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(Originale pubblicato su Ottopagine il 23 febbrai0 2010)

Le origini di Aiello del Sabato (prima del 1863 era denominata del Principato Ultra) si confondono tra storia e leggenda. Non c’è molta archeologia per dettagliare le tappe di colonizzazioni e di stratificazioni etniche. Più o meno, le vicissitudini di questo “piccolo agro” (Agellum da ager ‘campo’) seguono le vicissitudini di Atripalda e di tutta l’area denominata più globalmente Sabatia.

Per l’urbanistica storica, il paese s’inserisce a pieno titolo nella configurazione a casali che fu dei Longobardi, assai numerosi e presenti in tutto il territorio fino al mare verso ovest.

Il viaggio di oggi è tutto dentro la realtà sociale di una piccola comunità, più che una descrizione di storia e geografia, ovvero delle emozionalità varie ed eventuali che un viaggio suscita. Per questa volta, ho ritenuto fosse altrettanto interessante viaggiare tra i racconti di coloro che si occupano delle persone sul territorio. Spesso, l’attività sociale ed amministrativa in un Comune viene travisata (in bene ed in male), così o voluto “nasellare” (impicciarmi benevolmente) ad Aiello. Con la gentile complicità del Sindaco, che ringrazio.

Arrivo al Municipio in una ventosa e piovosa giornata di febbraio.

Il Sindaco, simpatico, attivo e preciso, ha organizzato una specie di forum con quasi tutte le realtà sociali di questo paese di 3800 abitanti.

Ad attendermi, trovo la Preside, il Maresciallo dei Carabinieri, il Parroco, il titolare del bar più centrale, alcuni imprenditori, i rappresentanti delle associazioni, parte della Giunta e il Direttore del Piano di Zona. È forse la prima volta che si ritrovano tutti assieme per raccontare Aiello dai loro osservatori sociali e civici. Mancano il Farmacista, il Direttore dell’Ufficio postale e l’edicolante per avere l’iconografia classica di un paese.

La stanza del Sindaco è ampia e ci raccoglie tutti.

Aiello è incuneata tra i territori di altri Comuni molto simili (come Cesinali, San Michele di Serino, Santo Stefano del Sole) e l’integrazione, la cooperazione e la messa in comune di risorse e servizi tra queste piccole comunità è quasi un obbligo, oltre che un’opportunità, nonostante la conurbazione stretta con Avellino ed Atripalda, delle quali sembrano appendici residenziali.

L’integrazione e la condivisione, ad esempio, cominciano dalla scuola. Il Sindaco è convinto che sia la prima istanza per la formazione di un cittadino. Il mondo dei bambini e dei ragazzi è molto curato da parte del Sindaco e dell’Amministrazione. Sono già due anni che è stato eletto il Consiglio Comunale dei Ragazzi e c’è pure un Baby Sindaco, e tutti loro hanno sempre delle osservazioni e delle proposte da rivolgere ai veri Amministratori, come l’istituzione del parcheggio rosa, per le mamme in attesa.

La Preside della Scuola Media Statale, Ivana Giorgetti (una dolce marchigiana) elenca dati e caratteristiche degli alunni extracomunitari: il folto gruppo dei cinesi, soggetto ad un veloce turn over (qui arrivano di passaggio prima del balzo verso il nord-est o in Toscana, per imparare la lingua ed il lavoro) o i ragazzi albanesi di San Michele di Serino, i più integrati e stabili. I ragazzini sono i primi mediatori linguistici tra di loro, per esigenze di gioco innanzitutto. Tutti gli alunni sono molto seguiti ed i risultati si vedono dalle iniziative alle relazioni sociali ed interpersonali.

Il Comune indice ogni anno un bando per circa 30 borse di studio per i meritevoli, dalle elementari all’università: è un modo per ancorare i ragazzi all’impegno ed alla comunità.

Più in generale, il tasso di protezione sociale è abbastanza alto in questo Comune, come mi conferma Carmine De Blasio, Direttore-Coordinatore del Piano di Zona A6.

Ciò si deve alla forte cooperazione che, giocoforza, deve essere mantenuta e rafforzata. In definitiva, però non ci sono emergenze sociali dominanti: le attività dei servizi sociali si estrinsecano nell’ampliamento della copertura assistenziale, nonché in una capillare azione di comunicazione. La condivisione dei problemi aiuta anche la solidarietà.

Molti sono i progetti attuati dal Piano di Zona (Nessuno è straniero a scuola, Reddito di cittadinanza, Adozione sociale, educativa domiciliare per i minori a rischio, corsi pre-parto, SOS genitori, Banco alimentare). Uno dei più interessanti, anche perché tutto fondato sulla solidarietà – che va insegnata per essere praticata – è “Mi Affido”. L’idea nasce dall’esigenza di trovare una casa accogliente ed in loco per circa 50 bambini (residenti nell’area consortile) allontanati dalle famiglie. Così, si insegna alle famiglie, iscritte all’Anagrafe delle affidatarie, ad accogliere questi bambini con disagi.

Poiché il rischio è sempre quello della autoreferenzialità delle istituzioni, degli organismi e degli Enti preposti alla cura sociale della popolazione, è fondamentale informare e formare le cittadinanze dei Comuni ricadenti nel Consorzio. Un comune può diventare un’officina di idee, se e quando tutti costruiscono i tasselli di solidarietà. Prima, il maestro della scuola era il primo psicologo ed il primo assistente sociale, ora è più facile che una collettività possa prendersi in carico sé stessa, laddove i problemi vengano esplicitati e rimessi alla discussione ed al confronto collettivo. Il rischio è di mancare il follow up (continuità) di dialogo ed attenzione all’interno della comunità. Aiello, finora, ha dimostrato una buona risposta solidale.

Il Parroco, Don Salvatore (che è anche il Cappellano dell’Ospedale Moscati), dice la sua sul comportamento pastorale. Una delle caratteristiche di Aiello, data la sua continuità e contiguità con il capoluogo, è l’essere scelta come residenza d’elezione da chi vuole vivere in tranquillità costruendosi una casa con giardino o da chi cerca un’abitazione a costi d’affitto inferiori.

Ciò restituisce alla comunità un non completo distacco dalle originarie consuetudini eucaristiche. Infatti, le tappe pastorali vengono spesso raggiunte nelle parrocchie di provenienza. C’è, sì, uno “zoccolo duro” composto dai paesani doc, ma la comunità dell’agro di San Raffaele, ad esempio, si sparpaglia tra le chiese di Bellizzi e Contrada, tra i cui territori s’insinua.

Il Parroco nota che gli Aiellesi tendono a risolvere i problemi all’interno delle famiglie, evitando l’apertura verso la comunità. Solo una gravità estrema – per lo più di natura economica - li porta talvolta a rivolgersi anche alla parrocchia, tra le ultime istanze.

Un suo cruccio è la latitanza dei giovani alle iniziative parrocchiali.

Anche Sebastiano Gaeta del Forum dei Giovani del paese si lamenta della stessa cosa. In generale, sono circa una mezza dozzina le associazioni operanti ad Aiello. Eppure, non c’è molta voglia di partecipazione. Sarà la vicinanza con centri attrattivi più grossi, sarà l’epoca, sarà la mancanza di centri attrezzati di aggregazione, ma resta il dato di carenza partecipativa.

Il Forum dei Giovani ha una sede presso la Casa Comunale (come pure la Pro Loco). Pubblica un periodico: La Voce di Aiello, in cui leggo molte esortazioni alla cooperazione.

Anche Carmine Preziosi, dell’Associazione Giovanile Arcobaleno conferma. L’attività dell’Arcobaleno è in sinergia con la parrocchia ed il Comune. Contribuisce all’organizzazione degli eventi culturali e folkloristici del paese (descritti più oltre) e gestisce nel salone parrocchiale una specie di area ludica per i ragazzi.

I portavoce della contrada di San Raffaele confermano questo odi-et-amo con il nucleo centrale del paese, perché l’agro in questione identifica una piccola comunità che si riconosceva in una chiesa privata all’interno di una villa. Ora la Chiesa è inaccessibile e la comunità cerca un altro centro di gravità. San Raffaele, nei miei ricordi, è sempre stato il posto dove trascorrevo parte dell’estate, nella casa di campagna di amici dell’adolescenza. Tra i racconti sotto il portico e le partite a ping pong nella legnaia trascorrevamo i dorati giorni di settembre pre-scuola. Ora, per arrivarci, non c’è più quella stradina stretta e tortuosa, dove ci perdevamo spesso. La zona si è più densamente popolata e cerca una riconoscibilità comunitaria legata al territorio. Basti pensare che il giorno più importante per l’agro di San Raffaele è il Lunedì in Albis, dedicato all’uscita nei prati e nei boschetti della zona.

Aiello è immersa nel verde, la sua conformazione orografica tra i colli la rende umida al punto giusto per le coltivazioni da orto e vitivinicole (di pregio): diciamo pure che è un giardino.

La produzione di ortaggi e la vicinanza con Avellino ed Atripalda diffuse nei tempi andati l’attività di commercio ambulante da parte dei contadini. È un luogo comune tradizionale che i carrettini con la verdura provengano tutti da Aiello.

La caratteristica storica di questo paese è il bosco. Il Bosco di Aiello è stato fondamentale per l’economia antica di questa comunità. La legna (e i prodotti agroalimentari boschivi come nocciole e castagne) nei secoli hanno segnato le tradizioni, oltre che la nascita di un artigianato ad hoc: botti, tini, mastelli, intagli, pali per le colture, scale. Una delle testimonianze culturali di questa tradizione è il Palio delle Carrozzelle, i carrelli bassi per il trasporto della legna da ardere, presso le abitazioni. Il bosco aveva una destinazione di uso civico, ovverosia era a servizio della comunità che da esso traevano risorse economiche distribuite tra la popolazione. Ecco il perché del trasporto della legna alle abitazioni. Questa costumanza ha condotto alla rievocazione della tradizione attraverso il Palio, la Corrida e il Focarone in piazza, nella terza settimana di gennaio, in occasione della festività di S. Antonio Abate (Sant’Antuono, quello del porcellino, da non confondersi con il frate Antonio da Padova).

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Aiello del Sabato - prima parte
Tag(s) : #reportage in Irpinia
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