. Anche di dover fare un favore al segretario di una sezione che non può abbandonare la postazione per rifornirsi di elastici. Vado alla cartoleria di fronte. Nello spicciare -- volentieri -- questo incarico, trovo davanti al seggio i miei compagni di lista. Qualcuno è neofita come me. Altri, come Gianni e Peppe sono vecchi lupi di mare. Che bello che Peppe sia tornato dalla Spagna per le elezioni! Peppe a soli ventitrè anni si candidò come sindaco della Città, con una lista di puri e belli. Non vinse, ma dimostrò che un altro mondo poteva essere possibile. Peppe è una delle menti politiche più esatte ed analitiche che io conosca. Se c'è Peppe ad Avellino, il mondo è in ordine. Gianni e Peppe sono assegnati in una sezione di periferia. Molto calda, politicamente parlando. Avranno da lottare.
I due presidenti di seggio cui mi presento sono molto diversi tra loro. Uno di questi è un po' ansioso, ma ha un segretario davvero positivo.
Mi colpisce la boriosità e la sicumera (ma 'ndove l'appoggia?) di un rappresentante di lista giovane, bulletto, con una cresta soccer-style e i sopraccigli sagomati con la squadretta e il goniometro. Vuole fare il galletto con il presidente, vuole sapere quante schede sono state contate, dove sono, quanti pacchetti, quante fascette, quanti resti. Tutto lecito, per carità, ma il modo di porsi è sbagliato. Lo avranno catechizzato e mo' lui cerca di fare sfoggio, con la persona sbagliata ed anche nel modo sbagliato. Nessuno se lo fila. Smarrito si gira verso di me e chiede conferma delle sue legittime richieste.
- Ma certamente! , rispondo.
Io, invece, me ne sono rimasta dapprima in un angolo, per far abituare tutti gli operatori del seggio alla mia presenza (chi lavorerebbe bene sapendosi osservato da un estraneo che sta lì per controllarti ed eventualmente contestarti?), poi, ho cominciato a sorridere mentre incrociavo gli sguardi degli scrutatori. Alla fine, ho augurato loro una buona serata, un buon lavoro e tutto il resto. Ci siamo lasciati in pace per rivederci domani e lavorare bene assieme. Sono fatta così: Kant e Buddha hanno trovato una mediazione.
Buon voto, amici miei.


