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Villamaina - Prima parte

Per il mio viaggio a Villamaina ho scelto tre giovanissimi accompagnatori, Roberto, Tina e Antonio. Simili per la loro giovane età, diversi per indole, scelte e prospettive. Uniti da Villamaina e costretti in un orizzonte che in Irpinia si stringe sempre di più.

L’incontro è in un pomeriggio di quell’ultimo agosto, quando la luce ancora soffre del rosso caldo estivo e non è ancora di quella luminosità brillante e nitida che fa di settembre – immancabilmente -- il miglior periodo per fotografare.

Il posto per il rendez-vous è la “solita” piazza Risorgimento, il soggiorno del paese, là dove ci passano tutti, dove tutti trovano qualcuno, perché c’è sempre qualcuno.

Prendiamo un caffè al baretto, dove facciamo la prima tappa del nostro viaggio-intervista. Taluni, incuriositi, si fermano qualche istante. I miei tre amici sono parecchio disinvolti e cominciano a parlare scambiandosi i pareri, come se per la loro intera esistenza non avessero fatto altro che partecipare a talk-show di approfondimento socio-politico-culturale.

Roberto è quello che conosco da tanto. Sempre sorridente, sguardo dolce nonostante i lunghi capelli crespi ed altrettanto lunga barba su abbigliamento grunge. È il fratello della mia cara amica Franca, mamma-architetto reinventatasi grandissima cuoca-gourmet nel ristorante che, assieme al marito Tonino, gestisce a Gesualdo. Roberto, Assessore alle Politiche giovanili del suo Comune (fa parte di un gruppo autonomo fuori della maggioranza, ma a loro va bene così, perché, intanto, cercano di operare), studia a Napoli, ha scelto di specializzarsi in cooperazione e sviluppo, così per vocazione: “Perché mi piace. Ma tanto non serve qui. Alla fine dell’università dovrò inventarmi qualcosa, perché è qui che voglio rimanere.”

Ha ragione, e lo conferma anche Tina, laureata in Lettere a Firenze, specializzata in Teatro. Una vita binaria, sempre nel confronto di due realtà (Firenze e Villamaina, il nord e il sud, le opportunità e il deserto) che non si incontreranno mai. “Qui tutto è molto più difficile. Ma io non me la sento di disperare.” Va e viene da Firenze, dove talvolta trova un progetto da portare avanti. Prova ad animare le estati a Villamaina. Per quest’anno, per esempio, ha portato in scena il teatro dell’assurdo di Ionesco (nelle immagini trovate due momenti dello spettacolo). “È stato un buon successo, nonostante la particolarità del genere teatrale scelto.” Assieme all’Associazione Realidad, che consta più di simpatizzanti che di iscritti – ma tant’è – sono stati organizzati alcuni eventi: concerti, presentazione di libri e teatro, appunto. In qualità di Assessore alle Politiche Giovanili, Roberto è stato il curatore dell’Estate Villamainese 2010. Non basta, ovvio che non basta. Il futuro è buio. Per Roberto c’è bisogno di una politica territoriale migliore, tipo un’agricoltura imprenditoriale (ci sono le terre e le risorse umane), per Tina passerebbe per l’artigianato di qualità. L’agricoltura, già. Mentre arrivavo qui, ho costeggiato i campi di granturco nel tramonto arancio e fuxia: belle terre davvero. Antonio, invece, ha scelto di laurearsi in ingegneria energetica ed i suoi genitori gestiscono un bed&breakfast. Non dimentichiamoci che Villamaina ospita le terme di San Teodoro, ma ne parliamo più appresso. Antonio, dunque, avrebbe lo sguardo lungo, perché le energie alternative (che fanno parte della green economy) sono l’approdo del terzo millennio. A vederli questi tre ragazzi sono teneri, con le loro prospettive così diverse, seppure nello spazio dei pochissimi anni che li separano.

Ma cosa c’è a Villamaina per tirare a campare i 700 abitanti circa (all’ISTAT sono un po’ meno di mille)?

Nei poli industriali (FMA, EMA, Alcatel, Ferrero) lavora qualcuno. In loco c’è un’azienda, la SISAM, che lavora la pietra ricomposta ed il ferro battuto. Ma non è la soluzione. Ci sono pure due aziende agricole, tra cui un frantoio da tre generazioni, ma è più un’organizzazione famigliare che aziendale in senso classico. E poi, ci sarebbero le Terme.

“Sì, le Terme funzionano. Ma non c’è la vocazione del benessere termale qui da noi.” Dicono quasi all’unisono. Le due piscine all’interno del complesso si riempiono di giovani durante l’estate. Per cinque mesi c’è vita attorno alle terme, ma come attività produttiva e turistica sembrano avulse da Villamaina. Gli ospiti, la sera, gironzolano per il paese in cerca di attrattive che non ci sono. Pochissime strutture di accoglienza ed ancor meno di ristorazione. È vero che sono aperte da 15 anni, eppure chi viene alle Terme salta il paese. Si potrebbe fare di più? Certamente. Mettersi in rete? Perché non farlo?

Si può provare a mettere su un paese-albergo o albergo diffuso tra Villamaina ed i paesi della Comunità montana locale (ci provarono anche a Castelvetere). Ci sono pure cinque o sei progetti. Il flusso delle frasi si perde tre le nebbie degli interrogativi: dov’è lo sviluppo? Cosa si può fare? Perché non si fa qualcosa? Bisogna aspettare… Il progetto sta alla Regione… Non si sa come andrà a finire… Speriamo… Boh…

Roberto afferma che la sua sarà la prima generazione post-sisma a ‘morirsi di fame’ (sic).

Prima che ci venga una depressione collettiva, ci alziamo per iniziare il giro del paese, muniti di fotocamera. Intanto, poiché è ancora estate, l’interrogativo di (s)fondo è: come passi il tempo a Villamaina?

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Tag(s) : #reportage in Irpinia, #Villamaina
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