Eccomi di nuovo qui.
Oggi parliamo di una passerella cui ho partecipato ieri pomeriggio. Ho sostituito Giancarlo -- impegnato alla Camera -- all'incontro organizzato dal SUNIA (che è il sindacato unitario degli inquilini assegnatari) per discutere del problema-casa in Città.
Se è stata una passerella non è colpa del SUNIA, ovviamente. I loro problemi sono serissimi e hanno fatto bene a chiamare i candidati per sottoporre loro alcuni quesiti.
Il SUNIA aveva preparato un pro-memoria per i vari candidati a sindaco con l'intento di capire cosa questi ultimi avrebbero proposto (immaginato?) per risolvere i tanti problemi del settore. Su inquilini abusivi, morosi e in attesa di assegnazione; manutenzione e riqualificazione inesistente; urbanistica-questa-sconosciuta e vari corollari, il segretario provinciale e quello regionale del SUNIA hanno cercato di stimolare alcune risposte.
Dietro il tavolo al centro sociale Della Porta -- ha moderato Gigi Basile -- eravamo tutti tranne il candidato Quintarelli.
Senza andare nella pura cronaca, vi devo confessare che invece delle risposte, i candidati hanno finito per elencare quante più notizie/informazioni/suggestioni conoscevano del problema casa in città. Per quel che mi riguarda, io non sono un candidato a sindaco, così ho potuto affrontare l'incontro con più disincanto e libertà, a modo mio, parlando di persone, non di malta, cemento&mattoni. Anche perchè le idee corrette sull'urbanistica le aveva già illustrate Giancarlo nell'articolo che trovate qui.
Per i resoconti, potete tranquillamente cercare in rete tra la stampa locale, anche se non vi segnaleranno il breve intervento di Quirino Coppola, ad esempio, che da anni si batte per ripristinare i corretti estimi catastali in città. Per chi ancora non lo sapesse, qui da noi (la Città dei Cachi, dovrei dire) la case cosiddette 'popolari' hanno una rendita catastale maggiore delle case di edilizia residenziale non popolare. Il 45% del patrimonio immobiliare avellinese (ovverosia le case popolari) produce un gettito catastale maggiore di tutti gli altri immobili residenziali. Sono ormai quasi due decenni che questo obbrobrio non viene sanato. E diciamoci la verità (e l'ho detto anche ieri in pubblico) riconoscere di aver sbagliato sarebbe stato un danno così enorme per le casse comunali che si è andati avanti così, semplicemente disconoscendo il problema, nonostante due interrogazioni parlamentari, centinaia di esposti, inchieste, articoli, segnalazioni. Mi ricordo di essere stata la prima giornalista in città ad averne scritto. Se trovo il vecchio giornale, ne faccio la scansione e la pubblico nel blog.
Oltre alla questione degli estimi, quando è arrivato il mio turno, ho anche raccontato come è possibile riqualificare una città SENZA sanzionare i cittadini, SENZA chiamare ex magistrati a dirigere il settore, SENZA fare la voce grossa contro inadempienti, morosi e abusivi.
Innanzitutto, se esistono comportamenti non ortodossi è perchè siamo immersi nel 'cosìfantuttismo' fino ai capelli. La spirale viziosa non la si ferma con minacce, polizia e promesse di inasprimento di sanzioni. Sono aspetti demagogici di cui le campagne elettorali sono ricche. Nel prosieguo, poi, non si attuano: per dimenticanza funzionale o per incapacità a praticare più rigore, quando non si tratti di vera e propria 'balla-da-campagna'. Nel frattempo, oltre ai diritti normati, vengono ad aggiungersi altri diritti/pretese di (s)costumanza e prassi, i più difficili da neutralizzare.
La bella notizia è che la spirale negativa si può invertire. La base del ragionamento è sempre la Teoria delle Finestre Rotte di Kees Keizer, di cui mi sono occupata spesso (vi metto due link in basso).
L'applicazione pratica della Teoria l'ho trovata a Marsiglia. Qualche giorno fa. Sapete tutti che nomea aveva questa città portuale francese, no? Scordatevi la Marsiglia cinematografica con marinai tristi e duri alla Jean Gabin, o maudit alla Delon. Marsiglia era il cuore dei traffici di droga. Una città violenta, pericolosa, dove la sopravvivenza non sempre ha le sembianze di un Zinedine Zidane o di Yves Montand. Marsiglia, quest'anno, è la Capitale Europea della Cultura. Eh già.
Da insieme di angiporti luridi, violenti e truci, ora Marsiglia è un sogno. Lo slogan è J'ai revè de Marseille, che sta per "Io ho sognato Marsiglia".
Ho girato per Marsiglia sotto una pioggia ventosa e fredda (sono capitata in uno dei sessantacinque giorni l'anno in cui a Marsiglia piove, come vedete nella foto in alto), ma la Città provenzale è linda, ordinata, recuperata: salvata. Specialmente nella sociologia e nell'antropologia. Come hanno fatto? Semplice: hanno aggiustato tutte le finestre rotte dei palazzi, letteralmente. Una città vivibile è una città in cui vivere (non sopravvivere). Il resto è venuto da sè.
E se facessimo anche noi così? Si può sognare di Avellino?
Domani vi racconto di certe propagande che ho visto in giro.
Cià.
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