(L'originale venne pubblicato il 28 maggio 2009 su Ottopagine.)
Oggi è domenica e mi prendo una pausa da Diario Elettorale. Tuttavia, stasera dalle 19 circa sarò a Valle, con tutti noi candidati e Giancarlo, al centro sportivo, per incontrare gli elettori. Vino, panini, musica e amicizia.
Ci ritroviamo domani con un altro post del Diario Elettorale.
Quello che segue, invece, è il primo di tre reportage che scrissi su Bagnoli Irpino. Parlai di sagre e turismo, proposi anche soluzioni e progetti per migliorare l'offerta, partecipai pure ad una sorta di convegno. Poi, nulla più.
Questo è il mio diario di un giorno di aprile a Bagnoli per lavoro.
Bagnoli è tra i Comuni irpini che frequento spesso. Più per amore del viaggiare che per lavoro.
Ci sosto quando vado al Laceno, difficilmente manco alla sagra di ottobre e talvolta vado a far visita ad alcuni amici che cercano tartufi. Ah, les truffles!... la “mia” sostanza stupefacente!
La solita Ofantina-bis fino a Montella. La mia trappola, la strada la trova da sola. I punti di riferimento sono familiari.
Bagnoli è sorta appena prima dell’anno Mille. Come forte a difesa del Ducato longobardo di Salerno. Le sue massicce opere murarie assieme al castello confermano la funzione di piazza d’armi fino a Federico II.
Bagnoli è piuttosto coerente come edilizia. Si passeggia sans souci nelle stradine del centro. Questa è la prima volta che ci vado solo per lavoro.
Quando mi reco per servizio, un paese mi cambia aspetto. Pare che la tridimensionalità urbanistica si sovraccarichi di angoli e di blocchi e assuma colori ferrosi. Sbalzano allo sguardo alcune cose, ne perdo altre. Mi è successo così anche a Bagnoli. Sarà stato forse perché la giornata era davvero uggiosa e faceva pure freddo, nonostante aprile. Tutta ‘sta filosofia per giustificarmi del fatto che, come quasi tutte le donne, non ho orientamento, punto.
Infatti, arrivo in piazza: panico. Ma il Municipio, dov’è finito? Certo che te la aspetti in piazza, la Casa Comunale. Giro per la piazzetta che durante la sagra ospita il “tronchetto di castagne da Guinness dei primati” e raggiungo la stazione di servizio dove normalmente parcheggio quando sono in gita. Cerco le bandiere che di solito indicano le sedi istituzionali.
Mi arrendo. Ritorno in piazza e rifaccio il giro più lentamente e con più attenzione, ma alla fine mi rassegno a chiedere. Con destrezza. Niente Ray-Ban perché è nuvolo, quindi nessun effetto cinema. Un grande sorriso e “Scusi, può indicarmi la sede comunale?”.
Era lì a 200 metri lungo il corso che porta su, ci sono pure passata davanti. Mi danno indicazioni con dovizia. Ma concludono: “Il Comune ve lo trovate di faccia”. Adesso, se non lo azzecco, ci faccio pure una figura.
Parcheggio con attenzione millimetrica nelle strisce e ci metto intenzionalmente tanto tempo, voglio far capire che non sono del posto e che sono rispettosa e timida, devo recuperare: c’è tutta una piazza di pensionati che mi osserva.
Anche Bagnoli mi sembra ordinata, serena. Mi piace pensare che come paesino di montagna sia simile ad altri che ho visitato in Val d’Ultimo, che è meno pretenziosa della Val Gardena. Sereni, nitidi, operosi. Mancano i gerani e le Gasthaus, però.
L’albergo che utilizzavo quando andavo a sciare con mio figlio da piccolo è stato chiuso. All’epoca, quando provavo a sciare al Laceno, conobbi due fratelli, entrambi maestri di sci. Molto cari e cortesi. Hanno avuto tanta pazienza con me, che ad un certo punto della carriera di aspirante slalomista, durante una discesa dal Rifugio Amatucci, mi sganciai gli sci e mi rifiutai di andare avanti, facendomela a piedi fino all’intermedia. Lo sci non fa per me, nonostante la bravura dei maestri. Forse in un’altra vita nacqui in Polinesia ed è sempre al mare che tendo. Anche d’inverno. Infatti, le montagne: a) mi tolgono la luce, b) sono un ostacolo alla vista e c) mi occupano l’orizzonte.
Scendo dall’auto con questi pensieri. Mi riprometto al ritorno di fermarmi ad un caseificio per portare a casa qualcosa di sfizioso a pranzo.
Anche da Bagnoli si è emigrato tanto. Chi non è morto all’Estero, cerca di tornare almeno per l’estate. In ogni caso, il paese si sta spopolando, come quasi tutti i nostri Comuni.
I dipendenti comunali sono anche qui pressoché perfetti. Noto ordine e cura. Mi raccontano a turno dei problemi amministrativi, dei collegamenti funzionali con le altre Istituzioni, dei grossi tagli alle politiche sociali. Da tempo non è un paese per giovani, adesso non lo è più neanche per i vecchi.
Comuni così – piccoli e pure lontani da grossi presidi istituzionali (ospedali, tribunali, sedi amministrative decentrate, università) - non ce la fanno a prendersi carico delle problematiche delle persone sole ed anziane, sia per l’aspetto assistenziale che sociale. Il volontariato manca di vocazioni, come succede un po’ dovunque.
Assisto alla quasi disperazione della figlia di un’anziana confusa alle prese con una delega. È complicato risolvere anche i piccoli problemi amministrativi quando i servizi non sono sincronizzati, unificati, disponibili in un arco temporale condiviso e geograficamente più accessibili. Non è questione di competenze (istituzionali o cognitive) o di pigrizia, bensì di risorse, di organizzazione e di creazione di senso nella vita, nelle cose che si fanno, nella quotidianità che pare straziare le esistenze dei nostri paesi più piccoli.
Finisco il mio lavoro dopo alcune ore e andiamo a prendere un caffè in piazza, anche se è ora di pranzo. Intanto, ha cominciato a piovere seriamente. Non è il bar dove vado di solito e che mi piace di più perché il titolare è interista. Ma in compagnia va bene uguale.
Mentre mi accompagnano all’auto, mi spiegano com’è dislocata la sede comunale: l’edificio, l’ex scuola, l’ala al pubblico.
Si è fatto tardi. Ora piove troppo per fermarmi a comprare qualcosa. A casa si mangerà quello che c’è e non voglio storie.
Sarà perché non c’era la sagra, perché non ho incontrato Mario che mi racconta dei tartufi che trova, perché fa freddo e piove, perché ho fame, perché mi rode ancora di non averla mai avuta completamente vinta sugli sci, ma ora il mio umore non è piacevole. Accendo l’autoradio e spero di non trovare traffico sull’Ofantina. Eh no, proprio non sarò mai come Bruce Chatwin.
/image%2F0047528%2F201305%2Fob_05e3ed411f8e50711e851fcd69e91570_27-maggio-2009-bagnoli.png)