Domani (31 maggio) esce un libro, un dialogo tra ‘una di destra’ e ‘una di sinistra’. Le due sono Alessia Mosca (del piddì) e Flavia Perina (ex AN, ex direttora del ‘Secolo d’Italia, ora FLi) e il libro ha per titolo “Senza una donna”.
Traggo spunto da un articolo del Corrierone (perché il libro non ce l'ho ancora) e ne comprendo i contenuti: potere, famiglia, diritti, donne e discriminazioni.
Temi trasversali (non hanno colore politico) ed a me cari: ci ho scritto e ci scrivo lenzuolate.
La Alessia ha anche due blog (www.alessiamosca.it e www.donnealvolante.it) ed una pagina su fèisbuk, dedicata al libro che sta per uscire.
È meritorio sottolineare che i temi della parità, delle pari opportunità e delle pari possibilità siano bi-partizan. Complimenti, quindi, alla Perina ed alla Mosca.
Ancora più importante, personalmente, è raccontare di alcune evocazioni che il titolo del libro mi ha suscitato.
Tanto per cominciare, è il titolo di una (bella) canzone di Zucchero. A suo modo, l’autore, ha cantato dell’inutilità di un uomo senza una donna.
Poi, il titolo del libro mi ha ricordato uno spiazzante romanzo di Hugo Gonçalves, “Il cuore degli uomini”, in cui si racconta di una civiltà senza le donne. Dopo averlo letto, mi sono accorta che il mondo descritto nel libro sarebbe esattamente come lo immagina Gonçalves, se questo mondo esistesse. E sono anche sicura che in qualche parte del mesencefalo (o cervello primitivo) maschile, l’immagine (o il desiderio) di questo mondo senza donne è ancora intatta ed intoccabile. Perché descrivere un mondo senza donne? Per affermare la loro indispensabilità? È sbagliato, ma talvolta efficace, come nel caso del libro dell’autore portoghese.
Che mondo sarebbe senza donne? Che economia sarebbe? Lo hanno detto (e scritto) anche degli extracomunitari. Se una mattina gli extracomunitari d’Italia smettessero di lavorare, l’economia si fermerebbe.
Donne ed extracomunitari. A loro modo, due minoranze, due ‘riserve indiane’ o due ‘risorse’.
Odio la parola risorsa. Che significa? È un giacimento da sfruttare? Una cosa che dopo averla usata (talvolta abusata) ed esaurita la butti via? Risorsa, come fosse un serbatoio suppletivo, o una scoperta tecnologica o una figura del capitalismo. Risorsa, come scoprire una sorgente d’acqua da captare. Una risorsa, in ogni caso, implica un uso, un utilizzo, uno sfruttamento ed infine, un esaurimento, un termine. 'Risorsa' è un concetto ‘proprietario’. Esattamente com’è l’antropologia di genere oggi in Italia: proprietaria, talvolta predatoria, con implicazioni violente, di certo aggressive.
L’altra faccia della medaglia è, invece, narrare di buoni esempi, di buone pratiche ed esperienze.
Perché elencare esempi di donne che ‘ce l’hanno fatta’? A fare cosa? A vivere dignitosamente? A sopravvivere in un mondo maschilista? A farcela nonostante il maschilismo? Mi sembrano tristi – per quanto necessarie come le quote rosa -- le tassonomie di buone pratiche, tra l’altro sempre frutto di iniziative personali, mai di un moto di protesta per l’andazzo miserevole in questo nostro Paese, il più maschilista d’Europa.
Né vittime, né eroine: le donne, semplicemente, sono.
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