Quello che segue (ma metto anche il link sotto) è il mio pezzo di presentazione per una nuova testata giornalistica on line, che a giorni inizierà la sua attività. De L'Universale ho parlato anche nel mio primo libro, a proposito di esperimenti giornalistici con redazioni sparpagliate ma funzionanti. Con Stefano Poma, cagliaritano, che ne è il direttore abbiamo condiviso molte telefonate, tanti interrogativi, qualche perplessità, ma alla fine l'idea è rimasta e L'Universale ora ha anche un vero editore. I compagni di strada, quelli pionieri come me che hanno accettato l'invito originario e l'idea originale ed innovativa di Stefano di circa due anni fa (Stefano, conferma, chè io non mi ricordo!) sono ancora quasi tutti nella nuova redazione che però sta accogliendo nuovi collaboratori.
Sul nuovo Universale.it curerò un blog, il cui titolo rieccheggia il nome di questo mio blog personale, "Karl". Dopo questo piccolo antefatto, vi posto l'articolo originale. A presto.
"Quante donne siamo, ne scrivo su Karl.
pubblicata da L'Universale il giorno venerdì 27 luglio 2012 alle ore 14.53
Ho scritto questa presentazione con un po’ di amarezza. Di solito, quando mi occupo del mio argomento preferito, -- ovverosia le questioni di genere -- sono ironica, sarcastica o arrabbiata. Ma l’amarezza no, quella non era mai stata nel mio registro.
Non so presso quanti Direttori di testate ho perorato invano la necessità di una sezione che parlasse di Questioni di Genere o di Studi Femminili (come si dice negli Stati Uniti), non di Donne, nè del Rosa della Vita, tantomento di Fatti di Donne o Donne di Fatto. Ecco il perché dell’amarezza. Ad onor del vero, però, solo Oliviero Beha condivise il mio punto di vista ed ospitò ben volentieri i miei settimanali pamphlet contro la maniera sbagliata di trattare gli argomenti di genere dei giornali e dei giornalisti italiani. Ma Beha, si sa, è uno controcorrente.
Tutti coloro che in Italia si sono provati a scrivere di donne non sono riusciti mai ad azzeccare il registro giusto, apparendo così, di volta in volta, pietistici, paternalistici, indulgenti, benaltristici, sapernientistici, soloni, salomoni ed anche un po’ salami.
Non c’è in Italia una testata che riesca a parlare di questioni di genere in maniera ragionevole, propositiva, analitica o finanche accusatoria senza scadere nel vittimismo, nell’iracondia fine a sè stessa o nel radical-chic. E neanche, mettendo tutte assieme le declinazioni dell’argomento si riesce ad evitare quel’aura di fastidio o di esagitazione o di antico che tuttora copre le vicende di quello che con disprezzo viene chiamato ‘femminismo’. Con buona pace di personaggi che negli USA, ad esempio, sono ancora il ‘Femminismo’: Erica Jong, Germaine Greer, Gloria Steinem, bell hooks.
Le donne sono parte del mondo, ovviamente, non un mondo a parte. Non sono da trattare con parole, lessici o idiomi settoriali o settari, per affronatre o il maschilismo delle stesse donne, o la ferocia anti-maschio. Miti e mitologie che fanno audience, ma che devono essere abbattuti, semplicemente parlando delle cose così per come sono, con dati, confronti, esperienze, storie ed esempi.
Per questo, mi piace molto la sezione The Female Factor del NewYorkTimes. Scritta senza autoesaltazioni o autoassoluzioni di genere, i cui argomenti nascono nell’ambito della vita stessa delle persone: niente ipotesi, niente dietrologie, niente impianti ideologici.
Non esiste una categoria ‘donne’, anche se molto giornalismo, molta filosofia, molta cultura e troppa antropologia hanno preferito confinare, talvolta ghettizzare, idee, storie, valori, esperienze, successi, sol perché appartenenti al sesso che non ha scritto la Storia, ma che certamente ha contribuito a farla.
Ogni tanto, qui scriverò di quanto è complicato nel mondo, ma specialmente in Italia, essere e vivere da donna. Di quanto prosciutto culturale sia foderato il sistema cognitivo di una nazione che conta circa duecento omicidi di donne all’anno e li definisce -- con buona pace della Legge -- delitti passionali. É sicuramente un problema di cultura, ma questa può cambiare. Come? Semplicemente facendo -- e nel nostro caso scrivendo&leggendo -- cose diverse, migliori, cioè.
Marika Borrelli
P.S.: Il mio blog su questa testata, luniversale.it si chiamerà Karl. Karl, come Marx, come Popper, come Carly Simon, come Kraus, Polanyi, Jaspers, Mannheim … Da piccola, mia sorella ebbe in regalo una splendida bambola dai capelli rossi e mossi. La chiamammo Carlina."
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Ho scritto questa presentazione con un po' di amarezza. Di solito, quando mi occupo del mio argomento preferito, -- ovverosia le questioni di genere -- sono ironica, sarcastica o arrabbiata. Ma ...