Antefatto: nell'Assemblea Nazionale del piddì di ieri si sono scazzati per bene. Il documento definitivo è un sofferto esempio di compromesso cerchiobottista ed inconcludente. Karl Popper diceva che ci vuole coraggio e definire il bianco ed il nero. Ma nel piddì c'è un bigio deprimente. Ecco quello che penso io.
Poiché in definitiva il matrimonio è un vero e proprio contratto (anche nella sua versione religiosa, qualunque versione religiosa), l'individuo dovrebbe avere il diritto -- più che la libertà -- di scegliere il proprio status coniugale, il quale – a guardarci bene intorno – assume un ampio spettro di varianti. A tal proposito, ho avuto il fegato di leggermi una dissertazione giurisprudenziale di common law (che è il sistema giuridico e giurisprudenziale anglosassone), nella quale si statuiva che un matrimonio è un contratto (sentenza del 1851 della Corte Suprema della Florida), atipico ma pur sempre un contratto, e che si parla di status solo quando culture e tradizioni invocano la fusione (mistica, mitica, amministrativa?) di due identità, con conseguenze tipo la sostituzione anagrafica del cognome della moglie con quello del marito, cosa che ironicamente in Italia non avviene! Insomma, mi è parso di capire che:
a) il matrimonio è come un contratto di fusione di due aziende, che partecipano ognuna con un patrimonio societario;
b) che la nuova società ha regole nuove;
c) che se i soci non vanno d'accordo, la società può sciogliersi;
d) che i diritti degli esseri umani coinvolti in questo tipo di società, sono diritti individuali e non societari, ma nel contempo, il matrimonio dà origine ad una famiglia e lo Stato deve tutelare i diritti di questa e dei soci di minoranza (i figli). Quindi i diritti individuali degli azionisti (i coniugi) contraenti sono differenti da quelli derivanti dallo status.
Anche gli scienziati del piddì ieri sono arrivati alla conclusione che i diritti in coppie non ortodosse sono solo individuali. Già è tanto che ammetta che esistano legami diversi da quelli matrimoniali, ma è ben lungi dal chiederne la tutela! Quindi, nè PACS (che andrebbe bene anche a coloro che non essendo legati da vicoli affettivo-sessuali, vogliono solo aiutarsi in solidarietà), nè matrimonio: "Il Pd vuole introdurre speciali forme di garanzia per i diritti e i doveri che sorgono da legami differenti da quelli matrimoniali."
Insomma, in Italia, dove il matrimonio è più status (in senso giuridico) che contratto, i progressisti parlano di diritti individuali dei singoli (e non dei coniugi) come nella common law. Nei Paesi anglosassoni, in cui il matrimonio è considerato più un contratto e meno uno status giuridico -- tanto che si può ulteriormente contrattualizzare con pre-nup e accordi vari -- i diritti delle coppie, anche omosessuali, sono collettivi e civili. Tutto ciò premesso, c'è ancora da domandarsi quali sono i Paesi cui sta più a cuore la famiglia (ovviamente considerata come luogo d'amore e non come scheda anagrafica che registra individui formalmente e presupponenzialmente eterosessuali)?
(Questo post è tratto dal libro, ancora inedito, che ho scritto sulle relazioni affettive.)