Scendendo dall’Informagiovani mi fermo a leggere la grossa targa marmorea all’ingresso, dove è inscritta una poesia di John Ciardi, dedicata a Manocalzati, il paese natìo della madre.
John Anthony Ciardi era un italo-americano (il cognome del padre è di origine cilentana/calabrese) nato a Boston nel 1917 e defunto nel 1986, letterato, docente universitario, linguista, poeta, nonché traduttore di Dante Alighieri in inglese. Ha scritto ben quaranta libri di poesie ed ha anche collaborato con Isaac Asimov nella raccolta di limericks (distici scherzosi, tipo le ‘osterie’ italiche). Insomma, è una celebrità ed è un vanto per il piccolo paese irpino. Anche per questo motivo, la municipalità gli dedicò una piazza, in procinto di essere ridisegnata.
Si è fermata per un po’ la pioggia e le persone sono di nuovo per le vie. Gruppi di anziani improvvisano una mano di briscola sulle panchine o davanti ai bar. Il sole fa brillare il marmo bianco del basolato in risistemazione davanti alla scuola.
Camminando, Raffaele mi parla con orgoglio della raccolta differenziata. “È molto ben organizzata qui da noi. Attualmente, siamo al 75%. La prima fase partì nel 2001. Dopo un periodo di stallo, nel settembre 2006 è ripartita con un efficace porta-a-porta. La raccolta RAEE viene effettuata settimanalmente ed è pronto il progetto per l’isola ecologica.”
Da come emerge nei racconti degli amministratori, Manocalzati è un paese vivo ed in fermento: “Le cose ancora da fare sono tantissime e il tempo non basta e, nonostante i fondi della 219, pure le opere pubbliche non bastano mai.” Conclude Raffaele.
Il silenzio dopo la pioggia battente di qualche minuto prima mi restituisce l’immagine di un paese tranquillo, lontano dal traffico (sempre inspiegabile per me) del Capoluogo, che pure è vicinissimo.
Rifaccio un ultimo giro per le strade attorno al paese. Via Sorcinelli sembra un tunnel nel verde e costeggia un terrazzo naturale verso la valle. Mi domando, poi, l’origine del nome di via Scandravati. Poiché è un toponimo che mi incuriosisce molto, giro la domanda a Raffaele, il quale alza le spalle e mi risponde con una battuta: “Sderrupata, forse?”.
Torno a casa, mentre le nuvole re-incombono promettendo ancora pioggia. Scendo per le curve fino ad Atripalda: fine del verde, inizio del traffico.
Personalmente, inquadro Manocalzati in quella fascia intermedia di paesi attorno ad Avellino che si sono fermati da tempo in attesa di qualcosa: dello sviluppo del Capoluogo, di uno scatto di orgoglio complessivo delle popolazioni, di più attenzione da parte delle Istituzioni sovraordinate, chissà.
Tra un’evocazione ed un’altra, mi viene in mente il Sommo Poeta con una delle sua meravigliose metafore “Quasi entomata in difetto…”, nè più bruco, ma neanche ancora farfalla.
