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Da evasori a bravehearts

Mi ha infastidito alquanto la protesta degli stilisti Stefano e Domenico. Poi, ci si è messo anche Fassina (come se non ci bastassero già le intemerate di Boccia e di Speranza).

Che ci azzeccano D&G con Fassina? Il denominatore comune é: tasse&imprenditoria italiana. Dico meglio: tasse all'imprenditoria italiana.

Visto che l'economia non decolla sua sponte e che il decreto del fare non smuove una cippa, la soluzione (la mandrakata) è confermare che le tasse strangolino l'imprenditoria e che c'è un'evasione "di sopravvivenza" (sic).

É in questi termini che Fassina del piddì ha dato manforte a Dolce&Gabbana, a Squinzi, al pidielle, a ListaCivica e alla Lega, contemporaneamente. Epifani è, poi, corso a confermare il Fassina-pensiero, dichiarando che l'economista di sinistra era stato equivocato. Ultimamente tutti quelli del piddì vengono regolarmente equivocati. Siamo noialtri romantici che non abbiamo capito esattamente in cosa consistano le "larghe intese", evidentemente, e speriamo ancora che qualcuno talvolta dica qualcosa di sinistra, ovvero almeno alle feste ‘democratiche’ (su repubblica.it c'è un video in cui un elettore contesta in tal senso Epifani. Per uno che ha guidato il più grande sindacato italiano di sinistra è davvero imbarazzante).

Che D&G agiscano la parte dei braveharts dell'imprenditoria italiana ingiustamente colpiti, era inevitabile, visto che il Comune di Milano (nella persona dell'Assessore D'Alfonso) ha dato loro l'occasione per diventarlo, negando gli spazi fieristici a chi non fosse in regola con tasse e adempimenti. Tuttavia, tutta la gente che paga le tasse dovute non riesce a seguire i due fashion designer nella loro polemica (con serrata degli atelier e manifesti d'indignazione affissi a Milano): il tutto è solo ad usum mediarum i quali -- ovviamente -- ne hanno fatto un caso nazionale. Il Giornale ha titolato: "Dolce & Gabbana: 'Se ci condanneranno noi costretti a chiudere.' "

D&G, inoltre, hanno pensato bene di rivolgere epiteti alla Giunta ("Fate schifo!") via Twitter e farsi pubblicare vibranti appelli dalla stampa nazionale. Forse speravano di muovere a pietà l'opinione pubblica e, nel contempo, guadagnare più attenzione di quanta gliene sarebbe mancata, essendo stati privati di location meneghine durante la Settimana della Moda.

Bah. La conosco la Milano delle varie Settimane e la gente comune (la stragrande maggioranza dei milanesi) non si fa mica il conto di chi c'è e di chi non c'è durante gli eventi. Tutt'al più sono gli "addetti ai lavori" che possono notare l'assenza d'installazioni nella ridda di marchi e maison. I due stilisti, rimarcando l'ostracismo, hanno guadagnato la scena, anzi più scena di quanto ne avessero potuto avere normalmente, come tutti gli altri marchi. Ciò che conta non è avere ragione, ma spararla grossa. Protestare contro il fisco con la serrata è come aver organizzato uno spettacolo di fuochi pirotecnici. E' show. Punto.

E non è nemmeno -- come ho letto da qualche parte -- che il Comune di Milano, additandoli quali 'evasori', li abbia inseriti d'ufficio nella lista degli untori della nostra economia languente. Altri evasori illustri hanno patteggiato (Sophia Loren, Pavarotti, Valentino Rossi), di altri si segnala l'irriducibilità (Maradona), ma al di là del disdicevole episodio, la loro fama è rimasta pressoché intatta. Che gli evasori siano o non siano definiti 'untori', non resuscita la nostra economia, anche perché da noi l'evasore-tipo, più che un disonesto da stigmatizzare, è un furbo da imitare.

Siamo il Paese del "cosa vuoi che sia?". Nel caso di D&G, tra l'altro, la questione non è sulla dichiarazione dei redditi, bensì sui ricavi non denunciati dalla società lussemburghese (GaDo) che ha acquistato (fittiziamente) il marchio. (Googlate per leggere tutti i dettagli della vicenda). Il G20 di Mosca, tra l'altro, proprio una settimana fa, ha deliberato di aumentare lo scambio di più dati e informazioni tra Stati per evitare le più favorevoli tassazioni off-shore, esattamente l'oggetto dell'infrazione di D&G.

La reazione degli stilisti milanesi -- oltre ad essere puro marketing -- come al solito allarga ancora il fronte tra chi paga le tasse (tutti i lavoratori dipendenti, gli artigiani e i professionisti e gli imprenditori onesti) e chi non le paga e per questo sbraita più forte. Molti presunti perseguitati dal fisco citeranno a loro discolpa i nostri due bravehearts ed il responsabile Economia del piddì.

Infatti, ciò che risulta poco intelligibile è appunto la dichiarazione fassiniana: non hanno già abbastanza guai di loro quelli del piddì? Fassina, invece di parlare di lotta all'evasione tout court, ha provato a lenire le pene di chi pur guadagnando poco è costretto a pagare tasse e balzelli, anticipi, forfettari e IRAP, anche a ricavi nulli o ridotti. E gli altri? I grandi evasori? Gli evasori totali? Quelli il cui operato si ritorce esattamente contro gli imprenditori difesi da Fassina? Si sistemi prima questa indecente anomalia, perché il resto -- l'abbassamento della tassazione alla piccola imprenditoria salvifica -- verrà da sè. Lei è un economista, Fassina, lo sa meglio di me.

Quando sostenni l'esame di Macroeconomia all'Università, mi diedero da leggere anche il testo "Il tempo delle scelte" di Romano Prodi. Il Professor Prodi, con tanto garbo e tanti dettagli significativi, provò a spiegare tra le righe che nel Dopoguerra i piccoli e piccolissimi imprenditori del nord, i quali hanno partecipato alla nostra economia del boom, agivano in regime di libertà fiscale relativa. Gli artigiani di un tempo ebbero modo di crescere e svilupparsi al motto di 'piccolo è bello' in un ambiente socio-economico in formazione. Al giorno d'oggi, però, ciò non è attuabile e la crescita (anzi la ri-crescita) dell'economia e del tessuto imprenditoriale deve avvenire attraverso altre soluzioni. Tipo: lottare contro l'evasione senza 'se' e senza 'ma'. Niente vittimismi, né dichiarazioni d'impotenza, please.

Ovviamente, Fassina è stato equivocato. No, On. Fassina, non ce ne voglia. Forse Lei davvero voleva dire altro, solo che a nostro umilissimo parere non era il momento giusto per cercare nuovi consensi tendendo una sortita a destra, già territorio di Renzi.

Li ascolta Lei i pensionati a meno di mille euro al mese? I cassintegrati? I pubblici dipendenti? No, non i boiardi di Stato, bensì gli altri, quelli che guadagnano meno di millecinquecento euro mensili e che sono nel mirino di Brunetta e di Grillo; quelli che non trovano lo stipendio a fine mese: http://www.repubblica.it/economia/2013/07/27/news/cos_sparito_il_27_del_mese_stipendio_sempre_pi_in_ritardo-63797615/?ref=HREC1-12; che non vedono un contratto da sette anni e mantengono i figli trentenni disoccupati/precari/disperati.

Evadere dieci euro è reato, come lo è evaderne un milione e non si può chiudere un occhio perché dieci euro son nulla nel mare magno degli evasori, laddove un milione diventa un accanimento del Fisco. A questo punto mi chiedo chi sia 'il perfetto evasore': quello che evade il giusto? E a quanto ammonta il giusto? Fassina, ce lo dica, per favore: se esiste un'evasione di sopravvivenza, ce la quantifichi e ristori dell'importo tutti i redditi bassi, anche quelli da lavoro dipendente e da pensione da fame. Vorrei sommessamente rammentare che le pensioni d’oro, quelle superiori a novantamila euro lorde l’anno, sono state ristorate dall’ingiusto prelievo dell’anno scorso. Il prelievo è stato dichiarato incostituzionale perché non segue la progressività fiscale: mi è sembrata una beffa.

Neanche è cosa opportuna assolvere gli evasori parziali o i 'dichiaranti infedeli' perché meno colpevoli degli evasori totali. No, dico, una domanda: ma i soldi delle tasse evase vengono per caso re-investiti nelle aziende? Gli evasori li utilizzano per pagarci gli operai? Servono ad integrare il fondo pensioni dei dipendenti? Certo, c'è qualche evasore che li usa per sopravvivere (come dice Fassina. Ma così torniamo alla casella del VIA), ma troppi altri furbi portano queste somme all’Estero e ci comprano panfili e proprietà. (In un attimo di perfidia, mi è venuto in mente che la reazione dei due stilisti non fosse dettata dall’esosità della sanzione, bensì dall’offesa alla loro furbizia di ‘off-shoristi’.)

La reazione di D&G è importante per capire come siano fuori luogo le proteste di imprenditori come loro, i quali soffrono comunque di meno di altra imprenditoria e per motivi molto diversi dalla tassazione ritenuta eccessiva: pagamenti non soluti da parte della P.A., commercio in recessione, produzione in arretramento, niente export. Se gli altri elementi del capitalismo fossero in buona salute, non si parlerebbe più di tanto di strangolamento fiscale. O forse se ne parlerebbe lo stesso, in quanto da noi l'evasione è endemica, è costume nazionale, tradizione. Tuttavia ciò non toglie che sia un reato, una disgrazia, un costume abominevole, un'inciviltà insopportabile e un cancro dell'economia.

Io le tasse le pago tutte e son ben contenta di pagarle perché ho bisogno della sanità, dei servizi pubblici, del sistema scolastico, esattamente come tutti i cittadini di questo Stato. Più volte le mie dichiarazioni dei redditi sono state sottoposte a verifica fiscale (tutto sempre ok, non temete) ma non per questo ho sbraitato. E se il fisco controlla me, perché mai non dovrebbe impicciarsi dei conti di D&G? Dall'avermi controllato, lo Stato non ha ricavato nulla, dopo il controllo della premiata ditta D&G lo Stato ha ritenuto di essere creditore. Ciò non di meno, la pressione fiscale è alta anche per me (lavoratore dipendente con ISEE al limite del ricorso ai servizi sociali!), ma è tale unicamente perché si evade all'inverosimile.

Mi sa che il duo di stilisti non ha ben compreso che le persone comuni (e specialmente quelli che le tasse le pagano tutte fino all'ultimo centesimo) non considerano molto se hanno un alto fatturato; se esportano; se rendono lustro alla loro città e all’Italia; se hanno vinto l'Ambrogino d'Oro (ma hanno dichiarato che lo restituiranno); se creano lavoro; se sono una delle icone del Made in Italy (uh, uh, mo' voglio vere' come la mettono nome con Peter Fonda che li ha citati per usurpazione dell'immagine di EasyRider): è fondamentale che siano soprattutto onesti.

(Originale su Orticalab.)

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Tag(s) : #Dolce&Gabbana, #tasse, #IRPEF, #Fassina, #Partito Democratico
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