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La parabola

Oggi parliamo di geometria analitica. In particolar modo del luogo geometrico chiamato parabola, la cui definizione implica un insieme di punti equidistanti da una direttrice e da un fuoco. Figurativamente è un’ellisse troncata e può orientarsi nello spazio, assumendo forme più o meno concave (o convesse) a seconda del fuoco.
Insomma, la parabola sale e scende, o viceversa. Dipende da dove si trova il punto massimo, il fuoco cioè.

Se non vi fosse ancora chiaro, la parabola è la traiettoria che ha seguito il Movimento5Stelle. Partito da nulla, si è innalzato fino a vette impensabili per un movimento (poi partito) politico, per poi incamminarsi lungo una china discendente. Tuttavia la lettura della traiettoria grillica può essere fatta anche per disposizioni geometriche ad ‘U’, nel senso che partivano dall’Iperuranio, per un attimo si sono avvicinati alla Terra, hanno perso l’aggancio alla realtà ed ora di nuovo svettano per lo spazio siderale, come una stella, una stella cometa dall’orbita incommensurabile. Tra l’altro, esistono comete che una volta passate per qui, non ci torneranno più, lo sapete?

I segnali di allontanamento (o di schianto, decidete voi la forma della curva) ci sono tutti: dalla fuoriuscita di eletti, ai dissidenti cacciati, dalle gaffe (l’ultima è sullo spalamento del fango a Genova) ai flop (la reunion al Circo Massimo nell’ultimo week end, le web-elezioni). Il tutto condito da un calo di cinque punti percentuali nei sondaggi di gradimento/intenzioni di voto dalle Politiche 2013 ad oggi. Senza contare che pure Crozza ha abbandonato la satira su Grillo, pur efficace, nell’ultima serie dello show “Il Paese delle Meraviglie”. (Crozza è un indicatore.)

Il Movimento pentastellare è connotato da contenuti di pura protesta ed anti-politica che in tempi duri di spread letale (o almeno ci avevano fatto credere che fosse letale) hanno avuto molta presa. Ha attirato giovani e giovanissimi, ma soprattutto anche quelli che io definirei i ‘Cazzulati’ (dal nome di un personaggio di Altan) di media età. Infatti, il blocco di elettori CinqueStelle più numeroso è composto dalle classi di età 34-54 anni (per i dettagli sulla composizione demografica del voto alle ultime politiche, si rimanda qui).

Le intemerate dell’ineffabile Carlo Sibilia, nonché l’epicità della lotta anti-scie chimiche di Marco Zullo (o le gaffes di Debora Billi o il niente di Bonafede) non hanno inciso sull’appannamento dello smalto, quanto il mancato raggiungimento di alcuni obiettivi, ovvero quanto l’inesistenza di un discorso compiuto sulla Repubblica necessaria, piuttosto che sulla Repubblica sognata (e votata sul web).

Niente di precipuo (le scie-chimiche stanno ancora lì, giusto per cronaca), se non il fatto che l’anti-politica non può essere fine a se stessa. Prendete Renzi (Renzi non il Piddì, che sono due cose diverse, non antitetiche, ma diverse), lui l’anti-politica (la rottamazione) l’ha cavalcata quanto basta ed ora prova a cambiare qualcosa, forte di un consenso elettorale doppio del M5S.

Cosa significa? Innanzitutto che non è per rivolta anti-politica quanto piuttosto per voglia (e necessità) di cambiamenti sociali che gli Italiani hanno votato il M5S. Tuttavia, questi cambiamenti sociali non sono stati garantiti né attuati dal M5S, la cui immagine è sempre più associata ad un che di sprovvedutezza dei rappresentanti, nonché ad un’inefficacia delle proposte. Come l’ultima: il referendum anti-euro.

Se ripensiamo come sono andate tutte le consultazioni che implicavano una separazione (la Scozia, e la Catalogna, dove hanno proprio rinunciato a farlo), non sarà difficile immaginare che un referendum anti-euro non avrà alcun successo, né come possibilità di ammissione, tantomeno come risultati secessionisti. Niente niente la gente ha cominciato a riscoprire la Politica?

Lo stesso venerando Eugenio Scalfari – a modo suo – parla di necessità della Politica, quella fatta da persone acculturate e ne cita almeno una cinquantina nel suo ultimo editoriale («L’Espresso» n. 41). Sì, cita anche il nostro De Mita, definendolo un intellettuale al cento per cento, concludendo con rammarico che la politica è oggigiorno avvelenata da populismo e demagogia, il cui antidoto era ed è la cultura.

Non mi sembra che il “Verme” che il nostro (sic, anche questo è nostro) Carlo Sibilia ha twittato nei confronti di Luis Orellana (senatore ex 5Stelle reo di aver votato per il DEF renziano) sia annoverare tra gli aforismi filosofici.

Che i suoi ex sodali di movimento continuino a lagnarsi delle mancate rimesse dei parlamentari ora fuoriusciti denota monotonia ed anche orizzonti ristretti, non potendo la politica rimanere impantanata su questi aspetti. Per un po’ suscitano indignazione e risentimento. Ad alcuni cittadini italiani ancora stimolano lunghe teorie di rancori e grossissime invidie i compensi dei politici, ma non si può continuamente cortocircuitare su o rosicare per quelli che li hanno traditi.

O inscenare risse per alcune parole di troppo apparse sui profili Facebook degli esponenti CinqueStelle, oppure insistere con alleanze chimeriche (UKIP) giusto per fare i bastian contrari a prescindere.

In fin dei conti, Renzi sta mettendo un po’ di soldi nelle tasche degli Italiani (oddio, lo sta facendo da Tartarino di Tarascona, alle spalle della trojka), circostanza che i grillini non devono dimenticare: ne uccide più la fame e la disperazione che le scie chimiche.

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Tag(s) : #Movimento 5 Stelle
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