Il Sindaco ripone molte speranze nei giovani del paese. Mi parla di un’aziendina di conserve artigianali e di una giovane viticoltrice, che mi riprometto di incontrare di lì a poco.
La chiacchierata con il Sindaco è cordiale ed anche lunga, ma voglio andare a visitare la Chiesa madre.
Il paziente Assessore, sotto la pioggia, mi accompagna prima alla Biblioteca, sede delle tre Associazioni culturali e dell’Informagiovani e poi risaliamo per la Chiesa.
È grande e ristrutturata con abbastanza legno da renderla accogliente e non fredda. Incontro il Parroco, Don Antonio, un amabile pugliese di Ascoli Satriano (aria di casa mia). Ha una bella storia di vocazione realizzata tardivamente, ma convintamente: da laico ha lavorato per anni nella grande distribuzione in giro per l’Italia.
Accanto alla navata sinistra c’è un lungo locale, sede del Comitato-festa, sul pavimento sono poggiati i grandi busti dei Santi, qualcuno anche molto antico. Ci sono decine di foto delle feste patronali organizzate negli anni. Le più belle sono quelle con mezzo paese sulle gradinate della Chiesa, quasi come un matrimonio. Tutte le foto sono piene di gente che sorride, foto in bianco e nero, foto virato seppia, foto dai colori sbiaditi, foto di cantanti recenti. Le più antiche risalgono al 1800 circa ed era usanza esporle durante la festa, per ripercorrere le storie individuali degli abitanti ritratti, mi racconta Iallonardo, della citata Associazione “Tre Tigli”.
Prossima tappa: Annalisa e Maria Cristina della “Fruit&Co.” (Mi dicono che però attualmente la società è cambiata.)
Sono le giovani titolari di un’azienda di trasformazione artigianale di frutta ed ortaggi. In Irpinia, l’impresa agro-alimentare è donna. Ne ho visitate molte finora: tutte hanno la caratteristica di essere innovative seppur nel recupero delle migliori tradizioni alimentari irpine. Come pure questa, sita sulla via Provinciale, ai piedi del paese. L’idea di Annalisa e Maria Cristina è di conservare i prodotti esattamente come si faceva un tempo, badando, nel contempo, alla qualità delle materie prime, alla genuinità del prodotto, al rispetto di ogni normativa in materia di sicurezza alimentare e di tracciabilità, nonché all’utilizzo di materie prime provenienti da coltivazioni bio o integrate.
L’elenco dei prodotti è molto lungo: marmellate, confetture, gelatine, chutney, frutta secca conservata, frutta sciroppata, ortaggi in barattolo ed in Atmosfera Modificata, creme spalmabili dolci e salate. Le tecniche di conservazione le hanno apprese in famiglia ed amano lavorare in modo particolare con i prodotti tipici della zona: cipolle ramate di Montoro, nocciole di Giffoni, castagne di Serino, ciliegie di Santo Stefano, appunto. Hanno scelto questo Comune per l’accessibilità viaria e la vicinanza alle zone di produzione. Il Sindaco ha ragione, dunque.
Le ragazze sono ancora entusiaste (meno male) a due anni dall’apertura. Il lavoro non le spaventa ed hanno tanti progetti ancora. “È già un grande risultato passare da un micro laboratorio di 47 mq ad uno di circa 170.” Dice Maria Cristina. Attualmente, lavorano in tre (tutte donne) alla produzione con la collaborazione di due “commerciali”, il 60% della produzione (circa 400 barattoli vari al mese) è rappresentato da prodotti “dolci”. Inoltre, la quasi totalità della loro produzione viene venduta all’ingrosso o a ristoranti ed enoteche.
Cerchiamo un’altra giovane imprenditrice agricola, Susanna Fioretti, titolare di un’azienda vitivinicola in Contrada Boschi. Susanna è cesenate, con mamma romagnola doc. Vive in Irpinia da molti anni ormai. Ha iniziato lentamente e faticosamente a realizzare una sua passione: l’agricoltura ed in particolar modo la viticoltura. I quattro ettari di appezzamento (più 4000 mq di orto) sono coltivati a Fiano DOCG dal 2003, con qualche frangia a Merlot e Cabernet. Conferisce quasi tutta la sua produzione ai Feudi di San Gregorio (Azienda che si vede appena più in alto, a Sorbo Serpico) ed il resto lo vende a privati o produce vino con la sua etichetta. Sta seguendo anche il corso per sommelier. Lavora nei campi con una cooperativa agricola ed assieme alla sua famiglia. Produce anche olio e alleva conigli e suini. La sua specialità è il coniglio disossato imbottito. Vuole aprire un Agriturismo. Mi riservo di approfondire la storia di Susanna quanto prima, su queste pagine.
Santo Stefano – come già detto – sta ampliando una vocazione turistica e d’accoglienza. L’Assessore Ricciardelli mi svela che il paese ospita ben sei strutture di bed&breakfast oltre ad alcuni locali di ristorazione di alto livello. Andiamo a visitare il più particolare dei B&B del paese: Il Sole sull’Arcobaleno.
La formula proposta delle titolari, due docenti di madrelingua francese all’Università di Fisciano, è quanto di più aderente all’idea originale di B&B. Mi spiegano che in Italia l’idea di B&B si declina precipuamente con l’offerta di alloggi o camere separate e/o isolate dall’abitazione dell’ospitante. Invece, l’idea fondativa prevede l’integrazione dell’ospite nella vita e nella casa in cui alloggia: Il Sole sull’Arcobaleno è fatto proprio così. Gli ospiti provengono da tutto il mondo e la loro migliore pubblicità è il passaparola. Hanno deciso di aprire questo B&B (LGBT friendly, sigla che in pratica significa “Rispetto ed accettazione di tutti” e che mi rende orgogliosa, quale esempio di altissima democrazia e accoglienza di ogni diversità) non per guadagno, bensì per il loro amore verso l’umanità, il confronto, l’apertura mentale: è una forma di viaggio attraverso le persone.
Invece, il mio viaggio a Santo Stefano finisce qui. Pioggia permettendo, ho scoperto una bellissima realtà, giovanile, aperta, molto femminile nella forza e nella costanza.



