(Nella foto accanto, Tonino Berardinelli, presentatore delle serate della Rassegna.)
Stasera è la domenica più calda di questo luglio. L'afa tomenta anche uno come Omar Sosa. Uno che è nato nel Caribe, ha vissuto in America Latina e pure in Africa.
Un gran chiacchierone Sosa, mentre si racconta ad Alceste Ayroldi, nell'incontro retrospettivo pre-concerto. Nonostante non parli italiano, Omar si convince che sillabando espanol potremo comunque comprenderlo. Per un po' rispetta la consegna della lentezza, ma -- è noto -- lo spagnolo è lingua ad alta densità di sillabe e finisce che ingrana una quarta di potenza. Attimi di sgomento quando parla di musica classica e cita un certo "giopàn".
Ayroldi gli domanda: "Perchè ha lasciato Cuba?"
La sua bio racconta che da Cuba è passato in Ecuador per approdare in California. Da una quindicina di anni, però, ha scelto la Spagna come casa. Questo spilungone dagli occhialini un po' hipster, che pare la versione spiritata e spigata di Spike Lee (ho esagerato con tutte queste allitterazioni in 'sp-', vero?) non si azzarda a parlare di politica né di ideologie. Parla libertà e di pace e di come il jazz sia libertà, che conduca alla pace, che -- a sua volta -- è sinonimo di energia e armonia. Un po' troppo spirituale, a mio modestissimo parere, ma l'artista è bravo e glielo perdoniamo.
(Una signora accanto a me, riflette ad alta voce: "Che domande? Ci vuole assai a capire perchè è fuggito da Cuba? Come se uno non lo sapesse che c'è a Cuba!" Non so che notizie abbia la signora rispetto a Cuba, tuttavia ho molti amici a Cuba e molti amici cubani che vivono in Italia: dai loro racconti di vita e di amore per la loro patria non mi sembra che sia un cotale inferno, come pare adombrare la signora. Potessero farlo, sono convinta che fuggirebbero le Pussy Riot dalla Russia, o no? Anyway. Non sottilizzare, Marika. Devi raccontare di Sosa.)
Napoles es como a la Habana, pero se comer mejor, ridiamo tutti insieme a Sosa. Ama ir mojitando y el ron de Cuba, ma confessa di avere qualche problema di relazione con l'alcol, ultimamente.
Omar Sosa habla, habla, habla... Starebbe ad hablar hasta manana. Ma l'ascoltiamo con piacere.
Il concerto ha inizio dopo l'esibizione di due brave ed appassionate ragazze, Gerarda Ceglia e Hera Guglielmo, nell'ambito di "Avellino Suona Bene".
Entra Omar Sosa tutto vestito di bianco: kaftano, pantaloni palazzo, zuccotto a crochet. Porta il nastro scaccia-spiriti ed una sorta di fuoco fatuo/candela votiva in rosso tremulo. Sosa professa la Santerìa, un sincretismo di più religioni, Cattolicesimo compreso.
La performance di Sosa è altamente suggestiva. Per essere un autodidatta (o "empìrico" come si è autodefinito) del pianoforte, è fantasticamente bravo.
Come al solito, preferisco sedermi sulla gradinata. Il palco illuminato, contornato dal buio della serata, è un'ottima cornice ai suoni dell'arte di Omar Sosa. Il cielo è un velluto di seta blu. Mi sento bene, sono quasi felice e ho paura a confessarmelo: il mondo sembra in ordine e la musica è eccezionale. Omar Sosa live è tutta un'altra cosa, rispetto alle registrazioni e sono contenta di trovarmi qui.
Il secondo brano è ritmato come l'andar di un treno (elemento ricorrente nel jazz) per le Ande. Lo stile di Sosa è come una miscela di caffè: intenso, avvolgente, caldo, terreno, dai mille aromi e sentori.
Sosa si agita, si alza, freme sullo sgabello. Le sequenze di note sono incisive e vibranti.
Il sottofondo elettronico del quarto brano è un coro di cicale. Con il caldo di stasera ci sta. Omar Sosa è la fusione riuscita dell'anima di tre continenti. Ora suona un ritmo africano e lo declina magistralmente sul pianoforte, strumento così lontano dalla cultura tribale. É Aguas ed io chiudo gli occhi ritrovandomi in una canoa sul Lago Tanganika. Sento lo sciabordìo dell'acqua mossa dalle pagaiate calme. Maro', che bello!
Che bella serata d'estate! Calda, sì, ma è nell'ordine del cosmo.
Durante la seconda parte del concerto, do una sbirciatina allo smartphone: "Pullman precipita da un viadotto sulla A16 all'altezza di Monteforte Irpino..."
No, questo non è affatto nell'ordine del cosmo. Le note si aggrovigliano nella mia testa. Non posso più rimanere qui.
Che sia loro lieve la terra e luminoso il sogno.
Questo è il pezzo originale. La versione blog è lievemente diversa.
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