Il Viaggio narrato in queste pagine si svolge in una sorta di tunnel spazio temporale. Come con la scorciatoia ipotizzata dalla Teoria della Relatività, attraverseremo nel tempo il territorio della nostra provincia descrivendo l’attività ed i materiali (detti “fondi”) conservati presso l’Archivio di Stato e fatti rivivere dall’impegno degli operatori che con amore se ne occupano e dall’entusiasmo della Direttrice, la dr Rita De Lucia.
L’istituzione archivistica statale risale al 1812. Dati e fonti sono elencati nell’ultimissima pubblicazione di quest’Amministrazione, edita in occasione dell’inaugurazione ufficiale della nuova sede presso un’ala del carcere Borbonico di Avellino.
Lo spunto per andare a visitare l’Archivio di Stato è stato fornito proprio da questo catalogo di dati e date.
Un Archivio di Stato è parte della galassia del Ministero per i beni e le Attività Culturali.
Conserva documenti storici catalogati con competenza e dovizia e - come dice la Direttrice – ricostruisce attraverso questi la storia dei luoghi, fornendone le testimonianze reali.
Nonostante le carte e l’antichità di queste, l’Archivio è un luogo vivo, che parla e non si fa solo consultare. Tant’è che da qualche anno in qua, uno degli obiettivi di questo Ufficio di Avellino è quello di andare “oltre” le carte e di illustrare ed accompagnare i documenti della storia irpina racchiusa in faldoni e fascicoli.
Nascono così gli eventi e le esposizioni di oggetti e materiali raccolti con pazienza e passione da Rita De Lucia e dai suoi collaboratori e donati o prestati dagli irpini. Dal 2001 sono state organizzate circa una ventina di eventi-esposizioni su vari argomenti inerenti l’Irpinia, tra questi: le Corporazioni Religiose, la Transumanza, i Capitoli Matrimoniali, l’Alimentazione, l’Acqua, l’Arte in Irpinia, il Carcere Borbonico, il Decennio Francese, la Protoindustria in Irpinia (con la collaborazione dell’Università di Salerno), le Neviere, Com’eravamo (con il Comune di Avellino).
Questi sono alcuni degli aspetti del percorso irpino nella storia e nella società, e le mostre allestite hanno esposto gli oggetti di quei tempi e le prove di quegli accadimenti.
Quadri, libri e registri, ma anche abiti, oggetti, utensili agricoli ed industriali. Tessiture, lettere e diari dal fronte, dotari di nubende, foto e dagherrotipi, locandine di film, soprammobili casalinghi e arredi sacri. Non è un museo, perché le installazioni non sono fisse: è rendere oggettuale il testo racchiuso nei fondi.
I fascicoli più consultati tra quelli conservati nell’Archivio di Stato risalgono al 1400, sono i cosiddetti “Protocolli notarili”, dai quali si possono tranquillamente desumere le discendenze e le genealogie familiari.
Altro corpus poderoso è il catasto onciario, risalente al 1700. Com’è noto, il catasto onciario è una mappatura descrittiva – per altro molto dettagliata e di grande utilità tributaria - dei luoghi e delle persone, aggregate o no in fuochi (famiglie in un’unità abitativa). La valutazione reddituale era fatta in once, da qui il nome. I catasti onciari sono una fonte ricchissima per la sociologia storiografica.
Altro fondo di notevole interesse è la Regia Udienza, una raccolta di centodiciassette vertenze instaurate tra i Comuni ed i feudatari, dinanzi alle regie corti. La maggior parte di queste vertenze risale al 1800.
Una raccolta particolare è rappresentata dalle statistiche murattiane sulla fame nel Principato (così era definita la zona in cui ricadeva l’odierna Irpinia). Tale compendio doveva essere prodromico all’attività di recupero socio-economico del governatorato francese. Ma le cose andarono diversamente.
Vorrei soffermarmi su di una particolare ricerca (pubblicata anch’essa) relativa alla proto-industria irpina. Il periodo considerato parte dal 1500 circa fino ai primi anni dell’Unità d’Italia. Si tratta di aziende molto piccole legate alle concessioni dei feudatari (nel nostro caso i Caracciolo) che rappresentavano una specie di Stato.
È stato per me affascinante - come entrare per la prima volta in un luogo sconosciuto e sentire il brivido della scoperta - leggere nomi e luoghi delle prime aziende strutturate sul territorio: ferriere innanzitutto, per via dei mulini – ben centoquattro - lungo gli importantissimi corsi d’acqua che attraversavano la provincia, e poi, le ramiere, le macine per il grano, qualche cartiera, qualche pastificio (sempre per via del tanto grano proveniente dal Principato Citra, noi stavamo in quello Ultra).
Queste industrie legate ai flussi d’acqua vennero meno quando furono inventati nuovi tipi di mulini e motrici alimentati da fonti di energia diverse dai corsi d’acqua, potendo essere così essere dislocati dappertutto nel nuovo Stato.
Ho potuto vedere gli elenchi delle proto-aziende, tutte a carattere familiare, in cui la forza-lavoro femminile era fondamentale, come da sempre lo è, d’altronde. La mia sorpresa è che gli elenchi ne parlino, che gli elenchi abbiano censito e raccolto i nomi di quelle donne, che ne abbiano testimoniato il valore socio-economico.
Un’altra attività tipica dell’Irpinia, terra montuosa e fredda, erano le “neviere”. Fossi in cui si pressava la neve alternata a paglia per conservarla oltre l’inverno. Se ne pressava tanta da romperla in blocchi e trasportarla a valle con i carri. Tre, ovviamente erano i posti delle neviere di tipo aziendale, il Partenio, il Terminio e Verteglia, che componevano la cosiddetta ‘cresta delle neviere’.
Inoltre, a proposito di montagne, c’era una vera e propria industria legata al bosco, purtroppo perduta con la desertificazione urbana. Anche questa è stata censita, elencata e descritta, con numero di addetti e giornate lavorate.
Una curiosità: l’Irpinia aveva una discreta attività tessile, con le gualchiere, che producevano rinomati cappelli di feltro.
