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Gesualdo - Seconda parte

Sul sito istituzionale del Comune sono riportate alcune citazioni secolari che inneggiano sincere alle bellezze di questo paese.

Carmine mi racconta di un progetto di qualche anno fa: il PART (Punto Ascolto Recettività Turistica). Nacque con l’intenzione di sviluppare e rivalutare le risorse storico-culturali di Gesualdo, che sono tante, come si può capire.

L’opuscolo che mi consegna ne conta 13. Ne voglio vedere qualcuna, così passiamo davanti alla fontana decorativa (novità per l’epoca, XVII sec) con i putti alati e arriviamo nella piazza passando davanti al Cappellone del Sacramento. Qui, Gianni mi ricorda che venne eretto con il ricavato delle questue, proprio come la Basilica di San Petronio a Bologna, si parva licet.

La piazza ha un chiarissimo intento ‘aggregatorio’, continua Gianni: c’è un unico ingresso, un belvedere verso sud, una zona per sedersi (l’assiedaturo) ed una fontana circolare centrale.

Anche la fontana ha una bella storia. Innanzitutto c’è da dire che è fatta di alabastro cipollino (onice chiaro), “resti” della pietra usata per lo scalone della reggia di Caserta. Data 1694 e sotto un impietoso guscio calcareo scuro e brutto, si cela una pietra chiara opalescente. L’ultimo “restauro” operato, fu fatto con il flex, ma il calcare ha ricoperto nuovamente la bellissima pietra. Per goderne, occorrerebbe che la fontana zampillasse acqua opportunamente depurata.

Chiedo a Lello cos’è che blocca l’exploit turistico. “La mancanza di sinergia”, risponde.

Nel PIT della Valle dell’Ofanto sono riuniti una dozzina di Comuni che hanno utilizzato i cospicui fondi per la ristrutturazione di monumenti e sedi, stanziati con l’Agenda 2000. A riprova, nell’entrata di Palazzo Pisapia c’è un modernissimo (ma per quanto ancora?) totem telematico che dovrebbe dare informazioni ed indicazioni. Ovviamente, è spento.

In poche parole, siti e storia ci sono, ma manca il guizzo dell’intrapresa locale (per lo più albergatori e ristoratori) per capire insieme agli Amministratori locali cosa e come fare per inserirsi in un circolo virtuoso di promozione.

Dal mio punto di vista, più che di alberghi in senso stretto, si dovrebbe parlare di “ospitalità diffusa” utilizzando il vasto e disabitato patrimonio edilizio del borgo antico. La prima volta – più di 15 anni fa -- ne sentii parlare ad Agerola sui monti Lattari, dove un intraprendente Assessore pensava di aiutare i tantissimi piccoli proprietari (spesso emigrati) di seconde case delle cinque grosse frazioni che costituiscono il famoso paese della penisola sorrentina. Con il fitto, si potevano pagare tutte le spese di tenuta amministrativa e manutenzione dell’immobile, nel contempo s’incrementava un turismo un po’ più stabile che non il mordi-e-fuggi logorante per tutti. Tutto sommato, è una buona strategia che accontenta molti sotto diversi aspetti. L’idea di “albergo diffuso” alletta parecchie amministrazioni in genere. Le difficoltà derivano dalle altissime aspettative che si creano, specialmente da parte dei proprietari delle abitazioni da mettere in rete. Secondo me, la cosa è più che fattibile, ma il deficit maggiore è nella mancanza di una forte e massiccia opera di promozione del territorio al fine di richiamare i tour operators, italiani e non. Purtroppo, in Campania diventa difficile competere con i grossi attrattori, neanche se si provasse ad affiancare qualche circuito interno all’offerta classica (Sorrento, Pompei, Napoli, Reggia di Caserta, le isole, Positano, Amalfi). Non siamo neanche pronti per un turismo ‘alternativo’ e la cosiddetta ‘tendenza Nepal’ – quella per cui un intero Paese viene totalmente riprogettato (in strutture, infrastrutture, logistica, amministrazione) in funzione del turismo – è una chimera.

Per quanto riguarda la ristorazione, i privati fanno ciò che possono. Una realtà gesualdina di qualità indiscutibile è il ristorante La Pergola, inserito nel circuito de “I mesali”. Tonino e Franca (i titolari) operano una continua ricerca di rivisitazione della gastronomia locale e storica, esaltando i prodotti del posto, come il sedano di cui si parlava prima. È la politica del ‘locavore’, brutto neologismo per indicare chi mangia -- per scelta consapevole e meditata -- alimenti prodotti entro il raggio massimo di 100 km da dove vive. Tonino – che è un mio caro amico – ha sempre raccontato delle grandissime difficoltà nel fare promozione, non del locale, bensì dell’area tutta. Scegliere di viaggiare molti kilometri per trovare un ottimo posto per mangiare potrebbe essere più entusiasmante se si potesse accostare un’offerta turistica accessibile: chiese, monumenti, siti archeologici, bellezze paesaggistiche, eventi culturali e/o tradizionali.

A proposito di eventi, uno senz’altro suggestivo è il volo dell’Angelo, che si tiene nell’ultima domenica di agosto. La caratteristica è data dal “dialogo” tra l’Angelo (un gesualdino in care ed ossa appeso ad un cavo tra la torre campanaria e la torre aragonese del Castello) ed il Diavolo da basso. In questa rappresentazione allegorica, l’Angelo è l’avvocato della popolazione ed ha l’ ‘onere della prova’ circa la bontà complessiva del comportamento dei gesualdini, laddove il Diavolo ne racconta le malefatte.

Nel 2013, ricorrerà il quarto centenario della morte di Carlo Gesualdo, ultimo dei rinascimentali, eccellente musico (anche se colpito spesso da sventure personali) e sarà l’occasione per imbastire una serie di iniziative prodromiche e celebrative. Quale migliore occasione per promuovere il territorio?

Lello mi parla anche di un DVD in onore dell’opera più famosa di Cillo Palermo (morto nello stesso anno di Carlo Gesualdo), poeta: Gli Amori Sdegnati. Sulle parole di questa opera pastorale, sono stati composti balli e un reportage filmografico delle bellezze del paese. Mi sarebbe piaciuto vederlo e chiedo ai miei amici di raccontarmelo: neanche loro che sono del paese l’hanno visto. Rifletto sul fatto che è inutile aver creato un filmato se nessuno lo vede. Ed invece mi piacerebbe che fosse messo su YouTube per farlo vedere a tutti. È una forma di promozione e di comunicazione, sicuramente la più moderna ed anche la più efficace in mancanza di canali ufficiali e di fondi per svilupparne una comme il faut.

Ci sono alcune associazioni che operano nel paese. Una di queste ha organizzato una rassegna che poi è diventata una specie di festa di piazza di successo: Saperi&Sapori.

Io non ho nulla contro le sagre e le feste di piazza, anzi ne visito molte e con piacere. Eppure non posso immaginare che in Irpinia (ma anche in molte altre zone interne del Sannio e del Cilento) non si arrivi ad immaginare molto altro. Come ribadisce Lello il Vicesindaco – “Chi prova a fare il turista nelle nostre zone non deve trovare ‘spettri’ nei paesi, ovvero trovare paesi vuoti e tristi.” Già, ma come si fa a rivalutare e promuovere i nostri bei borghi (come Nusco, Rocca San Felice, Monteverde, Castelvetere sul Calore e, quindi, Gesualdo) al pari di cosa hanno fatto con successo in Umbria e Toscana? Spello è un perenne paese-presepe (nel senso laico), per esempio. Non è spettrale, neanche quando è inverno. I suoi vicoli sono sempre percorsi, ci sono piccoli bar con molte specialità artigianali locali. Quando ci andai io, c’era una mostra sul Pinturicchio e si poteva visitare liberamente una chiesa del 1200/1300 tutta ‘foderata’ di legno dipinto, anche se molto era in restauro.

Da noi, invece, è tutto complicato.

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Tag(s) : #reportage in Irpinia, #Gesualdo
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