(Originale pubblicato il 6 aprile 2010 su Ottopagine.)
Nel maggio dell’anno scorso ero scesa all’Oasi di Conza ripromettendomi di ritornarvi e di quella visita ho raccontato su queste pagine.
L’occasione per tornare presso il lago si è data lo scorso sabato 27 marzo, in occasione della giornata internazionale che il World Wildlife Fund ha organizzato per sensibilizzare la popolazione mondiale sul destino del nostro mondo. Per un’ora (dalle 20.30) in centottanta città del globo le municipalità hanno spento l’illuminazione pubblica, durante l’Earth Hour, un’ora per la Terra.
Anche il Comune di Conza ha spento i suoi lampioni, così nell’Oasi sull’invaso artificiale dell’Ofanto (una delle dieci Oasi WWF non marine della Campania) è stata organizzata una serata dedicata alla conoscenza dei rapaci notturni.
Attrezzata con giaccone di panno pesante e stivaloni imbottiti di gomma guido veloce (meno di un’ora da Avellino) verso quest’Oasi catalogata come “lago fluviale e bosco igrofilo”. L’Oasi di Conza è stata realizzata mediante il cofinanziamento dell’UE del POR Campania (Agenda 2000).
Il neo Direttore, Marcello Giannotti, ragazzo molto preparato, ha raccontato ad una cinquantina di invitati (passaparola via e-mail) nella sala didattica, tutto ciò che si sa di gufi, civette, allocchi, assioli e barbagianni. Mediante foto, disegni, grafici e registrazioni acustiche, il mondo dei rapaci notturni si è disvelato nelle sue curiosità naturalistiche, etologiche e fantastiche. Dalle civette (animale sacro alla dea Athena, effigiato sulle dracme e per questo di grandissimo auspicio) fino al più popolare e divertente gufo reale, l’Anacleto della Disney, o a quello più attuale: il gufo delle nevi di Harry Potter.
Abbiamo scoperto collettivamente cos’è che ci inquieta di questi abilissimi predatori: il loro antropomorfismo. Con i loro occhietti frontali, la postura eretta, il loro camminare e non saltellare, i ciuffi che ricordano i padiglioni auricolari, l’estrema mobilità cervicale che consente loro di girarsi a testa in giù, sono state ritenute (in bene ed in male) creature magiche, perché non annoverabili tra gli uccelli normali. Addirittura, ora si ipotizza che tutta la tradizione di leggende di elfi e folletti parta dal travisamento di questi uccelli nel crepuscolo quali piccoli ominidi, anche perché queste specie si organizzano e si integrano con le comunità antropiche.
I rapaci notturni sono perfette macchine per la caccia: vista, ma ancor di più udito fenomenali consentono loro di cacciare piccoli animali (dalle lepri alle arvicole), pesci ed insetti. La loro caratteristica è di predarle ed ingollarle, senza sbranarle o sbocconcellarle. Successivamente rigurgiteranno tutte parti non commestibili della vittima in composti ovoidali compatti (le borre) utili agli ornitologi per capire la composizione, nonché le patologie faunistiche ed eco-sistemiche dell’ambiente. In un anno, uno di questi rapaci può eliminare circa 350 topi. Funzionano meglio delle trappole e dei composti chimici ratticidi. Ho scoperto, nasellando sul web, che nella biblioteca di Salamanca, da tempi remoti, viene favorito l’ingresso notturno (attraverso finestroni sempre aperti) a gufi e civette, per eliminare i topi e salvare i libri.
Poichè sono arrivata al’Oasi in orario di luce, ho ripercorso i sentieri di osservazione, fermandomi in un rifugio per il birdwatching delle cicogne. Nell’Oasi ne vivono tre: Michele, Nerone e Margotta. La speranza è che il lago diventi zona di riproduzione di questi trampolieri, e non solo posto di ristoro durante le migrazioni.
Il lago artificiale (in questo periodo alla sua massima ampiezza) è di un bel blu profondo, leggermente increspato. La luce è tersa e lo sperone di Cairano si staglia nitido. C’è molto vento e nuvoloni grigio-blu corrono nascondendo a tratti il sole. Il silenzio pressoché irreale del posto, a noi cittadini, logorati da un traffico isterico ed inspiegabile per il nostro piccolo capoluogo, fa sembrare tutto troppo sauvage.
È ancora freddo, nonostante l’equinozio abbia segnato la fine legale ed astronomica dell’inverno, così rientro nel centro visite a chiacchierare con gli operatori ed i volontari. Ritrovo Maria, la ragazza calabrese (volontaria) che mi raccontò degli Svassi e faccio la conoscenza di Filomena Masini (guida) che si adopera per spiegare delle attività del WWF.
Negli opuscoli disponibili nel centro visite sono illustrate tutte le specie presenti. C’è anche un sito (che andrebbe aggiornato, però!) con belle foto. Ci sono reperti faunistici e prodotti del posto: erbe, spezie e miele.
Per l’occasione, i responsabili dell’Oasi (il Direttore Giannotti e Filomena già citati, Mario Rosamilia e Giulio Masini – operatori) hanno allestito due buffet, prima e dopo la nostra (infruttuosa) escursione con le lanterne alla ricerca dei rapaci da allertare con richiami registrati: forse i gufi si sono spaventati dal nugolo di luci vocianti che d’improvviso hanno violato la pace della sera.
Dichiaro di essermi divertita, nonostante il vento ed il freddo incombente, e voglio pure confessare che i fusilli fumanti e filanti erano molto saporiti.
Le prossime attività pubbliche avranno luogo in tre domeniche di maggio (9, 16 e 23), in occasione della Festa delle Oasi 2010 (l’altra Oasi WWF in Irpinia è a Senerchia, in una zona di lupi, falchi martore e pini neri). Per informazioni: 0827 39479 o www.lagodiconza.it .
Va da sé che ci ritorno, anche senza fusilli.
