Dopo aver pubblicato questo articolo su Ortica, ho ricevuto, apertamente e meno palesemente, diverse critiche. Da parte di elettori pentastellati, evidentemente, che mi equiparavano per ignoranza ai poveri idioti su cui si era abbattuta la mia critica. Non ho mai definito povero idiota nessuno mai.
Sta di fatto che ai grillini elettori proprio non va che il loro movimento sia criticato e con esso -- purtroppo-- anche l'inadeguatezza culturale e cognitiva di alcuni esponenti.
L'articolo che ho scritto è ben circostanziato e -- se vi fate un giro per il web -- troverete ormai decine e decine di op-ed e scritti che raccontano della suscettibilità dei pentastellati. Come pure di bandwagoning quanto meno sospetti ed anche -- e per fortuna -- di qualche pentimento.
Al di là del folklore, ciò che mi dispiace assai è questa strana demagogia del popolo grillino, perchè non basta rompere gli schemi, bisogna saper ricostruirne di nuovi e migliori. E questo, mi sa, sarà mooolto difficile.
Staremo a vedere e a raccontare.
(Originale su Orticalab, al link in basso.)
Per favore, non accusatemi di cattiveria o accanimento contro i grillini (grillici, movimentisti, pentastellati, scegliete voi), ma ieri sera mi è capitato di ascoltare Bonafede intervistato da Lilli Gruber a Ottoemezzo su La7 e mi sono messa le mani nei capelli.
Bonafede è un nuovo onorevole (chiamateli “cittadini”, loro vogliono così e a noi, almeno questo, non dispiace), il quale fu anche candidato a Sindaco contro Matteo Renzi.
È stato intervistato in collegamento da Firenze, dove era impegnato in una full immersion assieme con altri esponenti ed attivisti a lavorare per… Per la verità non ci ha spiegato bene in cosa consistesse il loro frenetico lavoro. Presumibilmente (ma è una mia ottimistica supposizione), stilavano programmi e proposte, eppure ogni qualvolta la Gruber si azzardava (poi si è proprio ostinata, come i peggiori giornalisti) a chiedere su che cosa stessero lavorando, Bonafede attaccava una trita cantilena: “Vaglieremo. Valuteremo le proposte che ci faranno.” Come se uno chiedesse “Dove vai?” e l’altro gli rispondesse “Non ho digerito bene."
Non penso che la nutrita compagine dei pentastellati sia stata eletta allo scopo di approvare o respingere le proposte di altri. Dovrebbe anche essere il contrario, in democrazia, o no? Parliamo della stessa Democrazia di cui i grillini pensano di sapere tutto.
Non mi è piaciuto Bonafede, per niente. Un uomo così pieno di anacoluti, verbali e cognitivi, che l’eloquio di Di Pietro je fa ‘nbaffo. L’ho scritto pure su Twitter, ieri sera, dove ero in numerosa compagnia di persone che sbertucciavano la performance di questo grillino stravaccato davanti alle telecamere con fare supponente, idee ben confuse e sorrisetto di sufficienza.
Federico Mello, mio amico, ha tuittàto che questo Parlamento finirà a farsa, se tale è il livello, e che in compenso, però, ci divertiremo moltissimo.
Qualcun altro, a sentire i discorsi di Bonafede, si è finalmente spiegato il motivo per il quale Grillo non vuole che i suoi vadano in tivvù.
La Gruber -- quella sadica -- ha mandato in onda un brano dell’intervista al grillino complottista ed apocalittico, quello convinto che il governo USA inietti microchip nei corpi dei cittadini. È st’acqua qua! Tradotto in irpino: “chist è ‘o ligname”. Per la cronaca, il grillino apocalittico ha accusato i giornalisti di Ballarò di averlo manipolato. No, non hanno manipolato la notizia: si è sentito proprio lui manipolato. Cacchio, che tempra di marzapane questi grillici che si fanno manipolare dalle agguerrite troupe di Ballarò.
Ho dedicato più di un articolo alla fenomenologia comunicativa dei pentastellati, che è una roba da mal di mare. Intanto, i grillici collezionano pieces franose, in ogni dove. Ormai, li chiamano per riderci su. Pure Barbara D’Urso si è presa la pizzicata.
Io li capisco gli elettori italiani. Davvero. Li capisco nella loro voglia di rottura, anche se – more solito – non accompagnano la voglia di cambiamento con la chiara consapevolezza di cosa invece sia necessario al Paese per renderlo migliore. D’altronde, abbiamo eletto per vent’anni il Banana che ci ha distrutto e noi a rivotarlo. Più illusi di così.
Serve una maggiore lotta all’evasione? Bene. Cosa dice Grillo in proposito? (Inutile chiederlo a Bonafede.) Potenziamo l’Agenzia delle Entrate? Naah: aboliamo gli stipendi pubblici, propone il lìder. Nessuno gli ribatte che la migliore qualità dei servizi pubblici passa per l’incentivazione delle funzioni pubbliche?
Per esempio. La migliore scuola di Stoccolma è alla periferia della città; è frequentata da figli degli immigrati; ci lavorano i migliori insegnanti del Paese che vengono pagati meglio degli altri. Il concetto è semplice: dare di più e di migliore qualità a chi è svantaggiato socialmente e a chi deve contribuire a formare cittadini migliori. Si chiama “alzare lo standard”.
Invece, per noi Italiani la rivoluzione passa per l’abolizione degli stipendi pubblici. Se la testa fa male, tagliamo la testa. Anche Brunetta picconava la pubblica amministrazione, che a furia di colpi, accuse e denigrazioni continue è peggiorata. Scuola compresa. A chiamare qualcuno scemo, lo fai diventare davvero scemo. Si chiama “abbassare lo standard”.
Il Movimento5 Stelle è l’amazon della politica: c’è davvero di tutto. È un luogo dove ciascuno trova la propria istanza/rivendicazione/protesta individuale. E che importa se gli elettori grillini a Cuneo vogliono una cosa e a Ragusa un’altra. Tanto, nessuno lo saprà mai, un universale “Vaffan…” ricomprende tutto: è la nuova narrazione della protesta per protestare.
Sono ancora troppo sparuti gli Italians nei quali il dubbio sull’opportunità di aver votato il Movimento comincia a fare capolino. C’è ancora troppa gente (che evidentemente non sa di Bonafede, né del prof. Becchi, né del Cappellaio Matto, tutte nuove stelle dello spettacolo) a dirsi fiera di aver votato Grillo. Come se avesse fatto una Rivoluzione d’Ottobre o avesse intelligentemente intuito al momento giusto che il berlusconismo non era più di moda.
Al supermercato mi è capitato di sentire alcuni dipendenti che ostracizzavano una loro collega, rea di aver dichiarato il suo voto (ormai demodè) per il pidielle. E pensare che per anni ho cercato un elettore dichiarato del Banana, per cantargliene quattro. Non me la sono sentita di infierire sulla poveretta alla cassa. I suoi colleghi, invece, petto in fuori si gloriavano di aver saputo scegliere Grillo, quale nuovo veltro, non tanto per salvare l’Italia, quanto per prendersela con le Caste. Per la verità, non hanno detto ‘veltro’. Hanno detto: “Ma sì, afangul a ‘sti politici ladri!”. È tutto ciò che sanno del programma di Grillo. Stanno ancora nella fase ‘ultras’, della serie ‘Daje, spacchiamo tutto! Che ce frega.’ Come se bastasse distruggere per avere una ricostruzione migliore.
Il problema è che i nuovi muratori oltre i lego non sono andati.
L’Italia non cambierà, ma almeno ci stiamo divertendo.
/http%3A%2F%2Fwww.orticalab.it%2Fsites%2Fortica%2Flocal%2Fcache-gd2%2F2dca7342697732d6a9956a5522208274.jpg)