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Nè Er Monnezza, nè Herzog

Come tutti sanno — ma a me piace ricordarlo sempre, perché la memoria è labile — nell’Antica Grecia era il governo delle poleis a preoccuparsi di condurre i cittadini al teatro, affinché in un tripudio multisensoriale le emozioni incidessero sulla coscienza e, passo dopo passo, formassero i cittadini alla Bellezza, alla Giustizia, al Rispetto ed anche al Trascendente.

Le tragedie, come anche le commedie (Aristofane su tutti), avevano una grandissima funzione pedagogica e politica.

Capolavori come l’«Antigone» sofoclea, inoltre, innescando conflitti tra coscienza e regole compulsavano le menti ad esercitare più di una riflessione, più di un dibattito e — volendo — anche a cambiare le Regole, se queste erano insostenibili per la cittadinanza.

Cosa fondamentale, infine, il fatto che i ’servizi culturali’ fossero destinati a tutti non implicò mai che si trattasse di cultura di massa, nel senso di prodotto povero/banale/imitabile, come oggigiorno si ritiene.

L’idea di Cultura che fu dei Greci non venne adottata dai Romani, i quali preferivano il controllo all’autodisciplina dei cittadini (istruiti e formati anche attraverso l’arte) e fintantoché i ’controllori’ furono statisti e strateghi lungimiranti, le cose andarono benone. Convivevano l’Ara Pacis e i circenses.

In altre parole, ci sono stati momenti nella Storia in cui bastava che la Cultura fosse agìta almeno dai leader ed ancora si poteva sperare nel mantenimento abbastanza pacifico delle nazioni o delle comunità. Da ciò si comprende che la Qualità della Politica e dei Governi dipende moltissimo dalla Cultura delle Classi Dirigenti ad ogni livello.

Intelligenti pauca.

Ma oggigiorno cos’è Cultura? Qual è la sua funzione? Chi veicola Cultura? Chi produce Cultura?

In un universale impeto democratico ed inglobante, in epoca contemporanea Cultura è tutto. Dalla paremiologia alle fiabe, dall’avanguardia alle canzonette, dalla poesia alla sinfonia, dai fumetti alla televisione, dal café-chantant al teatro dell’assurdo, dall’epica ai gialli, dagli Academy Awards al Leon d’Oro.

La differenza tra ambiti e prodotti si attua attraverso gradienti assiali, la cui inaccessibilità è gerarchicamente selettiva. Più il prodotto è di massa, più è giudicato banale, arrivando all’assurdo che è Vera Arte e Vera Cultura solo il prodotto complicato, difficile da capire, poco fruibile, in quanto destinato a menti raffinate ed avvezze, quelle che, nel gradiente assiale liminale ai confini della galassia, vivono spazi rarefatti e abitati da pochi. Insomma, tutto l’esatto contrario della concezione culturale dell’Antica Grecia. (Si dice sia stato Cicerone ad introdurre il concetto di Arte per le elites e d’intrattenimento per le masse.)

Maurizio Crozza fa disegnare scarabocchi incomprensibili al suo archistar Fuffas, ma sono sgorbi d’artista, a prescindere.

L’equazione Vera Cultura=Palati Raffinati, tuttavia, era stata scardinata da tipi come Andy Wahrol, Marcel Duchamp o Man Ray, anche se i Soliti Abitanti degli Spazi Rarefatti — spaventati dalla perdita di presidi esclusivi — sono riusciti ad ’intellettualistizzare’ anche la pop-art. Come, di converso, c’è anche chi — giustamente — ha inglobato nella Cultura i B-movie e Sanremo e se ne sbatte degli haiku o di Ibsen.

D’altronde — se mi fosse concesso — anche il Nostro Francesco De Sanctis affermava che lo scrittore (in senso lato l’Artista) non è mai un uomo isolato e chiuso in sé stesso, bensì immerso nel suo contesto spazio-culturale, ma anche demo-etno-antropologico. Da ciò ne deriva che sarebbe in pratica impossibile giudicare le opere contemporanee se chi critica appartiene alla stessa civiltà e alla stessa cultura dell’Artista. Ovvero, come si potrebbe giudicare una civiltà, una cultura ed i loro prodotti se non usando punti di paragone lontani nel tempo? Ciò vale in particolar modo per l’odierna cultura globalizzata.

D’altronde, Aristofane irrideva dei Sofisti nelle sue opere ("Le Nuvole" su tutte), ma Socrate fu il primo sofista...

Solo oggi possiamo dire che Aristofane e Socrate erano entrambi grandi. Solo recentemente abbiamo rivalutato tutti i film di Totò, lo stiamo facendo anche per quelli di Franchi-Ingrassia e lo faremo con quelli di Banfi e chissà anche di Neri Parenti e Vanzina.

Quindi, i prodotti culturali odierni non insegnerebbero un ciufolo. Perché se è Cultura, allora non attira masse e non può educarle o raffinarle, nel senso ellenico del concetto. Se, al contrario, la massa determina il successo di un genere artistico, allora non è più Cultura ed i cirasielli possono esercitare la loro funzione.

Facciamo così, ricominciamo daccapo.

Non siamo in grado, se non utilizzando un barometro ed un altimetro, di capire oggigiorno cosa sia Cultura e cosa non lo sia. Allo stesso modo, non deve essere la politica (locale, nazionale) a decidere la differenza tra Cultura e cultura, nonché a decidere cosa supportare e cosa no.

Ovviamente, neanche le leggi di mercato possono determinare la qualità culturale di un prodotto, in quanto un astuto marketing riuscirebbe a trasfigurare ogni cosa. (Il parossismo è l’opera "Merde d’artiste" di Piero Manzoni, in cui si è trasformato in oro un prodotto di scarto della digestione.)

Sono, invece, affezionata alla funzione pedagogica della produzione artistica (ivi compresa la Letteratura, il Cinema, il Teatro, la Fotografia, oltre alla Pittura, alla Scultura e tutto il resto) e se la nostra Città non comprende la decadenza culturale in cui è immersa, se è pigra e distratta nei confronti di Arte e Artisti, ciò è dovuto alla perdurante circostanza di non incrociare quasi mai abbastanza attività culturali che per mano conducano le menti e le coscienze a riconoscere il Bello attraverso il confronto frequente. Passo dopo passo, gradiente dopo gradiente, elaborazione dopo elaborazione.

La maggiore o minore intelligibilità dei prodotti culturali è data unicamente dall’abitudine ad essi (la maggiore o minore fruibilità), la quale plasma il gusto attraverso il confronto, in un percorso ininterrotto che permea tutti i livelli della società.

Non si nasce tutti Er Monnezza, ma neanche tutti Herzog. S’imparano entrambi i ruoli.

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