Luigi Famiglietti ci prende gusto e – nonostante la sua fretta – mi confessa che per progettare il futuro ci vuole un giovane sindaco e giovani collaboratori. Ci tiene a parlare della rete wireless comunale: sette antenne. Il digital divide, come ho potuto riscontrare in tantissimi Comuni irpini, non è un problema dei Paesi in via di sviluppo: è anche qui da noi, in Italia, componente del G8.
Per due anni c’è stato il blocco dei Lavori Pubblici, ma adesso si può mettere mano al Palazzetto dello Sport, al vecchio Municipio, a tre strade rurali da ritracciare e da urbanizzare con la rete idrica, all’illuminazione periferica. Frigento si è dotato di un PIP intercomunale con Gesualdo, posto proprio al bivio con l’accesso a questo Comune. “È fondamentale avere un ottimo rapporto con i Comuni d’intorno. Lo sviluppo non decollerà mai se pensato autarchicamente nell’ambito di un solo Comune.” Si è scelto di valorizzare un PIP artigianale solo quando sono arrivate le richieste, non crearlo a priori.
Le criticità sociali sono in aumento esponenziale, anche in zone “tranquille” come l’Irpinia orientale, ed aumentano povertà e disoccupazione. I ragazzi vogliono andar via per sopravvivere e troppi, tra quelli che rimangono, hanno grossi problemi di adattamento a questa società impoverita e “televisiva”. Nessuno vuole più conoscere e prendersi cura dell’altro, fosse anche l’amico dei giochi.
Per questo motivo, a Frigento – oltre al Forum dei Giovani ed al Circolo degli Anziani - è stato ideato un progetto sociale sperimentale di coinvolgimento popolare, di cui il People Involvement è il primo laboratorio. Tutto gira intorno all’ascolto ed all’accoglienza. Parlare e comunicare per stemperare il disagio personale e poi cercare di risolvere i problemi, tra cui la diffusione dell’uso di sostanze stupefacenti. Il progetto è stato finanziato dall’Assessorato alla Sanità della Regione Campania, Fondo Lotta alla Droga.
Esponente attiva è Maria Assunta Baronale, anche operatrice del Centro di Ascolto. Mi ha caricata di dati, prospetti, testi, pubblicazioni (Sinergie), progetti. Insomma, una pila alta così. “Sensibilizzare e coinvolgere: queste le chiavi per una soluzione possibile”. In effetti, chiusi come siamo nei nostri gusci, presi unicamente dai problemi singoli e dei nostri strettissimi familiari, non allarghiamo lo sguardo al prossimo più vicino a noi. I più in pericolo sono i giovani, che purtroppo non riescono a strutturare personalità e caratteri all’insegna della resilienza, della capacità di reazione positiva alle seppur minime avversità. Le famiglie sono spesso iperprotettive e le problematiche, talvolta gravi, vengono nascoste o non riconosciute per tempo.
Con la provincia di Potenza, l’Irpinia condivide il primato dei suicidi.
Il progetto, partito nel dicembre 2009, terminerà la fase sperimentale dodici mesi dopo. Per ogni mese è prevista un’attività di coinvolgimento: sport, teatro, visite, concerti, performances, mostre, corsi. La costante è il Centro di Ascolto, aperto cinque pomeriggi alla settimana.
Il progetto coinvolge le strutture sanitarie (Ser.T.), le scuole, i medici di famiglia, la parrocchia, alcuni bar, l’ANPAS e, ovviamente, il Comune: è una intera comunità che si fa ascolto per stringere una rete di aiuto. L’evento clou sarà quello di agosto: carro dei buoi, concerti, mostra fotografica, spettacolo teatrale, tornei.
Intanto, dopo un caffè veloce, il Sindaco deve scappare e mi “consegna” all’altrettanto giovane Presidente della Pro Loco frigentina, Francesco Di Sibio, che del Sindaco è stato il compagno di scuola.
Adesso piove abbastanza e tira pure un bel vento freddo, così ci rifugiamo nella sede che la Pro Loco condivide con il punto IAT e l’Informagiovani. Nonostante la pioggia, nel breve percorso vedo un centro storico bello, ordinato, pulito e curato. Ma vuoto, quasi inesorabilmente. “Ci s’incontra solo nei bar e l’associazionismo latita.” mi confida Francesco, “I giovani vanno via. Eppure un tempo non era affatto così, anzi, Frigento attraeva.”
Francesco parte per il suo “amarcord” locale. Una volta il Municipio (vecchia sede) era il cuore pulsante del paese, vi erano allocati la Pretura, le Poste, due circoli ricreativi. Nel ’43 per una rivolta popolare viene incendiato: questa storia è stata pure ricostruita e raccontata dal Prof. Annibale Cogliano.
Adesso, a Frigento è rimasto il Giudice di Pace, l’ANPAS, il poliambulatorio che raccoglie i medici di famiglia del paese (è una sperimentazione positiva, perché il presidio non è mai sguarnito di assistenza) e i due Istituti Superiori ad indirizzo umanistico (uno pubblico ed uno privato) che nei decenni addietro hanno reso famosa Frigento a livello nazionale. Era talmente rinomata la qualità didattica di queste scuole superiori che venivano molti fuori sede (fin da Gorizia, mi narrano) per studiare qui. Poi, c’erano anche una Filodrammatica ed una Filarmonica. Insomma, Frigento era un gran bel centro, molto attivo culturalmente.
Francesco mi vuole narrare di un frigentino illustre e particolare, Marciano De Leo (San Marciano è il Patrono del paese), naturalista, illuminista enciclopedico. Studiò la Mefite e preparò quadri statistici del Principato Ultra nel periodo murattiano. Forse, Leopardi venne ispirato per la sua lirica sulla ginestra, proprio da una composizione del De Leo. Era un tipo strano, dal campanile sotto ogni tempo, scrutava i venti per far volare i suoi palloni aerostatici direzionabili. Ma a Frigento, ombelico dell’Italia meridionale anche questo era possibile.
Poiché Francesco mi sommerge di depliants e brochures del paese – tutti molto per fatti – il discorso si sposta sul turismo, croce e delizia di molti amministratori irpini.
È opinione diffusa quella per cui il turismo possa far decollare il nostro territorio. Non siamo a Sorrento, né a Pompei. Non c’è nessuna cupola del Brunelleschi e, semmai ci fosse, da sola, neanche farebbe turismo. Ci vogliono più cose, più attrattori, anche piccoli, e per di più non così frazionati, disomogenei nell’indirizzo e nella promozionalità. Ogni Comune fa da sé, alcuni enti e/o istituzioni si dannano per riunire eventi e luoghi in percorsi e fili conduttori, ma alla fine diventa un turismo locale, interprovinciale, molto incentrato sulla gastronomia e le sagre. Un turismo conosciuto solo in un raggio comodo da percorrere in auto per farsi gran belle mangiate nel verde. Un po’ poco, per evocare sviluppo ed economie in rinascita, no?
Frigento, comunque, è ben fornita di locali per la ristorazione di qualità e per l’accoglienza alberghiera, anche se l’unico albergo esistente nel centro del paese ha chiuso.
La Pro Loco è nata nel 1973 e fino agli anni ‘80 ha lavorato bene, ne facevano parte molti personaggi attivi ed impegnati Ha prodotto una poderosa ricerca fotografica ed una pubblicazione: Viaggio nella Memoria. Ora si regge per la caparbietà di pochi giovani volontari.
Il sito della Pro Loco è curato da un giovane frigentino emigrato, Pio Capobianco, insegnante a Bologna, che lo gestisce da “remoto”, per-amore-solo-per-amore del paese.
Si è fatto abbastanza tardi. Prometto a Francesco di ritornare a Frigento, magari quando non piove, non tira così tanto vento e non fa così freddo.
Ridiscendendo l’Otica, le folate di vento sbattono la pioggia sul parabrezza e dondolano la mia piccola utilitaria. Sarà, ma a me l’Irpinia piace anche così.





