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Gesualdo - Prima parte

Gesualdo. Tanta storia per (quasi) niente.

Per arrivare a Gesualdo si possono scegliere molte strade. Quella che preferisco è la cosiddetta “San Lorenzo” che s’imbocca (semi nascosta) dopo il bivio di Paternopoli. È una specie di CamelTrophy perché è un dedalo di stradine di livello appena appena migliore delle interpoderali (il GPS le riporta, però), tra le quali mi sono sempre persa. Eppure, di solito mi ci avventuro comunque, sfidando il mio mai addestrato senso dell’orientamento.

Questa volta, però, ho evitato la San Lorenzo: sono stati i giorni delle alluvioni e per queste stradine si incorreva in più di un rischio, visto che anche la Provinciale è diventata un torrente. L’acqua delle copiose piogge defluisce e sgorga da ogni punto: muri, cunette, addirittura in piccole polle. Attraversa impunita le curve della strada, aumentando la portata man mano che si sale verso il paese.

Anche Gesualdo è un bel paese. Tremila abitanti di cui quasi la metà è anziana.

Per chi ha la curiosità di studiarsela con GoogleEarth, si può notare l’antico borgo rotondo con le mura fatte di case fortificate e le successive moderne espansioni verso est.

Gesualdo è ampia e piuttosto sparsa. Innaturalmente, potrei dire, visto che la zona di espansione si è rivolta verso i campi (delocalizzazioni di ricostruzione post-sisma in aree private agricole) invece che trovare sbocco verso l’arteria principale, quella Statale 303 (l’Otica che a me piace tanto) la quale avrebbe garantito al paese un diverso approccio territoriale e di sviluppo. Verso l’Otica, pre-esisteva alla zona fieristica l’antico mercato del bestiame, uno dei più famosi d’Irpinia, quindi l’avvicinarsi a questa via di trasporto e comunicazione sarebbe stato vantaggioso per la popolazione.

Invece, il paese (come tanti in Irpinia) langue in attesa del gancio giusto per il decollo, avendo, purtroppo, avuto una certa fretta di ricostruire senza considerare appieno tutte le prospettive ed i vantaggi futuri riguardo all’urbanistica.

Il destino del paese potrebbe essere nel nome (di chiara origine longobarda, con quel suffisso in –ald), che è quello del più famoso madrigalista italiano: Carlo Gesualdo, principe. Gesualdo, infatti, potrebbe essere il punto di aggregazione per iniziative musicali: la creatività non ha limiti. Ma ne riparliamo più avanti.

Il Castello attorno al quale è costruito il borgo è un bellissimo esempio architettonico ben conservato, così come le costruzioni (tra cui Palazzo Pisapia, restaurato e con una potenziale destinazione sociale, sebbene non utilizzato). Si leggono bene le superfetazioni architettoniche (come i cosiddetti “sostegni di alleggerimento” reticolari di stile francese) o le trasformazioni di uso e destinazione che gli ambienti hanno subito nei secoli. Si legge bene la storia di un feudo una volta ricco e potente.

Mi accompagnano nel giro del paese (ma anche nel piccolo dibattito che ne è venuto fuori) Carmine, Gianni, Eugenio e Lello (che è anche il Vicesindaco).

Tutti sono innamorati del loro paese. I gesualdini passano per gente intraprendente. Una volta venivano chiamati “menestrari” perché erano bravi nella coltura degli ortaggi. I campi verso sud sono stati la risorsa economica ed il vanto nei secoli passati. Ora, sono per lo più rosicchiati dalle costruzioni in delocalizzazione (ma l’ho già detto). Eppure, una saggia politica agricola, unita alla possibilità di creare il “Presidio del sedano di Gesualdo” (mi raccomandano quasi in coro di usare il termine “accio”) potrebbe essere un modo per salvare l’economia. “Non ci sono fabbriche o attività artigianali di qualche importanza: le quattro attività produttive una volta esistenti hanno scelto di spostarsi laddove erano più agevoli le vie di trasporto: Sant’Angelo dei Lombardi, Fontanarosa, Rocca San Felice.” dice Eugenio. Il PIP esistente ha una regolamentazione nuova per le mie conoscenze: sono riuniti sotto il nome di PIP meno di una decina di lotti privati e le Aziende che volessero impiantarsi a Gesualdo dovrebbero contrattare con i proprietari. Ipotesi non ancora verificatasi.

Gesualdo potrebbe godere del piccolo flusso turistico che arriva a Villamaina per le cure termali, per esempio. Ma – come ho già avuto modo di scrivere su queste pagine – le terme non sono un grande veicolo per il turismo neanche per la stessa Villamaina.

Gesualdo potrebbe essere a pieno titolo inserita nei circuiti del cosiddetto “turismo minore”, per fama del suo più illustre figlio e per la bellezza del suo borgo, nonché per la circostanza di aver ospitato anche Antonio Forgione, ossia Padre Pio da Pietrelcina.

Lello – a tal proposito -- conferma l’intenzione dei Padri Cappuccini (cui è stato ceduto il convento con l’orto annesso) di inserire il sito nei percorsi del turismo religioso relativamente al Santo di S.Giovanni Rotondo. Speriamo non rimanga un’intenzione.

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Tag(s) : #reportage in Irpinia, #Gesualdo
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