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Ma penzat' 'a salute!

Dedico questo post alla mia collega Sandra, morta di tumore al seno pochissimi giorni fa.

Da qualche giorno imperversa su fèisbuk una strana mania. Sulle bacheche delle donne appaiono dichiarazioni perentorie del tipo: "Vado a Roma per 30 mesi."; "Vado a Londra per 15 mesi."

Quando ho letto tale dichiarazione per la prima volta sulla bacheca di una mia amica, confesso che mi è venuta una cazzo d'invidia. Alla seconda dichiarazione, ho pensato di essere proprio una sfigata. Ma non ci sto assai su fèisbuk, quindi la cosa è più o meno finita lì. Ammetto, tuttavia, di essermi ritrovata a riflettere cosa significasse, nella vita di una donna, un trasferimento così improvviso, spesso lontano (ho letto anche Messico, come destinazione) specialmente se ci sono figli piccoli.

Ci ha pensato una mia amica (poi a ruota anche un'altra che ha subito una mastectomia) a mandarmi un messaggio in cui mi invitava a scrivere la strana frase, in cui il nome della località e durata del soggiorno erano stabilite, rispettivamente, da mese e giorno di nascita, secondo una tabellina allegata. A me, in poche parole, toccava di stare a Miami per ventisette mesi. La motivazione di questo bizzarro giochino, che pare una catena di santantonio, consiste nel ricordarsi di un problema femminile: i tumori al seno. Anche negli anni precedenti è stato utilizzato un divertissement simile. Al di là del metodo -- che può sembrare banale, tuttavia è divertente --, è fondamentale che le donne si ricordino che la prevenzione in questa patologia è tutto: significa salvezza.

Allora, alla sottoscritta, sensibilizzata al problema da numerosi e tragici casi di drammi simili in famiglia, avendo aderito anche alle iniziative UnderForty (insorgenze di tumori femminili prima dei fatidici quarant'anni) di Napoli, non è costato nulla scrivere in bacheca la personale frasetta, corredandola di una variante. "Posso fare a cambio con San Francisco?". Il resto è divertimento puro. Una mia amica voleva darmi l'indirizzo di conoscenti in California. Uno tra i miei più cari amici, dal paesello pugliese (da cui discendo), mi ha mostrato la sua sorpresa che suonava più o meno così: "e-tu-te-nei-vai-in-America-e-io-devo-saperlo-via-Facebook?". Altri amici (maschi) hanno chiesto che diavolo mai stesse succedendo e perchè non potevano partire pure loro e come si fa a partecipare al concorso.

Insomma, per gioco o per banalità è venuta fuori la verità sulla campagna di sensibilizzazione.

Fine primo tempo.

'Sto giochino, però, ha fatto incazzare alcuni uomini e qualche donna.

Gira sul web un post (di cui al link sotto) in cui un tizio si affanna a dimostrare (con inspiegabile rabbiosità, nonchè con menefreghismo tutto maschile e gratuito) che 'sta stronzata non serve a sensibilizzare i maschi medi. (Da notare la premessa trasudante odio: "... orchestrato da siti femministi ...")

Infatti. Non sono gli uomini che devono essere sensibilizzati per ricordarsi di andare a sottoporsi ad una mammografia e, finora, non mi è mai capitato di conoscere un esponente del genere maschile che ricordasse alla sua compagna/moglie/fidanzata/figlia/sorella/collega/cognata/cugina/nipote/amica/vicina-di-casa/amante l'opportunità di sottoporsi ad una mammografia. Gli uomini non se ne occupano, non se ne ccuperanno mai. Punto. Le campagne di sensibilizzazione sul tema e sulla prevenzione dei tumori femminili non li toccano proprio. Che si usi un giochino (forse per alcuni/e irritante) o la più paludata ed apocalittica Pubblicità Progresso, i tumori femminili sono solo roba da donne. Ovviamente, altro è il sentire se poi una neoplasia colpisce la propria compagna/moglie/fidanzata/figlia/sorella/collega/cognata/cugina/nipote/amica/vicina-di-casa/amante. In ogni caso, la reazione maschile più diffusa (ripeto"più diffusa" e non "l'unica reazione maschile") quando si tratta di tumori femminili famigliari (per esperienza) è di dichiararsri inadeguati. A cosa? Alla vita? Al dolore? So di maschi adulti che sono andati via per vigliaccheria, alla scoperta della malattia della propria compagna.

Il messaggio ed il significato del giochino sono destinati alle donne, solo alle donne, dunque, e se ha il sembiante di una facezia come tante altre sul social, qual è il problema? Perchè s'inalberano così tanto molti uomini (e alcune donne) sul web? Per quel "teneteli sulle spine?". Io me ne sono altamente fregata e ho spiegato il trucco del gioco.

C'è anche un'immagine (qui affianco) in cui si va ancora più pesanti. Si utilizza il metodo della 'campagna di sensibilizzazione', stavolta contro le donne che sono convinte di riuscire a "sensibilizzare la gente su problemi seri stando sedute davanti a un pc e scrivendo puttanate su Facebook". Ho visto ragazzi (che ho reputato sempre persone serie) condividere l'immagine, che è un'offesa gratuita. Come ho letto commenti di ragazze che deridevano l'iniziativa, come se il problema fosse ben altro. Il problema in Italia è sempre ben altro. L'ho imparato.

Allora, su Facebook una baggianata vale l'altra, ma questa -- artatamente o no -- fa discutere. A me starebbe anche bene: purchè se ne parli, della prevenzione dei tumori femminili. Mi viene da ridere, tuttavia, a soppesare la rabbia dei commenti contro il giochino, come se postare videoclip di neomelodici fosse attività più intelligente ovvero se ci fosse un elenco di cose intelligenti da fare sul/col web. Ovvero, se ci fosse un elenco di persone intelligenti cui si è convinti di far parte.

Io non sono intelligente, per questo il giochino mi è piaciuto. Tra l'altro, per un attimo, ho sognato davvero di potermene andare per 27 mesi a ... San Francisco.

Morale della favola. Amiche mie, fate una mammografia se avete più di 40 anni. Un'ecografia se siete UnderForty. E ridete dovunque siate: a Roma, a Miami, a Las Vegas, in Messico...

Post Scriptum.

Questo articolo -- nella sua versione originale su Orticalab -- è stato molto condiviso (inaspettatamente) ed ha avuto un grande riverbero. Poche sono state le voci critiche o molto critiche. Capisco e accetto tutto, ovviamente non le offese. Quelle proprio no, specialmente perché la disgrazia della malattia non è un problema personale, bensì sociale e discutere se ne deve in pubblico, non in privato.

Su fèisbuk ci va di tutto e diventa specioso compilare le liste delle cose buone e di quelle cattive, così come redigere manuali di comportamento per riconoscere le cose buone e quelle cattive. Ognuno fa quello che crede, senza offendere nessuno innanzitutto. Vale per chi vuole mandare affanculo le partecipanti al giochino ed anche per chi giustifica il risentimento maschile.

Fèisbuk è anche quel luogo-non-luogo in cui spopolano frasi/pagine/atteggiamenti misogini (ben più gravi dell'invito a non condividere il gioco dei viaggio con gli uomini) e se per gioco si escludono gli uomini da un ... 'gioco', invece, si urla allo scandalo, al becero femminismo, s'invoca l'Intelligenza.

Sì, sì, lo so che ci sono uomini sensibili ed anche molto sensibili, ma la maggior parte non lo è, specialmente quando non sia capitato a qualcuna della loro famiglia di essere colpita da un tumore al seno. Si fa presto a inalberarsi contro un gioco, nascondendo la realtà dei fatti, che troppo spesso è intrisa di egoismo.

Con ciò, chiedo scusa agli uomini sensibili al problema.

E, comunque, a differenza di quanto un detrattore ha affermato, le donne certo che si preoccupano della salute dei loro uomini (mariti/compagni/figli/padri) e -- tanto per dirne una -- il test del PSA glielo fanno fare. E insistono pure. E non li lasciano.

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Uno screenshot di alcuni commenti sulla mia bacheca. Mi è andata benone.

Uno screenshot di alcuni commenti sulla mia bacheca. Mi è andata benone.

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Tag(s) : #web, #LiLT, #tumore al seno
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