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Per una sociologia dei giornalisti in formazione obbligatoria



Prima puntata.

Qualcuno è davvero in anticipo. Forse è partito anche all'alba. Ho trovato gente con i trolley in questo largo corridoio antistante l'aula delle lauree della Facoltà che ci ospita, che si sta riempiendo alla spicciolata. Manca un'ora all'inizio della seduta di formazione. Rarissimi gli studenti universitari: non è giorno di corsi dedicati a loro, oppure siamo troppo in anticipo per tutto e tutti.

C'è tutta una galleria di personaggi, taluni un po' spaesati e mica tutti per timidezza. Eppure, hanno tutti in tasca un tesserino di giornalista e, quindi, il mestiere dovrebbe averli abituati a leggere le situazioni, per descriverle.

Mi viene da pensare che molti siano giornalisti lontani dalla carta, ecco. Da come l'ho vissuta io, un pezzo di pane ed un tesserino dell'ordine non li si nega a nessuno. Lo dicevano tempo fa della laurea in Legge, poi in Scienze Politiche, e, fanalino di coda, in Sociologia. Si salva ancora per poco la laurea in Scienze della Comunicazione. Ma per poco.

Pare che oggi si siano radunati i peones del giornalismo, quelli che come me pensano che la formazione obbligatoria sia davvero obbligatoria.

Che ci faccio qui?

Ho deciso di capirci di più in questa faccenda della formazione obbligatoria e del recupero dei crediti (quindici in un anno, sessanta nel triennio, ma pare che cambierà). E poi, beh, avrei anche io un tesserino da giornalista e sono molto osservante delle regole. Almeno come quelli che oggi sono qui con me.

​Approfitto di quest'occasione per studiare più da vicino la categoria professionale, vista nel complesso. I grandi numeri (ma anche i medi numeri) riescono ad evidenziare i comportamenti collettivi, quelle reazioni e quegli atteggiamenti che pensiamo di avere solo noi e che invece appartengono ad una notevole fetta di popolazione. Ovvero, vizi e difetti che pensiamo non ci appartengano come singoli, ma che invece emergono in una situazione collettiva.

La folla ha una mente diversa dell'individuo, si sa. Qual è la mente e la mentalità della categoria di giornalisti medi e piccoli come me?

In primo luogo, intuisco uno spaesamento misto ad una lieve rabbia. É agli Italiani tutti che non si confà il concetto di formazione continua (andragogia, cioè) ed inoltre chi fa il giornalista (ma anche chi lo è soltanto, le cose non combaciano, va da sé) trova alquanto indigesta l'idea che ci sia qualcosa da imparare. Pare che per definizione siano i giornalisti (in uno dei sensi possibili del mestiere) coloro che debbano o vogliano insegnare agli altri.

Percepisco un senso di inadeguatezza, in molti qui oggi arrivati. Dopo una breve ricognizione, molti si allontanano alla ricerca di un bar, alla scoperta (o riscoperta) del campus.

Qualcun altro inizia una lunga teoria di telefonate, lievemente fuori volume, quasi a voler significare 'avrei-ben-altro-da-fare-e-per-dimostrarvelo-vi-costringo-ad-ascoltarmi-mentre-abuso-del-telefono'. Mentre parla s'imbarca in lunghe traversate del corridoio, per farsi notare da tutti. La maggior parte degli astanti sono trenta-quarantenni. pochi i più giovani. Ancor meno i senior, come me.

La folla aumenta in eterogeneità. Ad uomini un po' boriosi che promanano effluvi di "Che Scocciatura Essere Qua", si mescolano ragazze dal ciglio aggrottato, tipo (e pseudo) reporter agguerrito (nonché fuori luogo). Chissà, forse tra queste amazzoni si cela la prossima Oriana.

Sono l'unica del folto gruppo che non telefona, non si lamenta con il vicino, non si guarda attorno per farsi riconoscere. Sto osservando e scrivendo ciò che ascolto o intuisco, tutta racchiusa nel giaccone, in un angoletto del corridoio.



Stilo rapporti per una Sociologia della formazione dei giornalisti.

I ritardatari (ma comunque non si inizierà che dopo più di un'ora e mezzo dall'orario sull'invito) sono quelli in cui il disappunto è più palese: "Ma che ci faccio qui? Maledizione, una mattinata persa con tutto quello che ho da fare."

(L'aforisma per il quale fare il giornalista è sempre meglio che lavorare trova oggi la dimostrazione più adeguata.)

Nonostante il mio sarcasmo, ritengo anch'io che questa formazione obbligatoria per giornalisti sia una vera trappola.

Occorre registrare la presenza. Ci si affolla come pecore all'entrata dell'edificio. Manco presenti la prenotazione, metti una firma su di un foglio e via.

Mi chiedo se sia un controllo rigoroso. Mi chiedo se le firme mancanti possano essere sistemate successivamente, perché questa (dis)organizzazione lo permetterebbe ampiamente.

Ci sono sempre i furbi, che scavalcano a destra e sinistra, tanto non c'è un ordine, né una vera fila. Mica siamo britannici.

Una volta in aula, nella comodità delle poltroncine l'osservazione dei personaggi è più precisa. Stanno arrivando veri e propri esemplari: indossano vestiti estrosi o ghigni di supponenza. Sbuffano con il foglietto della prenotazione in mano.

Leggo nei loro sguardi il solito refrain: "Facciamo presto -- ordunque -- che ho altro e più importante da fare."

La mia terra genera un numero sproporzionato (al totale di testate registrate) di giornalisti. Non mi sembra che ci sia quella messe di eventi tale da giustificare questa over quota di reporter tesserati.

Ritengo, piuttosto, che da quando esiste il web e l'accessibilità di massa (per altro benvenuta), sono venute fuori centurie di scrittori e reporter, editorialisti e retroscenisti, per riempire lo spazio che si era aperto.

La selezione avverrà perché il mestiere non consente da vivere (io stessa faccio altro per sopravvivere). Eliminata una falange, la successiva è pronta.

Per come la vedo io, il giornalismo del futuro sarà una sorta di attività da dopolavoro, svolta solo da chi potrà permetterselo.

Vabbè.

La qualità della formazione di oggi è buona. Non è proprio un evento formativo ad hoc, ma ho imparato alcune cosette che ignoravo e che ho già inserito nella mia cosmogonia.

E nonostante la strana fauna, atti di corporativismo e consorteria non ne ho contati. Ma non sarà sempre così.

(P.S.: Ho eliminato nomi e luoghi.)

Tag(s) : #giornalismo, #formazione obbligatoria dei giornalisti

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