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L'Indice di Gentilezza

Ci sará sicuramente qualche patto astrale che ignoro, tra i pianeti nelle cosiddette ’case’ del mio segno zodiacale — il quale, sapevatelo, ha sempre Saturno contro, e dire che a me Saturno-pianeta con tutti i suoi magnifici anelli piace un casino: quando si dice riconoscenza, eh? Dicevo, c’è un patto astrale di cui conosco solo la conseguenza: le mie vacanze terminano esattamente quando finisco di leggere i libri che avevo messo in valigia. Quest’anno ce n’era solo uno, ma valeva sette: Comunicazione e Potere di Manuel Castells, di circa 2 kili di peso.

Chi non conosce Manuel Castells? Il guru catalano che ha descritto i collegamenti tra comunicazione e potere nell’era digitale? Alcune delle idee di Castells, però, le ho trovate obsolete, perché il sociologo non ha assistito all’esplosione di féisbuk+twitter, il libro è stato scritto prima della primavera nordafricana e non ha considerato che gli SMS come le e-mail non si portano più, soppiantati da WhatsApp, Messenger e chat.

Ha posto troppa fiducia nella capacitá di aggregazione stabile attraverso il web per combattere lotte e battaglie civili e sociali e riflette ancora nell’aura dei social forum. (Indagherò sui successivi scritti di Castells per capire se ha aggiustato il tiro.) Io ho partecipato, per esempio, al SF di Fortezza da Basso a Firenze. Bell’esperienza, ma al di lá di canti-balli-workshopecologisti&equosolidali, l’ereditá d’iniziativa mondiale terzomondista e pacifista è andata sempre più scemando. Le vie dell’impegno reale e mondiale tenuto assieme attraverso i fili d’aria e l’insurgenza epica non sono più di moda, perché i rivoli dell’individualismo bagnano intere collettivitá che chiedono di essere riconosciute singolarmente. Le esperienze successive indicano che ci vuole sempre e comunque un centro politico di coordinamento ed attuazione. È successo con la campagna per le primarie e l’elezione di Obama, è successo anche — si parva licet — con il M5S. La sindrome dell’insurgencia (all’ispanica maniera) continua ad affliggere la sinistra italiana, per esempio. Di Castell parlerò ancora più in lá: il tormentone non finisce qui.

Dunque, oltre ai libri, in vacanza leggo molti quotidiani, quelli cartacei. Ho più tempo per approfondire e al ritorno a casa, la mia borsa si è riempita di appunti e foglietti, pagine strappate e ripiegate con annotazioni e spunti per i miei sfoghi giornalistici (che pazienza hanno qui ad Ortica e che pazienza avete voi, amici miei lettori!). Uno dei tanti spunti è sorto dalla lettura di un articolo di Hanif Kureishi su se stesso («La Repubblica» R2 del 27/6). Ve lo cito perché è totalmente autobiografico e inizia con la dichiarazione di amore dello scrittore nei confronti delle sue penne, tutte di grandi marche. Roba che se la scrivessi io, immediatamente qualche gentile commentatore mi consiglierebbe di aprire un blog per potermi sfogare. (Sappiate, comunque, che spesso mi sento consigliare di cambiare luogo di esternazione. Sappiate, inoltre, che non lo cambierò.) Tuttavia, se Kureishi puó impunemente propagandare il suo amore per MontBlanc, Montegrappa, Lamy, StMoritz e Muji su un grande quotidiano nazionale, perché io non potrei — mutatis mutandis, ovvero proporzioni — parlare in prima persona di considerazioni socio-antropo-economiche sorte sul bagnasciuga di un ventoso lido pugliese? Anyway.

Ho letto anche della impossibilitá di sopravvivenza delle testate digitali, attraverso unalamentatio su Linkiesta, come ho raccolto in pochissimi giorni perfino troppo materiale sull’argomento mainstream delle estati: la Felicitá. Tutti temi su cui ritornerò senz’altro nelle prossime settimane.

L’argomento del resto di quest’articolo sarebbe l’economia glocale, ovverosia indicatori socio-economici globali adeguati alla regionalitá/specificità territoriale.

Su «La Repubblica», del 26 giugno scorso è apparsa una piccola sintesi di una ricerca OCSE sulla qualità della vita. Sono state confrontate 362 regioni del mondo attraverso otto indicatori: istruzione, lavoro, reddito, sicurezza, salute, ambiente, partecipazione al voto, accesso alla banda larga. Per quanto riguarda l’Italia, la Campania si situa negli ultimi tre posti per sei indicatori. Per istruzione ed ambiente pare che ci salviamo: nonostante la Terra dei Fuochi, Piemonte, Veneto e Lombardia stanno peggio di noi. In ogni caso, non c’è proprio null’altro per cui stare allegri. Molti economisti, da quando impera la crisi nel mondo occidentale, stanno pensando di adottare nuovi indici per calcolare il benessere: non più basati sulla produzione di beni e servizi, bensì su caratteristiche socio-ambientali. La stessa OCSE aveva introdotto nel 2011 il BetterLifeIndex (basato su 11 indicatori, tra cui gli otto giá elencati). L’ONU studia un PGL, un Prodotto Gentile Lordo, basato sul numero di lavatrici (pensate solo un attimo alla disgrazia antropologica di non avere lavatrici) o sul numero di cinguettii di uccelli nel kilometro quadro, come pure il peso dei neonati alla nascita, la disponibilitá di occhiali da vista, la quantitá delle ore di sonno o il numero delle ragazze che vanno a scuola. Diciamo che attraverso questi nuovi indici potremmo cavarcela.

Indubbiamente — complice la crisi economico-finanziaria — a nessuno sarebbe mai venuto in mente di calcolare il benessere attraverso il numero e la tipologia dei cinguettii, tutt’al più si sarebbe contato il numero di fuoriserie per abitanti. In tempi di crisi, si deve fare di necessitá virtù e quindi una lavatrice ed un passerotto cominciano a contare più di una seconda casa (tra tasse, condominio e manutenzione non si mantiene neanche più la prima). Un Parco in cittá diventa più importante di una settimana in una localitá turistica, una pista ciclabile (una bici è per tutti) vale più di un parcheggio.

Vi confido una cosa. Sono contenta di aver giá fatto le mie ferie al mare (a giugno costa tutto molto poco) perché la nostra cittadina quest’estate dará il meglio di se in quanto ad intrattenimento e gentilezza.

A proposito di gentilezza. Nella baia pugliese dove piantavo il mio ombrellone, il tasso di vucumprá è altissimo. A latere dei semi-stanziali con carretto d’ordinanza, in media si avvicina una dozzina di ambulanti con mercanzia a spalla ogni ora. Un ragazzo pakistano — sedicente universitario in cerca di fondi per continuare a studiare — mi ha detto che quest’anno nessuno compra niente ”Voi Italiani tutti a dire ’no grazie’." Un nordafricano ha esclamato, ad una signora che aveva fatto un balzo per evitare che gli proponesse le sue stole, “Mica mordo!”

Confido moltissimo nella gentilezza, cosí scaliamo le classifiche OCSE.
A prestissimo.

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Tag(s) : #felicità, #Better Life Index, #OCSE OSCE
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