Tirando le somme sull'esperienza in Fiera, in questa terza parte mi tocca raccontare anche dei lati negativi.
Alla Fiera del Libro c'era anche una fauna umana incredibile e tutta affannosamente concentrata in un posto. Al di là di tanta normalissima gente che vedeva, curiosava, comprava o semplicemente passava una mezza giornata diversamente, ciò che mi ha fatto ridere assai sono stati i volti di quelli che a me sono sembrati intellettuali albagici (si fas est) con un aspetto livoroso, quasi come a dire 'Che ci fa tutta questa gente qui?'. Camminavano con le sopracciglia alzate e lo sguardo sufficiente di chi deve condividere, a forza, qualcosa con qualcuno che non gli garba. Intellettuali e intellettualoidi come critici della domenica immersi in una sorta di segalignità mentale; qualcuno con nuance new age; qualcun altro shabby; qualcun altro ancora con nostalgie sessantottine.
Più odiosi di tutti erano i crocicchi che sostavano ai varchi, agli incroci dei corridoi ed in cima alle scale, perchè impedivano alle persone di andare avanti: manco l'educazione di spostarsi a lato per non impedire il flusso.
Girando per gli stand, tra tanta roba buona, spesso, però, trionfavano teorie di titoli ad alto tasso di retoricità (non retorica, che è un'altra cosa), grevi di una presunta creatività, indice solo di mania di grandezza, o semplicemente per impressionare compratori. La maggior parte degli shoppers (rigorosamente cartacei) erano però pieni di cataloghi, brochure, calendari e segnalibri: tutta roba gratis. I ragazzi assaltavano gli stand degli e-reader per provarli.
L'ho già detto che solo i titoli di cucina non hanno conosciuto crisi e che io stessa ho voluto partecipare ad una snobbissima, ma interessante, presentazione di un libro di cucina kashèr (altresì conosciuta come kòsher, nello slang newyorkese), dove ho imparato che c'è un dolce denominato zukkoth -- termine ebraico che significa capanna -- a forma di ... zuccotto. Il buffet a corredo della presentazione è andato a ruba ed a me è toccato un ultimo bruciatissimo biscotto, di quelli senza latte e pieni di canditi, come spesso li trovo al Ghetto di Roma. A me -- pur filopalestinese in politica -- interessa molto la cultura ebraica. Specialmente i dolci!
Le presentazioni organizzate alla Fiera sono sempre state affollate, anche perchè è l'unico posto dove si può trovare un posto a sedere. Come pure alla postazione di Fahrenheit a piano terra. Un po' fighettini, per la verità, quelli di Fahrenheti, ma tant'è. I tavolinetti davanti al palco erano presidiati permanentemente: non c'era una sedia libera neanche ad appostarsi per ore. Sapete com'è, era un luogo ad alto potenziale di VIPs e la gente ama fare foto con il cellulare e taggarsi su fèisbuk...
Dopo due giorni di full immersion, la luce al neon degli stand mi ha provocato un'emicrania con auree a raffica. Così, io è il mio instabile zaino-trolley ce ne siamo ritornati con la Metro a Tiburtina, per aspettare il pullman pre-serale e fare ritorno nella provincia interna del sud.
That's all, Folks!
Marika
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