Sì, lo ammetto: ho un debole per mappe e statistiche (un po’ meno per i sondaggi, ma loavete letto ieri). Mi sono soffermata a lungo sulle mappe interattive di SkyTG24, per esempio. Ce ne sta pure una della nostra provincia, dettagliatissima, comune per comune, una vera goduria. Si scopre – per esempio – che ad Aquilonia la lista per Tsipras ha guadagnato oltre l’undici per cento, a San Nicola Baronia il 13,2%, a Bagnoli Irpino il 9,5%. Alzando il livello geografico, si scopre che tra le province Campane, in Irpinia Tsipras ha avuto più voti in percentuale. Se qualcuno si sta chiedendo perché parlo solo di Tsipras è presto soddisfatto: in primis perché è l’ultima lista che supera lo sbarramento e poi perché è facile individuare dati e marcare le differenze. (T-sì, t-sì, mi sta anche simpatico Alexis. Mica ci sono problemi, vero?)
I dati si trovano anche sui siti istituzionali, ma le mappe dell’Istituto Cattaneo sono interattive e molto colorate. L’Italia intera, nel raffronto tra 2009 e domenica, cambia totalmente di colore, da azzurro a rosso. Rosso, insomma, diciamo intimamente e più correttamente rosè. Anyway. (Piccola digressione. A me ‘anyway’ piace e non lo metto perché ‘fa figo’, ma semplicemente perchè sono abituata ad usarlo mentre parlo, e con i lettori ho un rapporto amichevole e colloquiale.)
La visione d’insieme di siffatte mappe ha un impatto psicologico più forte: rende meglio il fatto incontrovertibile che in cinque anni sono cambiate molte cose nell’opinione pubblica tanto che il colore rosso-rosè ha coperto perfino la Sicilia.
Merito di Renzi? Be’ sì, sicuramente. Se analizziamo un’altra delle mappe dell’Istituto Cattaneo si può capire da dove arrivano i voti dati al piddì, come pure dove approdano gli scontenti. Il saldo, in ogni caso, è positivo, e va da se che nuovi arrivi e nuove partenze hanno un unico comune denominatore: Matteo Renzi.
Il grosso del flusso in entrata arriva dal M5S, dalla defunta Scelta Civica (si chiama ‘sindrome da salvatore della Patria’) e dal corposo partito degli astenuti. L’emorragia di volti fluisce per lo più verso M5S e Tsipras. Ma la perdita maggiore sono gli astenuti: un milione e 400mila hanno deciso che non c’era nessun partito per cui valesse la pena scomodarsi a votare.
Il saldo è negativo per il M5S. La migrazione più cospicua di voti ex-pentastellari approda al piddì renziano, il quale è un rottamatore con idee di ricostruzione, mentre Grillo vuole sfasciare e basta (questo è in estrema e banalizzata sintesi il motivo). Il collettivo dei delusi da Grillo riempie le fila già corpose degli astensionisti, nonché doppia il numero dei delusi del piddì.
Tutto ciò mi suggerisce che: a) gli Italiani amano i capipopolo che offrono soluzioni (anche se si rivelano farlocche, vedi Berlusconi); b) gli Italiani non amano gli apocalittici; c) se non sloggiavano Berlusconi nel 2011, non ci sarebbe stato spazio per Renzi, alla faccia delle dichiarazioni di un Uòlter redivivo e cirasiello. La differenza semantica tra Renzi e Grillo sta tutta nelle immagini che hanno evocato: il Big Bang è l’origine di tutto, uno tsunami è distruzione pura.
Com’è andata in Europa? Nonostante il PPE (Partito Popolare Europeo) sia il primo partito (28,5%) e i socialdemocratici il secondo (25,17%), nella maggior parte degli Stati nazionali i partiti di destra e centro-destra hanno fatto balzi avanti, tanto da destabilizzare i Governi, come in Francia. C’è una forte voglia di destra in reazione al dominio tedesco che ha determinato ovvero potrebbe aggravare le politiche di austerity per tutti. In Grecia ha vinto Syriza in reazione ai loro Governi piegati su Berlino e da noi Renzi che ha più volte criticato il blocco dello sforamento del rapporto deficit/PIL dettato dalla UE (ma si legga tranquillamente ‘Germania’). Anche nei Paesi non-Euro, come la Gran Bretagna, la destra e/o i nazionalisti hanno vinto quasi come fosse un avvertimento. Alla Germania, natürlich.
E poi, davvero credete che noi Italiani abbiamo disertato i Grillici perché amiamo la moneta unica?
I commentatori non sanno se complimentarsi con Renzi per aver portato voti alla larghe intese PPE-SD o dolersene perché ora con l’Italia non si può più usare il tono di rimprovero, come Cesar Milan e l’addestramento canino. Gli altri Stati con i loro risultati hanno cominciato a ringhiare prima di essere messi in mora da Berlino. Su «La Repubblica» si legge testualmente (Andrea Tarquini): "L’Italia non preoccupa più". Nello stesso articolo Sigmar Gabriel (leader SPD), il quale sembra aver capito ben poco di come vanno veramente le cose italiane, afferma: "Matteo [mo’ so’ tutti amiconi, NdA] ha avuto un successo enorme, ha mostrato a tutta l’Europa come contro ogni populismo si può vincere, con argomenti seri".
Che botta di lato B, la nostra. Votando Renzi per motivi tutti nazionali, ci siamo ritrovati “pe’ shcangio ‘mparaviso” (per un caso, cioè, ci siamo ritrovati tra i buoni). Si chiama serendipità: cerchi una cosa e te ne ritrovi un’altra.
Vedete, ci sono modi e modi per farla, alla Germania, e di sicuro, mai mostrare i denti se non per sorridere.
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