Il Sindaco mi racconta che è stato organizzato un gemellaggio collettivo tra le tredici comunità italiane che hanno “Sant’Angelo” nella denominazione e San Michele come patrono e durante l’evento a Sant’Angelo di Brolo [sui Monti Nebrodi in provincia di Messina] ha potuto constatare come le caratteristiche tipiche e di pregio di tanti Comuni non siano affatto conosciute né valorizzate. È d’uopo rimboccarsi le maniche, quindi.
La comunità non si aspetta troppo dalle istituzioni sovraordinate, così, senza inutile vittimismo ha cominciato ad organizzarsi con quello che c’è.
“In cinque anni di attività” prosegue Franco “ho potuto capire cosa chiede un turista o un cliente e vorrei che l’Amministrazione riuscisse a condividere gli obiettivi sullo sviluppo della zona.”
È inutile creare PIP ampi e deturpanti se poi rimangono vuoti, o zone commerciali isolate (tanto ci sono Grottaminarda e Mirabella che assolvono a questa importante funzione), inoltre, gli imprenditori santangiolesi (Sistematetto, Lumitherm, Ecosystem) hanno costruito le loro aziende in altri PIP viciniori più accessibili e fruibili.
Il territorio va salvaguardato per la sua vocazione agricola e turistica e promosso secondo le indicazioni degli operatori di questo settore.
Eppure, scopro che qualche mese fa, un intraprendente santangiolese era riuscito a convincere addirittura l’IKEA a progettare un punto vendita satellite proprio qui.
Ammetto la mia sorpresa e mi chiedo come mai la Campania sia diventata l’obiettivo di questa ‘colonizzazione’ svedese.
Continuiamo il colloquio trasferendoci nella piazza del paese. Nonostante il cielo nuvolo, molti cittadini chiacchierano davanti ai portoncini delle case sulla piazza. Incontro un simpatico e loquace anziano, Lorenzo Vozella, stabilitosi in Toscana e qui per vacanza. Possiede ben 15 auto d’epoca (la più vecchia è una Balilla tre marce del ’33) e mi mostra orgoglioso le foto delle sue ‘creature’ circondate dai numerosissimi premi delle manifestazioni cui le ha esposte.
Arriviamo al Belvedere. A sinistra si erge ripido il Monte Tuoro, di fronte c’è il Partenio e a destra in lontananza la “Dormiente” del Sannio. Man mano che le creste montane si allontanano sull’orizzonte, il blu sfuma fino a diventare azzurro polvere.
La piazza è stata ripiastrellata con basoli chiari ed è un piacere passeggiarvi lentamente. La Chiesa di San Rocco è stata ristrutturata grazie alla donazione di un facoltoso italo-americano, Antonio del Sorbo, così è stato anche per il restauro dell’antico organo della Chiesa madre, dedicata al Santo Patrono.
Nei decenni addietro, molti paesani sono emigrati oltreoceano, per lo più in Argentina. I santangiolesi nel mondo sono un punto di dolore e di orgoglio per il Sindaco. Il mese prossimo aprirà il sito web per collegare (con VoiP e video conferenze) i compaesani lontani che tengono a mantenere il legame con la terra d’origine.
Chiedo al Sindaco della curiosa usanza di preparare le “seppia ‘mbettonata” durante i due giorni di festività (8 maggio e 29 settembre) patronale. “È un piatto di devozione, la cui farcia è diversa dall’usanza campana fatta con uova e pane. Qui si prepara con olio, mollica di pane, aglio e uvetta: c’è divieto assoluto di usare carni e/o derivati da animali di terra.”
Un caffè veloce in uno dei due bar del paese, gestito da un giovane del posto al quale chiedo il perché della sua scelta di rimanere: “C’era solo un bar a Sant’Angelo e questo mestiere è piacevole perché i bar nei paesi sono punti di socialità e confronto. Qui, poi, si vive bene. Non mi lamento proprio.”
Il Sindaco, durante la breve passeggiata, viene fermato continuamente dai paesani. Anche solo per un saluto o, come oggi, per sapere che ci fa con una tizia (io) che scatta foto in continuazione.
Il fatto che lavori da anni a Cosenza e torni con regolarità al paese per espletare il suo mandato elettorale, lo rende decontestualizzato quanto basta per mantenersi di buon umore e conservare la motivazione a programmare per la sua comunità.
Le ultime battute della chiacchierata sono dedicate all’emergenza delle emergenze: associare i Comuni per un’economia di scala. Molte sono le questioni che potrebbero essere risolte mettendosi assieme. Qualcosa è stata prodotta, ma antiche pratiche di campanilismo sono dure a morire. Eppure, è l’unica soluzione per continuare ad esistere come entità socio-amministrative.
Scendo per le curve a zig zag dal paese e imbocco la strada ai piedi delle due colline dirimpettaie verso Luogosano. Un giorno di questi voglio tornare al ristorante di Franco e rimirarmi con più calma questo paesino da cartolina.
