Nella chiacchierata tra me Giuseppe e l’Assessore viene fuori l’esistenza di una summer school di Matematica, con prospettive di accademia permanente. La “Diffiety School”, fondata nel 2001 con sede proprio a Santo Stefano, il cui ideatore, il Professore russo Alexandre Michailovich Vinogradov (docente all’Università di Salerno di Matematica) organizza dal 1998 seminari estivi sulla Diffeotopy. Mi sono documentata: la Diffeotopy è una nuova area di studio, centrale nella matematica moderna, che cerca soluzioni ai nuovi problemi generati dalla crisi degli approcci tradizionali collegati alle misurazioni non lineari, alle equazioni differenziali con derivate parziali (PDE) e alla descrizione non matematica dei fenomeni quantici. Piuttosto semplice, no?
Le finalità descritte nello statuto della Diffiety School sono un condensato di scienza. Ammetto la mia sorpresa, ma anche il mio grandissimo compiacimento, allorquando mi raccontano come e quanto si riempia il paesino di ragazzi provenienti da tutto il mondo che vengono a Santo Stefano per capire, studiare, confrontarsi, portando novità, cosmpolitismo, apertura mentale ed allargamento di orizzonti. La maggior parte dei ragazzi, infatti, viene ospitata dalle famiglie del posto.
L’Assessore Ricciardelli amplia il discorso e mi parla di altre Associazioni culturali molto attive nel Comune: “Tre Tigli” e “Levi Civita”. La prima “Ha come scopo il recupero della memoria storica del paese”, mi spiega il motivatissimo Presidente, Giuseppe Iallonardo, “poiché esiste solo un libro su Santo Stefano, risalente al 1814. Poi, solo tanti documenti ammucchiati ed in deperimento”. I venticinque iscritti (tra cui l’Architetto Nicolino Farese, autore di un libro sulla storia della Chiesa della SS.Annunziata) stanno provvedendo alla catalogazione ed al recupero dei fondi, dai quali trarre una pubblicazione ricca ed esaustiva. L’attuale Sindaco è stato molto sensibile all’argomento ed al progetto concedendo locali e supporto. Si chiama Tre Tigli in onore ai tre alberi secolari della Piazza principale, “Quelli che hanno visto passare tutti gli uomini e tutta la storia del paese, dominando l’Alta Valle del Sabato.” precisa con orgoglio Iallonardo.
La seconda associazione ha un sito dedicato (www.levi-civita.org) ed è nata dalla sinergia del Comune, della Diffiety School e dall’Istituto Italiano di Scienze Filosofiche (l’Istituto Marotta) di Napoli, con lo scopo di diffondere lo studio e le ricerche nell’ambito del Calcolo Differenziale e delle materie algebriche e geometriche correlate. È intitolata al Professor Tullio Levi-Civita, insigne matematico italiano vissuto a cavallo del 1900, senza i cui studi non sarebbe stata scritta la Teoria della Relatività.
La pioggia che sta flagellando il paese sembra scomparire e immagino Santo Stefano centro culturale e campus universitario per ricercatori. Esempi simili in Italia? Erice, ad esempio. Ma anche Ravello. Ravello è bella, garbata, cosmopolita e c’è il mare. A Santo Stefano il mare non c’è, ma la differenza pare si stia fermando qui. Che bello.
Giuseppe Pisacreta vuole a tutti i costi parlarmi della storia del paese. Parte dai Serpiceti, adoratori di Serapide, che scesero dai monti retrostanti verso l’anno Mille a causa di peste e terremoti. Le prime tracce d’insediamenti, però, appartengono ai Sanniti (ho visitato il ricco sito ufficiale del Comune). Tutta la zona della valle del Sabato è stata colonizzata da Romani e poi più massicciamente dai Longobardi (toponomastica e cognomastica ne portano ancora vistose tracce). Era una zona del passaggio ovest-est dei pellegrini che si recavano a Monte Sant’Angelo in Puglia (ne abbiamo parlato raccontando si San Michele di Serino).
Attraversando la storia, arriviamo fino al brigante Laurenziello, una specie di feroce Robin Hood, alla fine catturato e trucidato pubblicamente a Porta Puglia, praticamente vicino casa mia, quasi due secoli fa.
Il Paese ha due Santi Patroni: Santo Stefano Protomartire e San Vito Martire, di cui si conservano alcuni frammenti ossei nella Chiesa Madre. Mi dicono che San Vito, per il numero di reliquie in giro, avrebbe dovuto avere una dozzina di femori.
Il paese è il Comune capofila tra quelli dedicati a San Vito. Lo leggo pure su di una grande insegna all’inizio del Paese. La festa patronale in suo onore è molto ricca e coinvolge tutti i paesani nell’organizzazione, superando i confini di età, di censo e pure le diffidenze (spesso “odii”) tra fazioni politiche, vicendevolmente avversarie durante le campagne elettorali amministrative. Per recuperare i fondi è stata istituzionalizzata una sorta di raccolta perpetua, anche le regalìe in natura (partite di frutta, di carne, dolci, vino, salumi …) vengono battute all’asta (di solito aggiudicate ai nostalgici emigrati) per raccogliere le risorse economiche. A questo scopo, ad esempio, è nata l’usanza della “Rosamarina”, abete agghindato di agrumi portato per le vie dai “cantaturi”. Così, pure l’usanza di preparare e vendere i taralli nasprati a Pasqua. Mi dicono che i migliori sono solo quelli di Santo Stefano (me ne voglio ricordare per il prossimo anno) e mi raccontano di una certa Pippinella ‘a Tarallara, che impastava ed infornava i più buoni, anche su commissione. Tutte queste usanze erano – e tuttora rappresentano – momenti di aggregazione e mantenimento della socialità nella comunità.
È un paese ben tenuto ed anche molto amato. Questa è la prima impressione che comunico al Sindaco. Il dottor Ragano è un torrente in piena: racconta con fluidità e compiacimento del suo amore per il paese. Certo, è uomo avvezzo alla politica ed all’amministrazione (è stato Presidente della Provincia anni or sono) e premette di aver rinunciato, assieme con gli altri amministratori, a qualunque forma di indennità dal Comune. Ha le idee molto chiare: turismo, cultura e portanti viarie e ferroviarie snelle. Con i naturali derivati: agricoltura, artigianato e commercio. Niente PIP, ma ammodernamento del Piano Regolatore. Le caratteristiche climatiche della zona incentivano le coltivazioni di pregio (frutta e vitigni, perché Santo Stefano è ricca di acque) e le residenzialità d’elezione: nel paese vivono molti docenti universitari, tra gli altri. Sarebbe un vero errore non assecondare queste vocazioni spontanee. Il Sindaco si prefigura il paese come una sorta di polo scientifico-culturale, anche perché ci sono tutte le premesse ed i Corsi estivi del Professor Vinogradov sono una realtà quasi ventennale, ormai.
