Ieri sono andata ad incollare due manifesti (i primi!) a casa di mamma, alla Ferrovia (vedere foto in basso). Ho preso lo scotch da pacchi e ne ho affisso uno davanti alla porta della cantinola (dove stanno le bottiglie di salsa casalinga) ed un altro dietro il cancello. Spero che non lo distruggano. Sono andata anche a fare due chiacchiere con il vicinato. La mia famiglia si trasferì a Borgo Ferrovia nel 1982 e conosciamo tutti nella zona, specialmente attorno al Nuovo Macello, altra opera in degrado. Mia madre ha insegnato per un decennio a Borgo Ferrovia ed è stata una docente amata e stimata.
I vicini a noi più cari, mi hanno risposto: "Marì, mannaggiasantonienti, e mmo' come facimm'?"
-"Perchè? Qual è il problema?"
- "Eh, abbiamo avuto almeno dieci richieste di voto. Non sappiamo come sbrogliarcela. C'è il mio medico che ha candidato il figlio e la sua fidanzata e poi c'è uno che stava al comune e si interessò per una questione mia... mo' si è ricandidato, pure co' 'n'ato partito."
- "Pazienza. Vi capisco. Mi dispiace che proprio voi... Ma che ti devo di'? Vanno così le cose."
- "Proprio non posso dire di no a quelli. Però, sappilo, che ci vorrebbe gente onesta come te."
- "Grazie."
- "No no, dico davvero. Ci vuole gente come te, competente, seria, che sa anche mettere due parole in fila senza errori, che fa le cose per bene."
- "Ti ringrazio di nuovo."
- "Figurati. Perchè non vai a parlare con i vicini dall'altra parte della strada? So' brava gente e forse ti daranno qualche voto."
- "Ci andrò. Grazie del consiglio."
Come ho chiuso lo sportello dell'auto, ho cominciato a sacramentare di brutto. Quaevis numis, mannaggiaquillopuorco e giovepluvio. Allora gli elettori lo sanno! Lo sanno pelamarònna che bisogna cambiare registro! Tuttavia, hanno votato e continueranno a votare i traffichini.
Basta ho deciso. Non vado più a chiedere niente a nessuno, se pure i carissimi amici ti danno 'ste sberle.
Cambio tattica. Vista l'insistenza di TUTTI i candidati, hai visto mai che acchiapperò qualche voto perchè non faccio questue? D'altronde, linko i miei post, i video e le mie foto su fèisbuk, racconto della mia esperienza di candidata, tengo un diario elettorale, ma in tutta onestà non ho pubblicato (ne mai lo farò) in bacheca un appello a votarmi.
Ci sarà pure qualche eccentrico amico mio che deciderà di votarmi proprio perchè non gliel'ho chiesto? Chissà. In uno dei prossimi post vi racconterò della differenza tra sfiga, sfida e fortuna.
Facciamo i seri, adesso. Parliamo di programma.
Due post fa, ho parlato dei consultori, che riguardano uno dei punti del programma relativo alle politiche sociali della lista "Per Cambiare Avellino, l'Alternativa c'è", con Giancarlo Giordano sindaco.
Oggi, vorrei dirvi la mia sulle discriminazioni. Non solo quelle sessuali, ma anche civili, etniche e di censo.
Per la maggior parte degli Italiani la parola rimanda precipuamente a due ambiti generali: omofobia e razzismo, che sono tragedie sociali, non solo nel nostro Paese. Oltre a queste due macro-discriminazioni ce ne sono miriadi di altre, più subdole, ma non per questo meno diffuse. Si tratta delle discriminazioni quotidiane che derivano dalla mancanza di sostegno economico, sia individuale che collettivo e alle discriminazioni funzionali di genere.
Se non ho un reddito sufficiente alla sopravvivenza, non potrò più usufruire dell'automobile, ma i trasporti pubblici costanto o sono carenti (ne ho già accennato precedentemente su questo blog). Se non ho i soldi per comprare il cibo, non potrò curarmi come si deve. Se la mia famiglia non mi sostiene, non potrò continuare gli studi, anche se sono bravissima (e le borse di studio sono un palliativo). Se sono una madre lavoratrice (peggio se madre single), lavorerò il triplo e con mille difficoltà (per carenza di servizi alla famiglia) e non potrò accedere a nessun ambito di carriera; se sono una madre/donna disoccupata sono ai margini della società.
L'accesso alle cure o anche alla diagnostica medica è reso complicato dall'aumento dei ticket (leggi anche qui: http://www.repubblica.it/economia/2013/05/09/news/sanit_con_i_nuovi_ticket_salasso_di_350_euro_a_testa_sanita_con_ticket_2014_salasso_di_350_euro_a_testa_previsti_-58439463/?ref=HREC1-11) e dalla lunghezza delle liste di attesa (a meno che non si opti per l'intramoenia o l'accesso privato, con aggravio di costi, va senza dire).
Ieri, per esempio, un mio collega mi ha raccontato che senza preavviso hanno chiuso il reparto Otorinolaringoiatria del Moscati e che, alla richiesta di informazioni e indicazioni per poter effettuare l'esame diagnostico (già prenotato e pagato) alla moglie, ha ottenuto come risposta un "E che ne saccio? Iat' 'a Napule." da un operatore/infermiere/addetto. Andare a Napoli significa pagare ancora e/o pagare di più, sempre che qualcuno si fosse degnato di spiegare come e dove si potesse rivolgersi al nosocomio napoletano più adatto a quella patologia, pagando per un nuovo ticket (il ticket pagato per Avellino non è ovviamente valido altrove).
Questi appena descritti -- sanità e trasporto pubblico -- sono due esempi di discriminazione quotidiana per censo. Ce ne sono molti altri: le discriminazioni di genere, per esempio. Il nostro non è un paese per donne, nè per mamme. Tutto congiura contro la dignità della donna e del lavoro delle madri. Niente nidi (o costosissimi), niente agevolazioni orarie, inesistenti aiuti per i famigliari non-autosufficienti (la cui cura ricade sulle donne della famiglia, in quanto mancano i soldi per pagare le salvifiche 'badanti' straniere). Siamo una società razzista, laddove per razzismo non indico le discriminazioni xenofobe, ma anche quelle di status sociale che deriva da quello economico. Ci vogliamo abbuffare di retorica da libro Cuore e negare ogni pregiudizio, eppure sta di fatto che abbiamo paura del diverso anche per reddito, in quanto riteniamo (commettendo un'immoralità) che chi non abbia i soldi non abbia neanche intelligenza o istruzione o voglia di lavarsi o usare un deodorante ascellare. Stiamo messi malissimo. La società pseudo-liberale, che per vent'anni ci hanno propinato come progresso, è una mistificazione: sono così tanti gli svantaggi di partenza dei cittadini che è impossibile realizzare, se non un radioso successo, almeno una sopravvivenza dignitosa e quanto più possibile collettiva.
Il precariato (lavorativo, famigliare, esistenziale) non è mai stato prodromico al successo di niente e nessuno. Il precariato è diventato uno stato mentale collettivo che rende instabile ogni decisione, ogni acquisizione, anche cognitiva. Il corollario del precariato (in ogni ambito) è il disimpegno. Anche in politica. Le intelligenze fuggono dalla politica.
Sul disimpegno proliferano i miceti dell'opportunismo. In politica -- come ognuno sa -- i vuoti vengono colmati sempre, e il vuoto non può nè sa scegliere di essere colmato dalla competenza: ci va chiunque. Non abbiamo più voglia (per disillusione, per stanchezza, per abbattimento) di scegliere le persone per le competenze che potrebbero mettere a disposizione e ci si affida agli avventurieri, alle facce-toste, ai faccendieri, a coloro che perpetuano sistemi di familismo/tribalismo-amorale. Questo non fa altro che diffondere e cementare la cultura della sudditanza (come ha dichiarato il responsabile dei beni confiscati alla mafia della campania, Giuliani, intervenuto alla manifestazione di Libera-Avellino).
Cià.
P.S.: Ho scoperto che tutti gli ex consiglieri dichiarano un palmares di successi amministrativi. E quali, pelamarònna? Di chicche sui candidati ne troverete qualcuna nel prossimo post.

