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Montoro, Adelina e Valentyna

(L'originale venne pubblicato su Ottopagine il 1° giugno del 2009. Nella foto, accanto ad Adelina, tre personaggi noti di Montoro Inferiore.)

Anche per questa domenica, un giorno di pausa dal Diario Elettorale. Siamo agli sgoggioli, domenica prossima si vota. Stay tuned.

Le due Montoro e le loro ‘sale’ sono un vero labirinto per me. Già non faccio distinzione fra Inferiore e Superiore, figuriamoci quando devo orientarmi tra frazioni e casali. Queste geometrie territoriali sono un’eredità longobarda. Vedete come ritornano i Longobardi?

I Longobardi sono interessanti come società e come popolo. Capillarmente ci parlano ancora attraverso tutti i toponimi (e sono davvero tanti) che marcano le nostre terre. Laddove si sono fermati, hanno inciso in profondità. E mica solo nei toponimi – sia in denominazione originaria che successiva: sono davvero numerosi anche i cognomi derivanti da lessemi longobardi.

Sono stati dappertutto in Irpinia. Trovi nomi, toponimi e cognomi infiltrati dovunque: dall’Irpinia d’Oriente (Sant’Angelo dei Lombardi, Torella dei Lombardi, Guardia Lombardi) a quella di occidente. Ovviamente, man mano che ti avvicini a Salerno (Fisciano, Baronissi, Mercato San Severino, San Giorgio etc), le testimonianze filologiche s’infittiscono. Montoro (Una e Due) sono un ottimo campionario. A cominciare dalla struttura degli insediamenti urbani. Le ‘sale’, appunto. Come Serino. Gli insediamenti di origine longobarda hanno un’estesa organizzazione territoriale a nodi, un po’ come avviene per le reti telematiche. Soddisfacevano già allora il cosiddetto “principio dei porcospini di Schopenauer”: non così vicino da pungersi, non tanto lontano da isolarsi (e non sopravvivere). Interessante.

So arrivare in tre soli posti: al Municipio di Montoro Inferiore (frazione Piano), a casa di Vale (un pochino più su del Municipio) e a casa di Adelina (San Pietro di Montoro Superiore). E basta. Per imparare questi punti ci ho messo tanto. Sbagliando in continuazione, anche perché la strada percorsa di giorno mi si stravolgeva la sera.

Sempre col terrore delle multe, oggi trovo un parcheggio piuttosto distante dalla casa Comunale. Fa caldo e sono abbastanza affollata di borse, cartelle e Nikon d’ordinanza.

A Montoro Inferiore i numeri dello stato civile sono importanti. Il saldo tra nascite e decessi è di gran lunga a favore dei nati, più di due a uno. Ci sono molti più giovani di altri nostri paesi e ci si sposa pure di più, ovviamente. Dalla dorsale appenninica a degradare verso le coste, le mappe demografiche cambiano parecchio. Ho una mia teoria, ma non la voglio affrontare qui.

Il Signor Pino è molto simpatico e preparato, ma gli faccio perdere un sacco di tempo perchè sono puntigliosa nel mio lavoro. Gli sportelli municipali sono molto frequentati. Montoro Inferiore è un Comune popoloso e sono importanti anche i numeri degli immigrati. La mia amica Valentyna, con la sua famiglia (Sergej, Maksim e Sirioshka), per esempio, viene dall’Ukraìna. Lei era una Vicepreside al suo Paese e conosce un’infinità di lingue. Io la chiamo “ma sistra”, nella sua lingua vuol dire “mia sorella”. Vale mi sorprende sempre perché ha un metodo di analisi della realtà completamente diverso dal mio, anzi dal nostro modo europeo-mediterraneo di guardare le cose e le relazioni sociali. È scientifica e sa spiegare il perché anche delle sensazioni. A stento noi riusciamo a spiegarci le nostre emozioni.

Sono molto protettiva nei suoi confronti. Cerco d’immaginare me stessa nelle sue condizioni: non è colpa sua se non è figlia di italiani.

Il Comune è situato in un antico convento, mi racconta con orgoglio la Signora Maria Grazia, loquace e pedagogica addetta all’anagrafe. Si vede chiaramente dal chiostro, in mezzo al quale c’è un enorme palmizio. Mi domando se ai tempi dei monaci che l’hanno abitato ci fosse lo stesso un palmizio.

Nelle stanze c’è via vai. Esco per fare alcune foto. Una scolaresca di ‘batuffoli’ dell’asilo cinguetta sotto i portici, in visita. Riprendo anche il trio dell’anagrafe, Pino, Maria Grazia e Vanda. La Signora Vanda mi racconta la sua storia di ex operaia. Ora è una cosiddetta LSU, praticamente precaria a vita. Lavorava in un calzaturificio storico, il cui destino ho incrociato anch’io.

Mi congedo dopo due batterie di caffè, abbracci e sorrisi. Manderò loro le foto di oggi.

La Signora Maria Grazia mi accompagna in un posto che non conoscevo: San Bartolomeo, dove ora c’è la nuova sede della Biblioteca Comunale, con annesso costituendo Museo dell’Arte Contadina ed il Polo informatico Regionale CAPSDA. Davvero un angolo di pace, pieno di sole, ordinato e verde. Ideale per leggere, presentare libri o stare in silenzio. Adelina, la responsabile della Biblioteca, invece, è un vulcano. Sorridente, entusiasta, sempre alle prese con un evento nuovo. Organizzatrice instancabile e pure ottima cuoca. Faccio fatica a starle dietro mentre mi porta a visitare la costruzione ristrutturata. Mi racconta tutta la storia di questa sede, che è ben attrezzata e sa di nuovo e di voglia di fare.

Adelina ha sempre gente con lei perché è socievole ed ha una parola per tutti. Ha molti interessi. Oggi mi parla delle iniziative dell’AMDOS, per esempio. Arriva il terzo caffè.

E poi del lavoro, dei colleghi, dei figli, delle sue tante sorelle, del marito. Così, tutto in una sequenza allegra, colorata, saltellante, con una prossemica avvolgente e stereoscopica. È fatto così il parlare tra donne.

Scatto alcune foto anche a lei sullo sfondo della piazzetta-con-fontana-e-pesci-rossi di San Bartolomeo, frazione di Montoro Inferiore. Sembra tanto Rio Bo, questa sala longobarda del sud.

Anche questa volta ho fatto tardi. Imbocco il raccordo Salerno-Avellino. Come al solito trovo l’immancabile cretino di turno che decide di sorpassarmi e contemporaneamente di imboccare l’uscita a Serino, tagliandomi la strada. Impreco, freno e me la cavo. Per il nervoso mi sfogo attaccandomi al clacson. E Rio Bo sparisce.

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Nell'immagine sopra, il pdf dell'articolo originale.

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Tag(s) : #reportage in Irpinia
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