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Nove settimane e mezzo. All'ighéa

In una delle puntate precedenti, ci siamo occupati dei sistemi di regole cui aderire per capire chi siamo e cosa dobbiamo fare. I sistemi di regole (anche le religioni) possono cambiare nel tempo ed anche noi possiamo sostituire un sistema con un altro. Abbiamo affermato che anche l’ateismo è un sistema di credenze e che il funzionalismo in sociologia, più che una prescrizione, è un modo di analizzare e descrivere l’agire umano ed il tessuto sociale.
Scriveva G.K. Chesterton, uno dei miei autori preferiti, che esistono solo due categorie di persone: quelli che accettano i dogmi e ne sono consapevoli e quelli che vi aderiscono e non se ne rendono conto.


Mmh. La ragione è tutta nel nostro sistema limbico, quello primordiale. In casi incertezza e di paura, non abbiamo proprio tempo per pensare ad una soluzione ragionata e attiviamo l’amigdala e la corteccia orbitofrontale. Queste lavorano in automatico, come la memoria BIOS di un computer: quattro regole fisse e possiamo andare anche in modalità provvisoria. Si tratta di sopravvivenza.


Quando non abbiamo sistemi di regole introiettati (la BIOS è pericolosamente vuota), reggiamo poco all’incertezza, mentre i dogmi — rendendoci una sorta di automi — ci cavano dalle situazioni in cui il cervello va in loop.


I tipi sciolti (mi ci annovero anch’io) si fanno grossi affermando di non seguire nessun dogma e di saper gestire l’incertezza alla maniera dei samurai. A me, la filosofia dei samurai piace un casino e nei momenti blu mi calo nel personaggio di un samurai errando solitaria, ma incrollabile.


Tuttavia, sono sempre stata sicura che da qualche parte ci debba essere il mio punto debole.


Lo stesso giorno in cui il postino ha consegnato i cataloghi Ikea, navigando sul sito del «Time« ho trovato un simpatico spot che – pubblicizzando il catalogo più diffuso al mondo – prendeva amabilmente per i fondelli l’iPad Apple, ricalcando però tutte le cifre stilistiche: minimalismo, essenzialità, patinatura, biancore. Il tizio che parla, Jörgen Eghammer, è un guru dell’Ikea design, tuttavia, per stile ed eloquio potrebbe tranquillamente essere uno dei vari Chief di Cupertino. Lo spot ha suscitato clamore ed è anche molto ironico. Essendo io una ighéa-addicted (uso l’Ikea di Baronissi anche per smaltire le incazzature), il catalogo è sempre a portata di mano e così, sfogliando il libro dei desideri del ceto medio mondiale, una frase a pag. 44 mi ha inchiodato: “Il livello di stress diminuisce se ogni cosa ha il suo posto nei cassetti.”


Fuori, giovedì nel tardo pomeriggio si era scatenato l’inferno meteorologico: tuoni e fulmini e cascate di pioggia, il Fenestrelle stava a meno di un metro dall’esondare. Il crepitio di un fulmine ha coinciso con l’illuminazione (reale e metaforica) del contesto: avevo trovato il mio punto debole. Il mio sistema dogmatico vitale è l’ordine nelle cose. Attenzione: ho scritto ‘nelle’ cose, non ‘delle’ cose.

La mia pace – con buona pace di tutti – la trovo facendo ordine — ma specialmente mantenendolo — nei cassetti, negli scaffali, negli armadi, nella cantina, nelle borse. Divido le cose per calibro/colore/altezza, ma anche per frequenza d’uso e/o comodità. L’ordine è il mio dogma, il mio sistema di credenza, il monolite cui si aggrappa la mia amigdala e la mia corteccia orbito-frontale nei momenti di casino esistenziale. Per questo motivo, quando le mie cose fisiche (soprattutto a casa) sono in disordine, io vado in tilt, e quando le mie cose psichiche sono in disordine, mi curo rimettendo ordine negli armadi e/o nel frigo.


Gestire l’ordine nelle cose è una forma di autocontrollo. Mi raccomando, non scambiate tutto ciò per rigidità: è un sistema di riferimento come un altro. Si può aderire ad un credo religioso e non per questo essere definiti rigidi, non ritenete?


L’auto-controllo è come avere un coltellino svizzero che ci aiuta nelle emergenze. Quando uno non sa che pesci prendere, prima di dare in escandescenze o farsi prendere dallo sconforto, può (a scelta): pregare, fare sudoku, andare a fare jogging nel Parco Santo Spirito o al Campo CONI, imbottirsi di telefilm seriali, lavorare ad uncinetto, preparare un dolce, spaccare legna, uscire con il cane, colorare mandala, oppure mettere ordine. Ognuno sceglie il mantra più adatto, l’importante che il mantra sia una cosa da fare, più che da pensare. Noi siamo e pensiamo quello che facciamo, non il viceversa. Lo diceva Aristotele. Noi pensiamo come parliamo, non il contrario, lo diceva Vygotskij.


Pettinare i pensieri viene meglio riordinando cose. Quindi, ora sono finalmente consapevole di agire seguendo un dogma (quello dell’ordine nelle cose), mentre prima non me ne rendevo conto e a chi mi osservava sembravo piuttosto una maniaca.


Per assurdo che vi possa sembrare, il disordine è peggio della sporcizia. Una cosa sporca può essere tuttavia in ordine, ma di certo il disordine rende la pulizia più complicata, .


Riordinare è una sorta di mantra delle cose: è anche una filosofia.


Non mi stancherò mai di ricordare l’ordine degli spaghi in casa Bellavista, dove erano sistemati anche quelli troppo corti per essere usati. L’ordine, a volte, va oltre la funzionalità e – per quanto possa sembrare contro-intuitivo – è una forma di grammatica emotiva. Due persone con la stessa grammatica emotiva (in questo caso l’ordine nelle cose) hanno più possibilità di rimanere assieme più a lungo di due opposti. Condividere l’amore per l’ordine, ovvero quello per il disordine, appartiene alla categoria dei linguaggi fondamentali, necessari per una lunga e felice vita assieme. (Se volete sapere di più sui linguaggi fondamentali delle relazioni affettive, potete sempre leggere questo saggio.) Vi anticipo: no, alla lunga proprio non funziona che uno dei due partner si carichi del peso del disordine dell’altro.


Nonostante tutto, però, ordinati si può diventare. Ci vogliono esattamente nove settimane e mezzo per acquisire un’abitudine, ovvero per dismetterla (lo studio è dell’University College di Londra). Sì, avete letto bene: nove settimane e mezzo, ovverosia 66 giorni. Tanto era anche la durata della relazione tra Micky Rourke e Kim Basinger (nell’omonimo film di grandissimo successo) prima che l’infatuazione diventasse abitudine (e, quindi, probabilmente amore).


Concludendo, è l’incertezza ciò che ci macera e ci rende infelici. Non siete, tuttavia, costretti a sfogliare un catalogo ighéa per cambiare umore, ci mancherebbe. Trovatevi piuttosto qualcosa con la quale occupare le mani e la vostra mente le seguirà. Io ho scoperto che l’ordine nelle cose di casa mi rasserena, sarà pure minimalista, ma funziona alla grande. Qual è il vostro mantra delle cose?

specialmente se nel cesto dei panni sporchi sono mischiati i bianchi, i colorati e i delicati

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Nove settimane e mezzo. All'ighéa
Tag(s) : #felicità, #IKEA, #ordine
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