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Ewoks mancati

Se i conteggi sono esatti, il numero dei parlamentari fuoriusciti dal M5S è trentasette.

Centosessantatrè erano complessivamente gli eletti al Parlamento italiano per il partito della Casaleggio&Grillo. In circa due anni, ha lasciato il Movimento circa il 23% degli onorevoli.

Dalle parole di Mara Mucci (intervistata nel radiogiornale delle ore 19 del 27/1/2015 su RadioCapital) si viene a sapere che pronti all’abbandono siano ancora tanti, tutti scontenti dei metodi. Le lamentazioni sono per lo più accuse di despotismo, mancata comunicazione e poca democrazia. Vabbe’.

Non c’interessa come&perché stanno abbandonando il loro partito. Non è importante capire la quantità (enorme) di democrazia che immaginavano e quella (poca) che invece dicono di aver trovato. Possiamo adattare allo scontento dei fuoriusciti ‘per carenza di democrazia nel M5S’ – così come ce la raccontano i dissidenti – la famosa formula dell’infelicità, secondo la quale essa è data dal differenziale tra le nostre aspettative e la realtà riscontrata.

Stranamente, diventano questioni di lana caprina tutte le accuse che si lanciano vicendevolmente: tradimento, sudditanza, avidità, prostrazione. Non so perché, ma le liti tra chi parte e chi rimane (per poco, per molto) nel movimento grillico diventano sempre meno interessanti. La prima sorpresa per la rottura del fronte unico e compatto dei ‘cittadini-per-i-cittadini’ è, nei mesi, diventata una sorta di deja-vu: non fa più notizia. Sarebbe, invece, tale se emergesse qualche fatto diverso, tipo un nuovo leader, o una linea politica importante, da mainstream, insomma.

Le rivendicazioni delle tante cose fatte dai grillini e che loro elencano come una giaculatoria ogni volta che vengono attaccati, pare si perdano se confrontate con le grandi scelte che il Paese deve compiere. E semmai i parlamentari pentastellari avessero un’idea unificata – chenesò – sulla BCE o sull’euro o sul nome per il Quirinale, la loro opinione o la loro proposta si perderebbe tra le voci. Non so, ma è come se l’opinione pubblica cominciasse a ritenerli inutili come le mosche cocchiere.

Davvero mi dispiace. Tanto movimentismo per perdersi così, poco a poco. Il refrain dei ‘traditori che vogliono prendersi l’indennità per intero’ sta annoiando gli elettori. Questi volenterosi cittadini-onorevoli non incidono più di tanto e per la verità non hanno mai inciso tanto. Non hanno cambiato la politica italiana. Hanno perso la loro occasione durante la famosa diretta-streaming con Bersani. Si è trattato per entrambe le parti in campo di una sconfitta bilaterale: Bersani ha di lì a poco perso l’incarico e il muro di ‘no’ dei pentastellari li ha rinchiusi in una riserva indiana.

Permalosi, lo sono fin troppo. Ogni articolo che li abbia criticati ha aizzato commentatori accorati, la cui più tenera risposta era del tipo ’ma-lasciateli-lavorare’.

Occhèi, occhèi, li abbiamo lasciati lavorare. Intanto, Grillo si è stancato e medita il ritiro. Casaleggio, dal canto suo, avrebbe innestato nell’organizzazione il suo virgulto, il che potrebbe anche essere lecito in ultima analisi, ma di certo non è opportuno, tantomeno era previsto nel manifesto grillino. Chissà se gli elettori del M5S avrebbero votato i loro ‘cittadini’ se avessero ascoltato Gianrobertostradamus prefigurare l’entrata del figlio nel movimento.

Mi dispiace, sapete? Lo spegnimento del M5S è come un palloncino che sta sfiatando e si rimpicciolisce avvizzendo. Che peccato per tutte quelle energie impiegate, per i così tanti parlamentari che potevano fare la differenza, mentre ora si guardano in cagnesco, si lamentano, dichiarano e si smentiscono (o vengono smentiti) a vicenda. Possiamo sorridere benevolmente della loro inesperienza, ma il loro modo di fare politica in definitiva non ha sfondato, non ha fatto nessuna differenza. Ha illuso moltissimi elettori, i quali confluiranno nel più grande partito d’Italia, quello degli astensionisti.

Il M5S ha perso moltissime ottime occasioni. Non so se ciò è responsabilità del loro guru e del loro portavoce, ovvero dell’inesperienza abbastanza arruffata dei suoi esponenti. Tuttavia, non è stato un bluff, ma un gioco (nel senso di strategia) anomalo. Un risiko in cui alcuni hanno i lanciagranate e gli altri le fionde. Il pentastellari potevano avere il ruolo degli Ewoks di Star Wars: aiutare i ribelli a vincere contro l’Impero.

Ma no, il Parlamento italiano non è un film fantasy: i folletti non vincono.

Tag(s) : #Movimento 5 Stelle

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