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Bar Trattoria Ragno Giovanni #felicità

Non lo faccio mai. Cioè non scrivo mai recensioni gastronomiche. Non so cucinare e ciò rende probabile la circostanza per la quale non saprei riconoscere la qualità dei cibi. Tuttavia, esistono le eccezioni. Oggi vi racconto di una mia eccezione e di felicitá.

Della mia trasferta marchigiana avrete già ampiamente sentito parlare. Vi ho tormentato abbastanza, tuttavia ho intenzione di continuare ancora per un po'. Quando vado in trasferta (per lavoro, svago, famiglia) succede che l'evento si trasforma in una teoria copiosa di articoli e post. Più un diario segreto che non legge nessuno. Sìsìvabbe': sono una grafomane. Me lo dico da sola.

Orbene, c'è anche che per motivi, suppongo genetici, io mi senta fortemente attratta dall'area picena e abbruzzese. Il mio cognome (seppur diffusissimo a Napoli e dintorni) ha origini chietine. Il mio ceppo -- pare -- partì anni e anni fa da quelle zone per stabilirsi nel foggiano, provincia di nascita di mio padre. Capita, inoltre, che alcuni parenti di mia madre, arbereshe, si siano trasferiti da tempo a San Benedetto del Tronto e Ancona. Davvero amo quelle zone.

Così, quando ho scoperto il locale di cui sto per raccontarvi, ho aggiunto un motivo in più per sentirmi attaccata a quei territori ed a tornarci quanto prima. Il racconto di oggi appartiene alla categoria 'luoghi del cuore'.

San Benedetto del Tronto vive di una vita propria. Non assomiglia a Grottammare cui è attaccato, nè ai paesi della costa abbruzzese a sud. Non è un posto molto turistico: è un porto peschereccio. Come Mazara del Vallo e Cetara, cambiando il pescato, le dimensioni e le latitudini, per esempio.

San Benedetto mi ha sempre scatenato la fantasia. Un po' per le ragioni di cui in premessa e un po' perchè ho sempre pensato che ci 'appartenesse' (ovvero che noi appartenessimo a questo luogo), dato che mio nonno si chiamava Benedetto.

Appena arrivata a Grottammare, che è linda ed ordinata, già indago le differenze e voglio scappare a San Benedetto a cercare la migliore bettola del porto. Si trova al Molo Nord, già deserto alle venti di sera. Non è un posto pericoloso, è solo un po' buio (si vede in foto. Ho tentato di riprendere tutti i pescherecci ben ormeggiati). Scorro le lapidi che ricordano i pescatori morti in mare ed anche quelle per i marinai morti in guerra. Venerdì sera, il mercato è finito, tutto è stato pulito. Carrelloni e cassette per il pescato sono in perfetto ordine. Le strade sono state celermente ripulite e non si sente odore di nulla. Un intero porto peschereccio non puzza come il piccolo pescivendolo sotto casa.

Alla Trattoria Ragno Giovanni si accede dal bar. Un paio di rampe in una casupola che non si direbbe mai possa contenere arte&delizia.

Giovanni, il titolare, è un personaggio, una maschera della commedia dell'arte. Come nella migliore tradizione frontaliera tra Basso Piceno e Alto Abbruzzo, le fricative sorde e le dentali sonore si sprecano. Conosco come si cucina e si mangia il pesce a Napoli, nel Cilento, in tutta la Puglia, ma la delicatezza di qui non l'avevo mai provata.

Facciamo fare a lui, questo anzianotto ex pelo-rosso con baffi ed occhiali. Da bere una mia fissa: il Pecorino di Offida (lo vedete nella foto). L'olio è delicatissimo, quasi dolce. Il posto è dimesso assai, ma è pulito.

Giovanni ci porta, dopo l'antipasto (crudo di gamberi, alici marinate nell'arancia), un raviolo ripieno di pesce e scorzetta di limone, una mezza manica allo scoglio bianco, trippa di pescatrice, fritto di paranza.

Sono quattro mesi che seguo una sorta di regime alimentare stretto per problemi di salute, sono quattro mesi che non prendo nulla fuori casa e mi è venuta la nausea del cibo industriale o dei ristoranti. Quando finalmente 'sgarro' il mio stomaco non si ribella. Qua hanno il culto del kilometro zero. (Anche nella cucina di chalet sul lido, La Pizzaccia on the Beach, quattro kilometri più a nord, si usa solo farina bio, macinata a pietra di un molino locale.)

Quando siamo entrati nel Bar Trattoria Ragno Giovanni eravamo soli, ora si sta lentamente affollando. Giovanni è di Offida. Mi racconta che è arrivato a San Benedetto (circa una ventina di kilometri verso il mare dal suo paese) più di trent'anni fa con una montagna di debiti e con la moglie incinta: praticamente un disperato. Ha aperto un bar per i pescatori, poi ha cominciato a preparare anche qualcosa di caldo. Ora io gli darei quattro stelle, tre cappelli, cinque bicchieri... (no TripAdvisor no. Ho preso certe sòlette con TripAdvisor). Il Bar Trattoria Ragno Giovanni si merita altro. Un post(o) nel mio blog per esempio.

Sono qui nelle Marche per lavoro, ma nel frattempo è scoppiata l'estate. Metto tutto assieme e penso che, sì, sono felice. Mi attraversa un attimo di straripante felicità estiva. Qualcuno mi ha chiesto, poco tempo fa, se davvero ci credo che la felicità sia tutta qui. Sì, ora, per me, è tutta qui, al Molo Nord di San Benedetto del Tronto mentre ringrazio Ragno Giovanni del Bar Trattoria omonimo.

(La foto qui sopra è la riprduzione di un dipinto affrescato sul muro della trattoria. E' opera di un amico di Giovanni. Con il tempo si erano sbiaditi i colori, ma Giovanni l'ha ripreso e lo ha pure immortalato sui bigliettini da visita. Raffigura le antiche barche da pesca del luogo, da cui si scaricava il pesce con le ceste nere.)

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Tag(s) : #San Benedetto del Tronto, #mangiare&bere, #felicità
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