(Originale pubblicato su Ottopagine il 10 agosto 2009.)
A Monteverde oggi è molto nuvoloso. Il verde che sottende il nome, il paesaggio e le case, ha preso sfumature grigiognole, in questo pomeriggio senza sole. Il nome del paesino si deve proprio alla particolare colorazione della pietra sulla quale e con la quale è costruito l’abitato.
È un paese spesso avvolto dalle nebbie, che salgono dal lago artificiale di San Pietro, nella valle dell’Osento, a prescindere dal maltempo di oggi. Forse è il clima di oggi, ma anche l’aria pare abbia assunto una tenue colorazione verde stagno.
Le sue origini datano al Neolitico.
Comincio a salire per il paese che quasi sta per piovere. Si sale e pure tanto per arrivare al Castello.
Un bel balcone rosso di gerani molto curati interrompe il continuum verdolino delle costruzioni. Quasi un’esplosione di ribellione cromatica.
Incrociamo il Sindaco. Un saluto a volo perché ha impegni altrove.
E si continua a salire scattando foto.
Monteverde conserva in ottimo stato tanti portali in pietra lavorata. Sono tutti belli ed ognuno degno di essere fotografato. Le stradine del paese sono molto irte e la salita è un po’ faticosa. Il paese è pulitissimo, ordinato, irreale. Lindo come i paesini delle boules a neige, immersi nell’acqua delle bolle di vetro che li racchiudono.
C’è il negozio del barbiere che fa da punto di incontro. La piccola salumeria. Ma poca gente e tutta quasi col respiro fermo, fino ad agosto, quando tornerà la vita nel paese. Torneranno i monteverdesi che lavorano e studiano fuori regione o fuori nazione e allora sì, che le stradine si riempiranno, si starà fuori tutte le sere fino a tardi, si sentirà la musica e si prepareranno tante feste e sagre. Ci saranno i mercatini e gli spettacoli di falconeria e tutto si colorerà.
E ci sarà pure il famoso spettacolo dei giochi d’acqua sull’invaso artificiale. Un evento che si tiene da alcuni anni in estate, dedicato a San Gerardo Maiella ed organizzato per raccogliere fondi da destinare in beneficenza. Si tratta di una coreografia di luci e fontane sul lago, che ha luogo tutte le sere di agosto. Dalle poche foto che si trovano sul web sembra bello. Tornerò a Monteverde a fine agosto proprio per vedere lo spettacolo. Mi dicono ci sia anche un sito della Fondazione.
Mentre si sale a zig zag per mistificare la ripidità, nascosto in un vico c’è un laboratorio di un giovane riparatore di strumenti musicali che sta provando. Incredibile trovare lì un laboratorio musicale ed irreali sembrano queste note, in tanto silenzio rotto dal vento, nella solitudine di un paese. Sembra il paese della favola della Bella Addormentata: tutto fermo in attesa di un risveglio.
Arriviamo al Castello dove di ci attende Vito, il Presidente della Pro Loco. Il Castello è in cima al paese e domina tutte le vallate attorno. È l’unica altura della zona: è davvero un avamposto di avvistamento naturale, come Greci. Un’anziana donna si affaccia alla porta della sua casa, proprio davanti al portone del Castello. Le case di qua sopra sono basse con finestre minuscole, piene di gerani e tendine bianche ricamate.
Il Castello é tutto un cantiere ed è difficoltoso visitarlo. Intanto, le raffiche di vento preannunciano un bel temporale. Vito ci assicura che i lavori saranno certamente completati per agosto quando verranno i turisti e gli emigrati.
Nella sala convegni, con i nuvoloni che ci guardano minacciosi dalle finestre aspettandoci quasi a sfida, comincia a raccontarci di Federico II e della falconeria e di come l’Imperatore utilizzasse la fortezza (infatti, non è un vero castello) come punto di avvistamento.
La prima volta che vidi dei falconieri, fu in Sicilia (amatissima da Federico II), a Castelmola, sopra Taormina. Di falchi e di falconieri ne ho visti anche al Castello di Lagopesole e a quello di Melfi, tutti luoghi federiciani. Dopo Federico, la fortezza fu trasformata in Castello baronale, per aggiunte edilizie consecutive, finendo addirittura nei possedimenti della famiglia Grimaldi, quella del Principato di Monaco, per l’appunto. Ora, è patrimonio del Comune.
Come per altri beni immobili con vincoli architettonici e/o archeologici, anche questa struttura dovrà avere una destinazione socio-culturale. Anche a Calitri, a Bisaccia, a Torella dei Lombardi – tanto per citarne alcuni – i Castelli sono diventati sede di musei, associazioni e parchi culturali. È nell’ordine delle cose che sia così, ma non è tanto semplice mantenere vivi i movimenti e le iniziative che servono alla vita culturale di questi luoghi. I paesi si spopolano, i giovani vanno via, le risorse si riducono progressivamente, e l’entusiasmo non può accendersi solo in prossimità dell’estate. Non c’è ancora – e chissà se mai ci sarà – un vero progetto (con adeguata e completa realizzazione) di turismo a rete che interessi le zone interne della Campania, se, d’altronde, anche le più “fortunate” zone costiere della nostra regione (Sorrento, Capri, la stessa Napoli) stanno soffrendo molto per la crisi del turismo.
Monteverde conta al giorno d’oggi circa ottocento abitanti. Pochi sono i giovani e quasi tutti studiano fuori regione, in particolare a Roma, ci conferma Vito. La popolazione cala costantemente, l’isolamento del paese e la lontananza dal capoluogo fa da catapulta per andar via, oltre i confini regionali.
Scendiamo di corsa dal castello sotto la pioggia, fino al viale all’uscita del paese, dove ci attende il pullman.
Partiamo quando il cielo è diventato ancora più plumbeo e si sta sfogando. Il lago artificiale alla nostra destra ha il colore della ghisa. Chissà com’è questo spettacolo d’acqua di agosto.
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