(Originale pubblicato in data 29 aprile 2010 su Ottopagine. Le bellissime foto sono di Mario Guerriero. #hodettotutto)
Piove sempre, piove ancora, anche a fine aprile. Ci sono degli anni terribilmente piovosi in Irpinia. Me ne ricordo uno durante il quale piovve fino a fine giugno, quasi ininterrottamente. Andavo al lavoro ancora con il pullover.
Parto per Capriglia sotto la pioggia: i Picarelli, le curve, San Felice e poi a gomito a destra. Ad un certo punto la strada si restringe e salgo verso il centro inerpicandomi in un vicolo accanto alla Chiesa di Sant’Antonio.
Capriglia è vicina al Capoluogo. Consta di cinque frazioni: Casale, San Felice, Embriciera, Marzano e Cioppolo. Diciamo che non c’è un vero e proprio centro, solo tante piccole o medie urbanizzazioni sparse, che punteggiano con regolarità tutto il territorio comunale. Infatti, attorno al Municipio (centro storico) non vivono più di 60 famiglie, il resto è nelle frazioni o nelle contrade. Il nome del paese è assonante alla pastorizia, come conferma pure lo stemma comunale.
È inserita nell’area DOCG per l’Aglianico, eppure – mi dicono – non c’è neanche una’azienda di produzione nell’agro comunale. L’unico produttore vinicolo di Capriglia ha la cantina a Summonte. A Capriglia – m’informano – c’è molto in tema di enogastronomia e di storia, e questi potrebbero essere i due elementi per uno sviluppo turistico (e quindi economico) sicuro, data l’amenità del posto e la vicinanza con i grossi centri. Un esempio di sviluppo turistico è rappresentato dalla località di Pozzo del Sale, zona termale che sarà a questo scopo attrezzata e promossa. Invece, mi raccontano demoralizzati alcuni abitanti, si era pensato a farne un insediamento industriale: “Di quali industrie, se in Irpinia stanno chiudendo?”. La gentile Consigliera Comunale, l’Avv. Gerardina Macchia – interpellata a tal proposito – mi racconta, invece, che il progetto è ultimato e che le Terme di Pozzo del Sale saranno presto una realtà. Questa è una bella notizia.
Non è difficile arrivare a Capriglia, perché ha tre accessi, compresa la strada nazionale. Eppure, l’ultima corsa pubblica è alle 14.30: raggiungere il paese oltre di questo orario è impresa ardua per chi non ha un mezzo di trasporto proprio. Mi raccontano che una pittrice si era innamorata del luogo tanto da trasferircisi, ma poi se ne andò via perché, appunto, non aveva l’auto.
Immersa nel verde, Capriglia è davvero un bel posto, geograficamente parlando. Ci si arriva veloci anche da Benevento e dalla Chiesa di San Nicola di Bari (patrono del paese) si vedono tutti i Comuni della fascia da nord a sud, girando per oriente: Summonte, Sant’Angelo a Scala, Pietrastornina, Grottolella sono i più prossimi. Lungo i muri di questa Chiesa e nella torre campanaria sono incastonate alcune stele romane, segno di antichi insediamenti, come è raccontato anche nel sito dedicato al Paese (www.caprigliairpina.com), molto semplice e chiaro (essenziale direi) e pieno di belle foto, seppur ancora privo di troppe delle sezioni annunciate. Anche dal sito, però, si evince che l’animazione territoriale è poca. Spesso, noi irpini identifichiamo Capriglia semplicemente con un bel posto per costruirci la villetta dei nostri sogni, vicino al Capoluogo, per rinchiuderci meditando mentre potiamo le rose o annaffiamo il prato.
Il paese di 2500 abitanti rientra a pieno titolo nella fascia del Partenio, fuori, però dalla Comunità Montana, per via della carenza del requisito dell’altitudine.
La prima frazione che s’incontra, arrivando da Avellino, è San Felice, un rosario di nuove costruzioni, di villette a volte manierate. In ogni caso, appare come un borgo piuttosto ridente per l’automobilista in transito. L’unica festa del paese è in onore di questo Santo che dà il nome al borgo, la cui Chiesa è stata ristrutturata con fondi della Conferenza Episcopale Italiana (così recita la targa). Spesso s’identifica il paese con questa frazione o con quella di Marzano, detta “giù” dagli abitanti del centro storico, perché più viva in quanto ospita alcuni servizi essenziali per la vita civile: la Posta, la Farmacia, un supermercato, qualche locale di ristorazione, anche di qualità.
Arrivati in centro (che si trova in alto rispetto alle frazioni), però, il contesto cambia. C’è solo un bar, un “Tabacchi” ed un minimarket aperto da poco. Il centro è vissuto solo di domenica, per via delle funzioni religiose, quando ci si ritrova tutti nella piazza antistante il bar di Massimo e Simona.
Chiedo loro, che sono giovani, perché sono rimasti a Capriglia ed hanno reinvestito in quest’attività commerciale. Massimo aveva un ”posto sicuro” ad Avellino, ma ha scelto di portare avanti l’antico bar della famiglia, aperto ormai da quasi mezzo secolo: “Nonostante lo spopolamento del centro, il paesino è comunque a misura d’uomo ed è più facile da vivere.” Dice che la sua è una scelta di amore verso le origini, ma è anche l’abitudine della gestione del bar di famiglia che l’ha ancorato qui. Riesce a “camparci” con la sua famiglia, anche perché è come se fosse in “regime di monopolio”, data la carenza di esercizi pubblici.
Il bar di Massimo si affaccia sul parcheggio-belvedere accanto al Municipio (che consta di due edifici). Sarà la giornata grigia o il grigio del troppo cemento, ma le dolci collinette e gli ordinati vigneti che si ammirano verso sud ovest non mi sembra abbiano quella giusta cornice che si meritano.
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